VI.
Il locale si presentava accogliente. Era uno di quei tipici pub di città che richiamano l’allegra atmosfera irlandese fatta di super panini farciti, ma soprattutto di birra. Il tintinnare dei boccali e il chiacchiericcio sovrastavano la conversazione che il commissario cercava di avere con il titolare del locale.
«…allora mi diceva che Lere lavorava qui da quanto?».
«da circa due anni…».
«Che mi può dire?».
«Scusi, può ripetere?».
«Dicevo, che mi può dire di Lere? Che tipo era?».
«…ah sì…un tipo a posto…non ho mai avuto problemi. Lui era addetto al bar del locale. Sempre preciso e puntuale».
«Era impegnato sentimentalmente?».
«No, credo di no…a pensarci bene l’ho visto una decina di giorni fa parlare con una donna, in modo diciamo amichevole…cioè si capiva…».
«Cosa?».
«Insomma c’era qualcosa tra i due…si vedeva…».
«Riesce a dirmi qualcosa sulla donna?».
«Come?».
«La donna?».
«Ah certo…la donna…sulla trentina, graziosa, sempre sorridente. Capelli neri. Alta nella media».
«C’è altro?»
«Mi lasci pensare…no, credo di no».
Dopo essersi congedati dal proprietario del locale, il commissario lasciò andare l’agente Brera e s’incamminò verso il suo appartamento. Le strade erano insolitamente deserte e silenziose.
Giunto nella piazza principale della città, Salaris si fermò a riflettere.
Giovanni Covino
Fonte immagine: creata con Canva AI
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