In un’epoca dominata dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale e dalla scienza dei dati, parlare di Dio può sembrare fuori moda. Eppure, le cinque vie di San Tommaso d’Aquino — cinque argomentazioni razionali per l’esistenza di Dio — continuano a offrire un terreno fertile per il dialogo tra fede e ragione. Non sono dogmi imposti, ma riflessioni logiche che partono dall’esperienza quotidiana e conducono verso il Mistero. E proprio per questo, possono ancora oggi affascinare i giovani in cerca di senso. San Tommaso osserva che tutto ciò che si muove è mosso da qualcos’altro. Ma questa catena non può essere infinita: deve esistere un “Primo Motore” immobile, che dà origine al movimento.
Pensiamo al Big Bang.

La scienza ci dice che l’universo ha avuto un inizio, ma cosa ha causato quell’inizio? Anche gli astrofisici più scettici ammettono che c’è un “prima” che sfugge alla comprensione. La via del movimento ci invita a riflettere su ciò che ha dato origine a tutto — un principio che non è fisico, ma metafisico. In un mondo dove tutto cambia — relazioni, mode, idee — l’idea di un principio stabile può offrire un punto di riferimento. Non è una fuga dalla realtà, ma una ricerca di ciò che la fonda. Nulla causa se stesso. Ogni cosa che esiste è causata da qualcos’altro. Ma anche qui, non si può andare all’infinito: deve esistere una causa prima, non causata. In biologia, ogni organismo deriva da un altro.
Ma la domanda rimane: da dove viene la vita?
Anche l’origine del DNA, con la sua complessità, lascia aperta la questione di una causa intelligente. Viviamo in una cultura del “perché”. I ragazzi si pongono domande profonde, anche se spesso non lo dicono. La via della causa efficiente li invita a non fermarsi alle spiegazioni superficiali, ma a cercare la radice ultima delle cose. San Tommaso nota che molte cose potrebbero non esistere. Sono contingenti. Ma se tutto fosse contingente, nulla esisterebbe. Deve esistere un essere necessario, che non dipende da altro: Dio. L’universo stesso è contingente. Non doveva necessariamente esistere. La cosmologia moderna lo conferma: le condizioni che hanno permesso la vita sono talmente precise da sembrare “calibrate”. In un mondo dove si sente spesso dire “nulla ha senso”, questa via propone una contro-narrativa: se qualcosa esiste, forse c’è un senso profondo da scoprire. E questo può essere un invito a non arrendersi al nichilismo.
Vediamo cose più o meno buone, vere, belle. Ma per giudicare questi gradi, dobbiamo avere un riferimento assoluto. Questo massimo è Dio. L’arte, la musica, l’amore: tutti riconosciamo che esistono forme più elevate di bellezza e bontà. Ma da dove viene questa scala di valori? La via dei gradi ci invita a pensare a un Bene supremo. In un mondo che relativizza tutto, questa via offre una bussola. Non per giudicare, ma per orientarsi. Se esiste il bello e il buono, forse esiste anche una fonte di bellezza e bontà assoluta. San Tommaso osserva che le cose agiscono secondo un fine, anche se non hanno intelligenza.
Questo ordine presuppone un’intelligenza ordinatrice: Dio. L’intelligenza artificiale, i sistemi complessi, la struttura del cervello umano: tutto mostra un ordine che non può essere frutto del caso. Anche gli algoritmi più avanzati sono progettati da menti intelligenti. Vivere in un mondo ordinato, dove ogni cosa ha un fine, può aiutare a superare il senso di smarrimento. La via dell’ordine è un invito a scoprire che anche la propria vita può avere un progetto.
Le cinque vie non sono formule astratte, ma percorsi di pensiero che partono dalla realtà e conducono al Mistero. In un tempo in cui molti giovani si sentono disorientati, queste riflessioni possono offrire un ponte tra la razionalità e la spiritualità, tra il dubbio e la speranza. San Tommaso non impone, propone. E forse è proprio questo il suo segreto: lascia aperta la porta al Trascendente, senza chiuderla con dogmi, ma spalancandola con la forza della ragione.
Giuseppe Lubrino
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