Mercoledì, 2 ottobre 1308
La giornata si presentava insolitamente soleggiata e Giovanni Duns Scoto era, come sempre in aula. La sua era una vita dedita all’insegnamento. Non aveva fatto altro che parlare con Dio, nella preghiera, e di Dio, nello studio [1]. Per Scoto, la ricerca aveva senso solo quando non era una mera soddisfazione intellettuale, ma una crescita della persona in tutta la sua interezza e una ricerca del senso ultimo.
Quel mercoledì stava affrontando il delicato tema della concezione immacolata di Maria. La sua fama di teologo forse era anche superiore a quella di filosofo, proprio per la sua posizione sulla concezione di Maria. Molti teologi non erano d’accordo con la posizione di Scoto, ma lui con caparbietà continuava a sostenere la sua tesi.

Nell’aula c’era un silenzio che sfiorava la sacralità: il suono delle parole vibrava e si diffondeva nell’aria, sembrava quasi un canto che cercava di esprimere il mistero che la mente di Scoto aveva per tante notti meditato.
«Ciò conveniva, era possibile, e dunque Dio lo fece» – concluse Scoto.
La lezione terminò con quelle parole. Scoto, stanco e affaticato, lasciò l’aula. Non aveva il suo solito sorriso.
Un mese dopo, precisamente il 7 novembre, nel convento di Colonia si respirava un’aria triste e greve: il confratello Giovanni Duns Scoto era seriamente ammalato. Il giorno dopo, l’8 novembre del 1308, Giovanni Duns Scoto morì. Tutti lo piansero. Soprattutto gli studenti che avevano apprezzato la sua sottigliezza logica che riposava però sulla semplicità.
A ragione, dunque, il professor Giovanni Duns Scoto venne soprannominato il Dottore sottile, come recita ancora oggi l’iscrizione sulla sua tomba:
Rever. P.F. Ioannes Scotus Sacrae Theologiae Professor,
Doctor Subtilis nominatus, quondam Lector Coloniae,
qui obiit anno Domini 1308, sexto Idus Novembris
Fine
[1] La vita di Duns Scoto può di certo essere definita un parlare di o con Dio. Tuttavia, il riferimento nel quinto capitolo “parla con Dio o di Dio” è, in realtà, un riferimento alla vita di Domenico di Guzmán, tratto dalla Storia dell’Ordine dei Predicatori (Libellus de Principiis O.P.: Acta canoniz. sancti Dominici; Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147).
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