Si parla spesso della cosiddetta “Tomba di Talpiot” (o “Tomba di Gesù di Talpiot”), un sepolcro scoperto nell’omonimo quartiere di Gerusalemme alla fine del marzo del 1980 durante alcuni lavori di costruzione. A prima vista la vicenda potrebbe sembrare uscita da un film d’avventura in stile Indiana Jones: tombe antiche, ossari misteriosi, iscrizioni in aramaico e in greco, apparenti riferimenti a personaggi noti dal Nuovo Testamento. Qualcuno, con piglio sensazionalistico, ha addirittura sostenuto che questa tomba sarebbe nientemeno che il sepolcro della “famiglia di Gesù” – e che di conseguenza l’intera tradizione cristiana sulla sua risurrezione andrebbe radicalmente scartata o perlomeno rivista. In realtà, come vedremo, la “Tomba di Talpiot” di “sconvolgente” ha ben poco e, anzi, gli studiosi e gli archeologi che se ne sono occupati (in modo serio e qualificato) concordano sul fatto che non abbia nulla a che vedere con il nucleo familiare di Gesù di Nazaret. Ma andiamo con ordine, facendo un breve viaggio tra ossari e iscrizioni, e vediamo perché la tale tomba non può essere la sepoltura di Gesù e dei suoi parenti.
La storia, come già osservato, comincia nel marzo del 1980, quando a Talpiot (un’area tra Gerusalemme e Betlemme), durante dei lavori edilizi, gli operai portano alla luce un’antica cripta funeraria di epoca tardo-antica. Vengono allora chiamati i responsabili del Dipartimento delle Antichità israeliano, l’archeologo Yosef Gat e Amos Kloner, con l’assistenza di Shimon Gibson. In soli pochi giorni di scavo (dal 28 marzo al 4 aprile 1980) si cerca di recuperare il possibile prima che i lavori edilizi riprendano e il sito venga coperto da nuovi palazzi. Gli archeologi raccolgono ossari e ossa. Il rapporto preliminare lo pubblica Gat in ebraico l’anno successivo; mentre uno studio più dettagliato apparirà nel 1996, firmato da Kloner. Purtroppo la morte di Gat rallentò inizialmente la pubblicazione di un resoconto completo.
In quella tomba furono trovati dieci ossari, sei dei quali recano iscrizioni. Alcuni sono ornati con motivi decorativi in rilievo, mentre altri sono semplici. Al momento del ritrovamento, gli archeologi notarono immediatamente che la sepoltura era già stata vittima di almeno un saccheggio in epoca antica (ossa sparse e ossari danneggiati), rendendo di conseguenza difficile stabilire l’appartenenza esatta di ogni ossario ai vari defunti.
Le iscrizioni rinvenute sono in aramaico, in ebraico e in greco. Ecco i nomi presenti (il primo dato si riferisce all’iscrizione e, tra parentesi, la lingua):
- Yeshua’ bar Yehoseph (aramaico): “Gesù (?) figlio di Giuseppe”
- Mariamenou e Mara (greco): che potrebbe significare “(Ossario) di Mariamne (detta) Mara”
- Mariah (ebraico/aramaico): forma di “Maria”
- Mattia (aramaico o ebraico): “Matteo”
- Yehudah bar Yeshua’ (aramaico): “Giuda figlio di Gesù”
- Yosah (aramaico o ebraico): “Giosia” (che alcuni hanno voluto associare a “Ioses” o “Giuseppe”)
A prima vista, l’associazione con alcuni personaggi del Nuovo Testamento sarebbe intrigante: ci sono nomi come Gesù, Giuseppe, Maria, e perfino un “Giuda figlio di Gesù” che, nella fantasia di qualcuno, sarebbe il “figlio segreto” di un ipotetico matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Fantarcheologia? Sì, praticamente. Cerchiamo di capire meglio.
Che il nome “Gesù” – in ebraico/aramaico “Yeshua” era tutt’altro che raro nella Palestina tardo-antica: secondo i dati raccolti da studiosi come Tal Ilan, si stima che “Yeshu(a)” fosse uno dei nomi maschili più usati dai giudei palestinesi. Dunque, trovare ossari con l’iscrizione “Gesù figlio di Giuseppe” non è di per sé “la prova” che si tratti del Gesù di Nazaret, anche in ragione del fatto che pure “Giuseppe” era un nome molto diffuso.
In questo caso, poi, l’iscrizione stessa è problematica: la prima parte, dove forse c’è scritto “Gesù”, è poco leggibile e pare essere stata scritta sopra un nome precedente. Non è insomma chiaro al 100% che la scritta reciti proprio “Yeshua”. Tuttavia, c’è un altro ossario con su scritto “Yehudah bar Yeshua” (“Giuda figlio di Gesù”): questo, sì, suggerisce che nell’ambito familiare di quella sepoltura ci fosse qualcuno di nome Gesù con un figlio di nome Giuda. Ma non è certo il “nostro” Gesù di Nazaret, che notoriamente non risulta aver avuto prole, né moglie. Se mai Gesù fosse stato sposato, infatti, i suoi discepoli non avrebbero avuto alcun motivo di tenerlo nascosto: una “Signora Gesù” sarebbe stata venerata e ricordata, e i figli di Gesù sarebbero stati figure di spicco nelle comunità cristiane delle origini. Non c’è invece nessuna menzione di eventuali figli di Gesù in nessuna fonte antica (neppure in quegli scritti gnostici del II e III secolo che, a volte, vengono tirati in ballo dai soliti teorici della cospirazione).
Un altro presunto “colpo di scena” è rappresentato dall’ossario recante l’iscrizione greca Mariamenou e Mara. Alcuni hanno proposto che questa iscrizione si riferisca a Maria Maddalena. Ora, a parte tutte le obiezioni di carattere filologico che si potrebbero qui sollevare (un tedio che sarà risparmiato ai nostri lettori), si tratta di una identificazione arbitraria in quanto in nessuna fonte antica si parla di una parentela (o di un matrimonio) tra Gesù e Maria Maddalena, per cui non si capisce che cosa ci farebbe costei sepolta nella sua tomba di famiglia.
Come se non bastasse, c’è anche chi ha avanzato l’idea che l’ormai celebre “Ossario di Giacomo” (quello con la scritta “Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù”, la cui autenticità è stata ormai chiaramente smentita da accurate indagini) provenisse originariamente proprio dalla tomba di Talpiot, e che dunque sarebbe “il decimo ossario mancante”. Peccato che questa ipotesi non regga: l’ossario di Giacomo era già sul mercato degli antiquari prima che la tomba di Talpiot fosse scoperta, e poi le misure non corrispondono a quelle del decimo ossario effettivamente presente nella Tomba di Talpiot. I conti, insomma, non tornano.
Chi ha lanciato l’ipotesi della Tomba di Talpiot come sepolcro di Gesù argomenta anche che sul frontone d’ingresso si vedono un “timpano” e una “rosetta”, che sarebbero “antichi simboli giudeo-cristiani”. Ma in verità quei tipi di fregio si trovano ben prima dell’era cristiana su monete e tombe di epoca asmonea; ricorrono in contesti giudaici comuni e sembrano piuttosto richiamare l’immagine del Tempio o dell’Arca dell’Alleanza. In altre parole, si tratta di ornamenti tipici dell’arte funeraria giudaica del periodo, non un segno di un qualche oscura setta giudaico-cristiana.
In alcune ricostruzioni di carattere sensazionalistico, poi, si cita una “probabilità statistica altissima” che, trovandosi tutti quei nomi (Gesù, Maria, Giuseppe ecc.) nella stessa tomba, debba trattarsi per forza della “famiglia di Gesù”. Ma occorre ricordare che, in quell’epoca, come già in parte accennato, i nomi di Gesù, Giuseppe, Maria erano in assoluto tra i più diffusi tra la popolazione giudea. Lo stesso vale per “Josah/Yosah” – associato, in modo forzato, a “Ioses” (uno dei fratelli di Gesù menzionati in Marco 6,3) – è letto in modo incerto. In realtà la grafia (hswy) suggerirebbe pronunce diverse.
Ricapitolando:
- Nomi comuni: “Gesù figlio di Giuseppe” è un’accoppiata normalissima per l’epoca. Trovare un ossario con questa scritta non equivale a trovare “il Gesù” dei Vangeli.
- Famiglia di Gesù sconosciuta? Mai sentito parlare di un “Matteo” imparentato con Gesù e di un “Giuda figlio di Gesù”: sarebbero dei parenti del Nazareno di cui non rimane traccia nella successiva storia della Chiesa. Un silenzio inspiegabile in una comunità che (si veda il caso di Giacomo il Giusto) teneva in altissima considerazione i parenti stretti di Gesù.
- Maria Maddalena assente: L’idea che “Mariamne (detta) Mara” sia Maria Maddalena è fondata su speculazioni interpretative di dubbio valore che presuppongono un rapporto tra Gesù e la stessa che andava ben oltre quello del semplice discepolato e di cui non c’è traccia alcuna nelle nostre fonti.
- La questione del “decimo ossario” e di Giacomo: Non c’è alcuna prova che l’Ossario di Giacomo venga da Talpiot, senza contare che oggi si ritiene lo stesso quasi sicuramente un falso.
- Simboli “cristiani” che non sono tali: I simboli presenti presso la tomba erano usati in ambiente giudaico prima della nascita del movimento cristiano. Nulla di misterioso o univocamente “cristiano”.
In sintesi, pur essendoci effettivamente un tizio di nome Gesù lì sepolto, non c’è ragione di identificarlo con Gesù di Nazaret. Del resto, la famiglia di Gesù non risiedeva a Gerusalemme, ma in Galilea, e questo anche dopo la morte di Gesù, cosa confermata dallo storico Egesippo, il quale testimonia che ancora alla fine del I secolo i discendenti di Giuda, uno dei “fratelli” di Gesù, vivevano ancora lì, dove possedevano dei piccoli appezzamenti di terreno (citato da Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica III.20).
Ecco i motivi per cui nessuno studioso ha mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi che la Tomba di Talpiot possa essere identificata come quella della famiglia del Gesù dei vangeli. A rendere popolare questa teoria nel grande pubblico sono stati un documentario televisivo e un libro, firmati da Simcha Jacobovici e Charles Pellegrino e usciti nel 2007. Ma nessuno specialista ritiene la stessa dotata di un minimo di verisimiglianza.
Come abbiamo visto, però, quando il materiale viene vagliato con attenzione e contestualizzato correttamente, l’ipotesi che la tomba di Talpiot sia la tomba della famiglia di Gesù di Nazaret appare fortemente improbabile.
Dal punto di vista mediatico, è certamente più affascinante raccontare di una tomba segreta che sbugiarderebbe duemila anni di tradizione cristiana, con tanto di moglie e figlio del “Messia”. Pare quasi la trama di un romanzo alla Dan Brown: intrighi vaticani, documenti occultati, archeologi ribelli… Un filone “letterario” che, bisogna ammettere, vende libri e crea audience. Ma è bene ricordare che la ricerca storica seria e l’archeologia professionale procedono su un binario ben diverso dai clamori mediatici. Se la Tomba di Talpiot fosse davvero quella del Gesù dei vangeli, lo sapremmo da testimonianze antiche ben più consistenti. E invece – come si usa dire – “silenzio in aula”: non c’è alcuna traccia in fonti del I o II secolo che alludano a un Gesù con moglie e figlio, a un ipotetico figlio di nome Giuda o a “familiari” sepolti con lui nei pressi di Gerusalemme.
Adriano Virgili
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