Etty Hillesum: riconoscere l’eternità. #EttyHillesum #paginecattoliche

«Che cosa dobbiamo fare?». Nei momenti in cui ci troviamo a un bivio della nostra storia personale, ci assale questa domanda che ci «trafigge il cuore» (At 2,37). Domanda sicuramente drammatica, con spigoli vivi, ma dalla cui risposta dipendono la felicità e il senso che noi sapremo trovare anche nelle condizioni più estreme. Il cammino spirituale di Etty Hillesum andò intessendosi intorno a questa domanda e, alla fine, se c’è un commento corretto che possiamo fare, è che lei sapeva cosa doveva fare. Pur avendo la possibilità di sfuggirvi, decise di restare e condividere l’internamento nei campi nazisti, scegliendo di attraversare a occhi aperti uno dei momenti più cupi della storia e comprendendo che il suo ruolo era quello di sovrapporre alla banalità dell’assoluto del male l’umile e infaticabile testimonianza dell’amore. Per questo non meraviglia che Etty sia divenuta una sapientissima maestra del potere delle briciole. Per esempio, con lucidità ci avverte sulle briciole dell’odio, quando scrive: «Ogni briciola di odio che si aggiunge all’odio esorbitante che già esiste rende questo mondo più inospitale e invivibile». Ma soprattutto ci invita a riconoscere, ad abbracciare, a proteggere, a mettere in evidenza e in pratica quella che, secondo lei, «è l’unica soluzione possibile» per i dilemmi nostri e del mondo: «Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro».

(Tratto da J. Tolentino De Mendonca, Il Vangelo delle Briciole, Vita e Pensiero, Milano, 34, Quel pezzetto d’eternità)


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