Lungo lo stivale #spiritualità #cultura

L’Italia, in treno, è lunga da fare. Ma mai inutile da percorrere.

Se il viaggio inizia presto la mattina, in qualunque stagione, sarà tua compagna la nebbia, per tutta la Pianura Padana.

Partendo da Milano, è un susseguirsi di campi coltivati e lunghi filari di cipressi, che costeggiano strade principali e secondarie. Il treno passa a pochi metri dal terreno ch’è lavorato dai contadini e, quando è stagione, riesci a percepire anche l’odore penetrante dello stallatico. Girasoli bruciati a mezza estate, oppure campi di mais a non finire lasciano, improvvisamente, spazio ad una stazione. Quasi un’oasi inaspettata. Ferro e cemento ad interrompere lo spazio naturale delle piante, della terra e della pietra, seppur adattate dal lavoro dell’uomo. Elementi tutti al femminile, spesso appannaggio di un’opera al maschile, ma con l’obiettivo più femminile del mondo: dar da mangiare a chi ha fame.

Ad un certo punto, poco dopo Reggio Emilia, arriva lei, la regina della pianura padana, uno degli snodi viari e ferroviari più importanti d’Italia: Bologna. Forse la stazione che è stata in grado di integrare, nel modo più ordinato possibile, i vecchi regionali e l’alta velocità, che ha trovato posto in basso, nei sotterranei. Frecce di ogni colore, scagliate da Milano, Torino, Venezia, Napoli, Bari, attraversano l’Italia, ma – a Bologna – s’inabissano nel profondo, due piani sotto alla stazione antica, quella storica, segnata dal terrore degli anni Ottanta. Bologna, la dotta: un’università tra le più antiche, per una tra le più rinomate città universitarie. Ancora oggi, alla fermata, puoi distinguere gli innumerevoli studenti fuori sede, che rientrano in famiglia o ritornano per la sessione: carichi di bagagli, sogni, fatiche, ma anche con quel sorriso che dice di una giovinezza nel rigoglio della sua speranza più prepotente.

Dopo Bologna, è Appennino, che corre, a perdifiato, giù, verso sud: da una parte il Tirreno, dall’altra Adriatico; a te la scelta del panorama, mozzafiato in ogni caso. Rimini, Riccione, s. Giovanni Gabicce: le mete del turismo vacanziero e festaiolo, senza troppe pretese di lusso.

Firenze ti accoglie con la sua cupola meravigliosa ed inconfondibile, quasi accarezzabile, mentre viaggi in treno. Ancona è a due passi dal mare, già quando si aprono le porte, l’odore salmastro invade le carrozze. Eppure, Emilia, Marche e Toscana attraversano, al contempo, gli Appennini, incrociando, per altro cammini d’antichi pellegrinaggi, per cui, sui treni, si mescolano confusamente tra loro il vociare chiassoso con il meditabondo riflettere, le infradito con gli scarponcini, gli zaini degli interrail con le valigie delle famiglie che vanno in vacanze.

Andando più a sud ancora, troviamo Roma, meravigliosa e caotica, meta instancabile di turisti di ogni tipo che, tra pochi mesi, saranno ancora di più, in vista del Giubileo.

Chi vuole proseguire, a questo punto, in genere, ormai punta solo al mare. Tra Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e le isole, c’è solo l’imbarazzo della scelta; territori meravigliosi, che vivono di turismo quasi esclusivamente estivo e – d’inverno – si svuotano e – quasi – faticano a trovare un’identità propria, quasi che la vocazione turistica sia, per loro, diventata una sorta di vocazione, senza la quale non sono in grado di comprendersi davvero.

Prendere il treno – che sia vacanza, studio, lavoro – è sempre occasione di incontri, ma anche un’opportunità per percorrere, per il lungo, almeno un pezzo di questo stivale che tutto il mondo ama e che affascina chiunque cerchi bellezze artistiche e naturali, con cui ricreare lo sguardo.

Maddalena Negri


Per approfondire l’argomento: Marco Paolini, “Treno”


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