L’artiglio del diavolo – 10 #gialloestivo

X.

La giornata si presentava rigida. La pioggia continuava a battere sui vetri delle finestre degli appartamenti e un vento leggero muoveva le foglie degli alberi. La Mole antonelliana, con la sua spinta assoluta verso l’alto, mostrava tutta la sua bellezza. Mancava qualche giorno al santo Natale. Decine di persone affollavano la piazza principale, altre entravano ed uscivano dai negozi per gli ultimi giorni di compere. Come sempre, si respirava un’aria diversa, tutti si apprestavano a celebrare le festività imminenti. Il mondo stava cambiando, ma il richiamo della tradizione continuava a sentirsi per uno strano mistero: piccoli gesti e consueti riti riuscivano ancora a rompere, dopo centinaia di anni, il guscio ipocrita del consumismo.

Il commissario pense la tv e si posizionò comodo sulla sua poltrona dinanzi alla finestra, posto ideale per le sue letture ma, al tempo stesso, fonte di distrazione: quella finestra lo portava a perdersi nei suoi pensieri, nelle strade della città o ad ammirare semplicemente la sua aristocratica quiete Sentiva però che quello era il suo posto. Anche in questo Salaris mostrava di essere un uomo di altri tempi: amava in silenzio osservare, la semplicità di un caffè mentre leggeva o una piacevole conversazione con un conoscente. Non c’era molto da chiedere alla vita. Anzi. In fondo – ripeteva spesso tra sé – vivere era nient’altro che questo. Se qualcosa l’esperienza gli aveva insegnato era proprio dare valore alla semplicità, al gesto quotidiano in un mondo che ormai si muoveva globalizzando, per le sue scintillanti vetrine, persino il bene. La pioggia cadeva più forte. Il commissario aprì il libro e lesse:

“Tutti riceviamo un dono.

Poi, non ricordiamo più

né da chi né che sia.

Soltanto ne conserviamo

– pungente e senza condono –

la spina della nostalgia”.

Salaris pensò quanto importante fosse quella prospettiva e, riflettendo sulla sua ultima indagine, comprese quanto banale fosse il male Dietro il raccapricciante orrore c’era sempre il tentativo di andare al di là, oltre, di scegliere ciò che non può essere scelto o di dimorare e costruire in un luogo che non esiste, è rinnegare, in fondo, il dono ricevuto. Per questo – e il commissario lo sapeva bene – il dettaglio da ricercare, la firma del male, il segno lasciato dall’artiglio del diavolo, in un’indagine, è lì: nella sua terrificante banalità.


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