Pier Giorgio Frassati: Tra Robespierre e Savonarola, la Santità del Quotidiano per i Giovani di Oggi #piergiorgiofrassati #stili laicali #lanternadelcercatore

Piergiorgio Frassati, oggi 7 settembre 2025 diventa santo: per questo io e il prof, Gianmario Pagano, insieme a vogliamo parlarvi di una figura che, pur avendo vissuto un secolo fa, continua a risuonare potentemente nel cuore dei giovani e di tutti coloro che cercano un senso autentico nella vita. Noi, come accade spesso nelle nostre chiacchierate, abbiamo esplorato i “libri viventi” della fede, quelle esistenze che sembrano pagine scritte dalla mano stessa di Dio. E Pier Giorgio è senza dubbio una di queste: la sua figura si propone come un esempio luminoso e, a tratti, sorprendentemente fuori dagli schemi.

  • Un Giovane Torinese Tra Società e Spirito

Nato a Torino nel 1901, Pier Giorgio Frassati crebbe in una famiglia benestante e influente. Suo padre, Alfredo, era il celebre giornalista e direttore de “La Stampa”, mentre la madre, Adelaide Ametis, era una talentuosa pittrice. Pur in un contesto privilegiato, la sua giovinezza fu immersa nelle intense trasformazioni sociali dell’Italia di inizio Novecento, segnata dall’industrializzazione e dalle tensioni del “biennio rosso” (1918-1920).

La sua formazione, dal liceo classico all’Istituto Sociale dei Gesuiti, non fu solo intellettuale. Pier Giorgio fu animato da una profonda e costante crescita spirituale. La fede non era un aspetto marginale, ma il motore che lo spingeva a vivere concretamente il Vangelo. Questa convinzione lo portò, nel 1918, a iscriversi al Politecnico di Torino per studiare Ingegneria Mineraria. Una scelta tutt’altro che scontata per un rampollo dell’alta borghesia, ma dettata dal desiderio di stare accanto agli operai, di comprenderne le condizioni di vita e di contribuire al loro miglioramento. Era un “ingegnere” della giustizia sociale, potremmo dire, il cui obiettivo era migliorare non solo le tecniche estrattive, ma la dignità delle persone. La sua vita spirituale era fervente: frequentava assiduamente la Messa, si confessava regolarmente e si dedicava con passione a numerose associazioni. Spiccano, tra queste, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), dove univa l’impegno culturale all’attenzione per i bisognosi, e la Conferenza San Vincenzo de Paoli, dove si curava personalmente dei malati e dei più poveri.

  • Savonarola e Robespierre: Il Frate e il Rivoluzionario

Un punto di svolta nella sua maturazione spirituale fu l’adesione al Terz’Ordine Domenicano di Torino. Qui avvenne qualcosa di inaspettato: Pier Giorgio si innamorò della figura di Girolamo Savonarola, il discusso frate domenicano fiorentino. Questa scelta, che fece storcere il naso ad alcuni superiori (il Savonarola non era certo la figura più “comoda” nella storia della Chiesa), rivela il suo animo “sovversivo” in senso evangelico. La sua non era una ribellione fine a sé stessa, ma scaturiva da un profondo amore per la Chiesa e il Papa, come testimoniano le sue numerose lettere. La sua “sovversività” si manifestava nel desiderio di incarnare la carità in modo radicale, in linea con i principi della Rerum Novarum di Leone XIII, ponendo la Dottrina Sociale della Chiesa al centro della sua azione.

Ma la sua originalità non si fermava qui. Con un umorismo contagioso, fondò la “Compagnia dei Tipi Loschi”, un gruppo di amici che si divertivano a darsi soprannomi ironici e spesso contrari al loro vero carattere. E così, se nel Terz’Ordine aveva scelto il nome di Girolamo (in onore di Savonarola), nella sua “Compagnia” si faceva chiamare Robespierre. Due figure rivoluzionarie, Savonarola e Robespierre, pur con prospettive e in epoche diverse, accomunate dal desiderio di sovvertire uno status quo percepito come ingiusto. Un accostamento insolito, che la dice lunga sullo spirito controcorrente di Pier Giorgio. Il suo impegno andava oltre la goliardia. Pur non praticando un attivismo politico tradizionale, Pier Giorgio aderì al Partito Popolare Italiano di Luigi Sturzo. Sosteneva con convinzione i principi che si opponevano al nascente fascismo, un movimento che per lui non era solo una questione politica, ma una minaccia ai valori umani e pedagogici della società.

Il suo amore per l’alpinismo era un’altra espressione della sua spiritualità. Le escursioni in montagna, come quelle sul San Bernardo, erano per lui un cammino di elevazione nella fede, un “Verso l’Alto!” che lo spingeva a raggiungere vette non solo fisiche ma spirituali. Non mancarono però le sofferenze. L’amore per Laura Hidalgo fu ostacolato dalla famiglia di Pier Giorgio, che non approvava le origini sociali della ragazza. Un amore non vissuto appieno, ma che lui seppe offrire a Dio con grande maturità. Anche gli studi erano un campo di battaglia: l’esame di analisi razionale al Politecnico fu per lui un’impresa titanica, vissuta però come un’occasione per donarsi pienamente a Dio e al prossimo. La sua vita fu tragicamente breve. Nel giugno del 1925, contrasse la poliomielite, probabilmente assistendo i poveri. Morì il 4 luglio 1925, a soli 24 anni. Un piccolo, ma significativo, riconoscimento: nel 2001, il Politecnico di Torino gli conferì la laurea post mortem. Giovanni Paolo II lo definì l'”apostolo gioioso”, un epiteto che ben cattura la sua essenza.

  • Perché Pier Giorgio è Santo? La Santità del Quotidiano

La domanda più ovvia è: perché Pier Giorgio è Santo? Viene canonizzato oggi, il 7 settembre 2025, insieme a Carlo Acutis. e la sua è una santità del quotidiano. Non fu un martire nel senso tradizionale, né un grande dottore della Chiesa o un fondatore di ordini. Fu semplicemente un giovane che ogni giorno cercava di offrire il meglio di sé a Dio e al prossimo, incarnando la fede nella vita di tutti i giorni. Il Terz’Ordine Domenicano fu cruciale. Qui, sotto la guida di Padre Filippo Robotti, approfondì la preghiera (recitando anche il Breviario domenicano) e coltivò un profondo desiderio eucaristico, con adorazioni notturne. La sua scelta di prendere il nome di Girolamo, pur creando qualche perplessità, fu segno della sua adesione profonda al carisma domenicano, testimoniata anche dalla rara presenza del Maestro Generale dell’Ordine alla sua professione.

Lo studio, per Pier Giorgio, era un atto di preghiera, un modo per offrirsi a Dio e prepararsi al servizio. La sua ammirazione per Savonarola si legava al concetto di persona inserita nel tessuto sociale e all’attenzione per le virtù, elementi chiave della Dottrina Sociale della Chiesa.

E poi c’era Santa Caterina da Siena, altra figura domenicana che lo affascinò al punto da regalare una biografia alla sorella Luciana, sua futura e più importante biografa. Il suo profondo amore per il Papa, ripreso dalla spiritualità cateriniana, si manifestava in un’attenzione costante al Successore di Pietro. Anche San Tommaso d’Aquino lo ispirò, non tanto per la sua complessa teologia, quanto per l’episodio in cui Tommaso scacciò una tentatrice: un simbolo per Pier Giorgio di un amore puro e autentico.

Infine, le Confessioni di Sant’Agostino, lette nell’ultimo anno di vita, racchiudevano il suo spirito: “Il nostro cuore non trova pace fino a quando non riposa in Te.” In questa frase, Pier Giorgio trovava serenità nei momenti di sofferenza, un riposo dello spirito e dell’anima nella preghiera e nell’adorazione. Un giovane “da molte tensioni”, eppure capace di trovare una pace profonda.

Le Ombre e le Luci di una Fede Intensa

Le sue sofferenze più grandi furono l’amore ostacolato per Laura, la condizione dei cattolici in un’Italia divisa, e la compassione per i poveri. Pier Giorgio visse ogni passione con impeto, dagli slanci alle frustrazioni. La sua empatia per i sofferenti lo tormentava e lo motivava, spingendolo a non risparmiarsi. Anche il suo studio era al servizio della carità: voleva diventare ingegnere minerario per creare ambienti di lavoro più umani.

Il suo profondo antifascismo non era solo una scelta politica, ma spirituale. Vedeva nel fascismo un’ideologia totalitaria che minacciava la libertà di coscienza e sostituiva la spiritualità con un culto del potere. La sua reazione fu eroica: non esitò a reagire fisicamente quando le squadracce fasciste devastarono la sede della FUCI. Era un uomo libero, non conformista, capace di esprimere le sue opinioni con coraggio, anche all’interno dei suoi stessi ambienti. Un “Davide contro i Golia” del suo tempo. Il rapporto difficile con il padre, meno incline alla fede e con aspettative diverse sulle sue scelte di vita, fu un’altra fonte di inquietudine.

  • Un Esempio Perenne per i Giovani di Oggi

A cento anni dalla sua morte, la figura di Pier Giorgio Frassati è sorprendentemente attuale. La nostra epoca, pur diversa, condivide molte delle ansie e delle incertezze del suo tempo: l’iper-velocità, l’infodemia, le tensioni geopolitiche. Pier Giorgio è un modello di radicamento nei valori cattolici in mezzo alle difficoltà. La sua è la testimonianza di una santità vissuta nella quotidianità, senza bigottismi o ribellioni fini a sé stesse. Il suo messaggio è chiaro: “Se sei di Gesù Cristo non ti annoi!”. Vivere con goliardia le proprie fatiche, le noiosità e le instabilità, perché la gioia della Resurrezione non ammette musi lunghi. In un’epoca di ansia diffusa e di perfezionismo esasperato, Pier Giorgio si staglia come l'”anti-perfezionista”: un Santo che accoglie l’imperfezione e la sfida a crescere. Aveva trovato uno scopo, un significato profondo nella sua vita, e questo gli donava una serenità radicale. Non si rassegnava allo status quo, non perdeva la speranza, perché credeva in un futuro possibile, impegnandosi per costruirlo. Il suo è un invito a non rassegnarsi, a non perdere la speranza, ma a trovare il coraggio di credere in qualcosa, di credere nel futuro, anche quando tutto sembra incerto.

  • Per Approfondire

Per chi desidera conoscere meglio Pier Giorgio, consigliamo vivamente la lettura delle sue Lettere, un vero spaccato della sua anima, e i testi della sorella Luciana, come “Mio fratello Pier Giorgio, una vita mai spenta”. La sua figura, venerata anche oltre i confini italiani, come abbiamo constatato durante la GMG di Cracovia, dimostra la sua capacità di essere un modello universale.

Che ne pensate? C’è qualche curiosità del Frassati che vi piacerebbe conoscere?

Scrivetecelo nei commenti Bella tutti dal prof, Gianmario Pagano,

Fra il tormento e la grazia, fr Gabrio


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