Il cristocentrismo cosmico e l’uomo di oggi #lanterna del cercatore #teologia #echidellasapienza

Introduzione: il rilievo del pensiero di Biffi nella sua epoca

È il 1970 quando “Alla destra del Padre” va in stampa: sono anni di fermenti sociali, di cambiamenti storici e politici, da cui la teologia, in quanto scienza studiata da uomini immersi nella realtà del mondo, non può uscire in alcun modo. Se, da un lato, il Concilio Vaticano II e la teologia che ne riverbera insistono verso una “svolta antropologica” (di cui si rende protagonista, in particolar modo, Rahner[1]) e un sovradimensionamento dell’importanza della storia, rispetto al recente passato (riabilitando, tra gli altri, De Lubac[2] e la sua riscoperta di preziosi tesori, derivati dal pensiero medievale e patristico), dall’altro, altri fermenti, specie in area tedesca, tendono verso una visione pluralista[3].
È in questo contesto che si muove Biffi che, con la sua piccola opera, vorrebbe riportare in auge una cristologia alta, che, senza dimenticare il rilievo della storia della salvezza, sappia conciliare la singolarità del ruolo di Cristo come unico Mediatore, il Primogenito, per mezzo del quale e in vista del quale ogni cosa creata ha visto la luce[4].
In altre parole, la peculiarità della proposta del presule meneghino pare identificarsi, in sintesi, proprio nel tentativo di coniugare una cristologia che non rifugga dal dogma, né dalla storia, ma che, tramite una teologia biblicamente fondata e ricca di riferimenti patristici e medievali, rivendichi la singolarità di Cristo come mediatore, tramite la sua centralità cosmologica, che oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio. 
Contribuisce, fornendo una struttura logica-metafisica a questa prospettiva, l’intervento di p. Barzaghi OP, con cui il cardinale di Bologna fonda la scuola di anagogia: in dialogo con Emanuele Severino, particolarmente attraverso l’analogia entis, il filosofo domenicano approfondisce l’intuizione del prelato di origini milanesi, evidenziando la valenza cosmologica dell’esemplarità a livello filosofico, oltreché biblico[5].

1.   L’evoluzione di un’idea

1.1.        La nascita della cristologia cosmica (1994)

È senz’altro ambizioso – e piuttosto impreciso – identificare nel volume «Alla destra del Padre» la data di nascita della cristologia di Biffi (o, ancor peggio: di una cristologia cosmica). È ragionevole credere che, da un lato, la cristologia di Biffi affonda le sue radici negli studi teologici con Carlo Colombo e Carlo Figini, di cui riconosce i meriti in più occasioni[6]; dall’altro, evidentemente, non è una novità assoluta, nella storia della teologia – da un lato, l’autore evidenzia il superamento della teologia manualistica, dall’altro riprende gli studi biblici dei Padri, lo studio di Tommaso, pur senza assumerne in modo integrale gli assunti. Il volume è suddiviso in dieci capitoli, che seguono la prefazione – anche in questo caso, ad opera dell’amico Inos Biffi – e una premessa iniziale, che contiene un’esplicitazione del sottotitolo. Dopo un primo capitolo, che introduce il problema, il secondo – argomentando rispetto alla questione escatologica, che ha ripreso vigore nel dibattito teologico (particolarmente, durante la Third Quest degli anni Ottanta del Novecento, con Sanders[7]) – si focalizza su cinque norme filosofiche, che acquistano rilevanza come presupposto metodologico per il proseguimento della riflessione teologica. Nell’economia dell’opera, possiamo poi rintracciare nei capitoli terzo e quarto il nucleo fondamentale, di cui i restanti costituiscono un corollario, seppur di rilievo. Il terzo capitolo, che riguarda la vicenda terrestre di Cristo è quello che manifesta i maggiori correttivi rispetto alla filosofia, rilevando un punto debole nella difficoltà di conciliare la visione di Gesù come uomo perfetto con una sua attuazione dall’inizio; sottolinea, inoltre, in questo punto, la necessità di trovare una connessione tra Cristo e gli uomini che preceda sia il peccato originale che la redenzione: che Cristo sia un corpo solo con l’umanità non è una conseguenza del peccato originale, ma, al contrario, appartiene all’ordine della creazione. Nel quarto capitolo, sulla condizione celeste di Gesù, avviene l’identificazione di Gesù Cristo con il mediatore totale e definitivo, tramite la risurrezione; tramite un riferimento tomista, è riconosciuto come causa esemplare strumentale[8]; al contempo, in questo capitolo, centrale nella riflessione biffiana, avvengono sia l’analisi dell’inno cristologico di Colossesi, sia dei limiti della teologia tradizionale: alcuni escludono la creaturalità dall’efficienza di Cristo, altri riducono la sua relazione con le creature a un livello morale. Biffi intende mantenere la tensione, senza scioglierla in modo arbitrario, infatti, che le cose «siano disposte anche secondo una dimensione temporale, non altera il fatto che esse nel loro esistere dipendano dall’atto eterno di Dio e da un atto eviterno del Cristo glorificato»[9].

1.2 Alcuni sviluppi successivi (2001)

Con estrema sintesi, il prelato milanese, nella sua explicatio terminorum iniziale, in un articolo successivo alla pubblicazione di Alla destra del Padre, definisce cristocentrica la «visione organica totalizzante della realtà che riconosce nell’umanità del Verbo incarnato il principio oggettivo subalterno dell’intera creazione»[10]. Tramite la riflessione sull’inno cristologico della lettera ai Colossesi[11], centrale nella sua speculazione, lascia emergere la triplice causalità cristologica: esemplare (“in lui”: «la somma di tutte le perfezioni e di tutti i valori che sono previsti nel progetto»), finale (in vista di lui: le creature «celebrano col loro stesso esistere qualcuna delle sue perfezioni e qualcuno dei suoi valori»), efficiente (“per mezzo di lui”: al Padre la causalità primaria, al «Signore crocifisso e risorto»), giungendo a suggerire che «non è impensabile che il Risorto, entrato in una dimensione sovratemporale, sia stato reso partecipe in modo subalterno e strumentale, dell’attività divina “ad extra”, che è eterna in sé e alla sua fonte, anche se temporale nei suoi effetti»)[12]. Conclude il suo intervento riconoscendo l’ampiezza della mediazione di Cristo: «ogni cosa desume da lui, comprincipio esemplare subalterno, la sua natura; e ogni cosa desume da lui, comprincipio efficiente subalterno, la sua stessa esistenza»[13]. In definitiva, l’intero mistero di Cristo è comprensibile come un suo atto d’amore, che «misteriosamente umanizza, per così dire, l’ineffabile atto d’amore divino che è alla sorgente dell’esistere di ogni creatura»[14].

1.3 L’apporto filosofico di Giuseppe Barzaghi

Il principale apporto di Barzaghi è senz’altro l’applicazione del metodo anagogico alla cristologia, in particolare la relazione tra la signoria cosmica di Cristo e la creazione. La domanda fondamentale è come sia possibile che l’umanità di Cristo «possa presiedere la creazione, se essa stessa le appartiene»[15]. Per comprendere questa relazione, è necessario assumere il punto di vista di Dio, che ha però vari gradi: quello speculativo consente di vedere dal punto di vista di Dio, ma di riflesso, come in uno specchio[16]. L’umanità è da sempre e per sempre coinvolta in Cristo, perché le persone trinitarie sono pure relazioni sussistenti. Il Logos non approda alla destra del Padre: vi è sempre stato. In Lui, il disegno del Padre si rivela, manifestando il fatto metafisico che “tutto è già salvo”[17].

 1.4 L’approdo finale (2003)

A quasi dieci anni di distanza dal primo volume, la riflessione cristocentrica di Biffi si può ormai considerare giunta alla piena maturazione, nell’autocoscienza di sé come «visione della realtà che ravvisa nell’umanità del figlio di Dio incarnato il principio oggettivo (anzi ontologico) dell’intera realtà extradivina»[18]. Se tutto è ricapitolato in Cristo, non c’è motivo di parlare di subalternità. Il Logos eterno è il principio fondante del cosmo: è Cristo la chiave di lettura che consente di leggere ogni aspetto del reale, nulla ne rimane escluso, pur senza confusione (panteismo), né senza mutamento (storicismo).

1.5 Un’implicazione imprescindibile: l’ecclesiocentrismo

Un riverbero significativo nella creazione della gloria di Cristo alla destra del Padre si percepisce nel mistero della Chiesa: in linea con la teologia ambrosiana del Christus Totus[19], essa si propone, in un certo qual modo, ambiziosamente, non solo come universo «salvato», ma anche «salvante», in quanto, senza moltiplicare le fonti di salvezza, né attentare all’unicità dell’opera di redenzione, se ne fa, tuttavia, dispensatrice. In ciò, intravediamo «la dottrina della “corredenzione”, che trova la sua espressione rituale più compiuta nella preghiera eucaristica[20], dove l’assemblea si fa insieme oggetto e comprincipio della consacrazione del mondo»[21].

2. Analisi critica dei punti principali

La domanda centrale dimostra essere, in diversi contributi: «che cosa vuol dire, al di là dell’immagine che un uomo, sia pure divinamente personalizzato, proprio in quanto uomo, “sale al cielo” e “sta alla destra del Padre”»? La spiegazione è possibile solo nell’ordine di un passaggio (con l’Ascensione) da una condizione storica ad una sovratemporale, che lo rende «“contemporaneo” di tutte le età» e mediatore, nella più ampia accezione del termine, in quanto Verbo incarnato, vivente alla destra del Padre. 
Il pensiero di Biffi può quindi essere riassunto in tre idee fondamentali. Quella centrale di trovare in Cristo la chiave per leggere l’uni-totalità della realtà: Cristo è al centro delle relazioni con il cosmo e non solo ogni evento, ma anche ogni elemento della natura è in relazione con lui, dall’eternità dell’atto creativo divino[22], rinvenibile anche nel più recente magistero[23]. Da questo primo assunto, segue la “ricaduta antropologica”: se l’uomo è creato in Cristo, questi eredita tutte le antinomie di Cristo, perché

Se […] non è stato pensato in nessun momento da Dio se non con Cristo e in Cristo, […] non ci meraviglieremo di ritrovare nei figli di Adamo riprodotta la stessa misteriosa duplicità: creati per essere conformi all’immagine del Figlio, ne riproduciamo in qualche modo il dualismo[24].

Riprendendo padre Ambrogio, l’uomo è, del resto, l’unica creatura, di tutto il creato, che induce Dio al riposo, in quanto ha trovato un essere a cui rimettere i peccati[25].

Alla luce di ciò, ne segue, imprescindibilmente, la terza conseguenza, con la rilevanza della Chiesa come «l’umanità “risultante” ed emergente dalla morte e resurrezione del Signore»[26], come porzione di umanità in cui incontrare l’azione di Cristo, concretamente, nei sacramenti e nella liturgia – anticipazione del definitivo nel contingente terreno.

3. Analisi stilistico-metodologica

Pur non amando soffermarsi sulla metodologia del suo “fare teologia”, l’Autore, ammettendo di apprezzare la definizione sintetica che ne dà Inos Biffi di “teologia dell’integralità cristiana” (che egli intende ascrivibile alle sue lontane letture di Vladimir Sergeevic Solov’ëv), in quanto ricerca di una visione d’insieme dell’argomento cristologico, trattato con una prospettiva “dall’alto”, in forte accezione verticale, come suggerisce il titolo della prima opera da lui conclusa, e con un accento contemplativo[27], che è implicata proprio dall’assunzione del punto di vista dell’intero[28].
Cristo è centro spaziale e precedenza temporale assoluta: lo sguardo di Cristo su se stesso e – di riflesso – sull’uomo e sul mondo, consente – in un certo senso – di rappacificare anche l’uomo con se stesso perché, se nulla sfugge al Verbo Incarnato, allora anche le antinomie esistenti all’interno dell’uomo stesso trovano ragion d’essere proprio nel rivelarsi riflesso dell’immagine di Gesù Cristo, a cui ogni uomo si riferisce.

4.   Valutazione complessiva

Una cristologia che veda Gesù Cristo “alla destra del Padre” al centro del pensiero cristologico non rinvia la speculazione né dopo, né altrove. Piuttosto, si tratta della proposta di uno sguardo diverso, che materializza un “oltre” (sub specie aeternitatis), che, inevitabilmente, dalla teologia si riverbera anche sull’antropologia. Un simile sguardo nasce escatologico e strutturalmente in dialogo con i Novissimi e con la loro centralità, rispetto al nucleo fondante della fede cristiana: «il modo di esistere del Risorto», che «è quello di “sedere alla destra del Padre”», nella «partecipazione al potere regale che Dio esercita sopra la storia» ci mostra Cristo glorificato «al di sopra del mondo e con ciò in rapporto con il mondo»[29]. Se Gesù Cristo è non solo vero Dio – oltre il tempo e la storia, dalla Resurrezione, glorificato e “seduto alla destra del Padre” – ma anche vero uomo – tramite Incarnazione, Passione e Morte –, lo sguardo dall’alto non rappresenta un punto di vista “lontano”, ma, al contrario una prospettiva complessiva sull’uomo stesso, nella sua relazione con Dio, che trova la sua radice più profonda nella comunione con il Dio trinitario del Cristo glorificato, eviternamente presente nel tempo e solidale con la storia umana.
Nel complesso, la cristologia di Biffi e Barzaghi può essere considerata solida e fedele al dato sistematico emerso nei secoli, tramite i concili (particolarmente, quelli realizzati entro il primo millennio, che vertevano sulla natura di Cristo e, di riflesso, sulla pericoresi intratrinitaria). Il grande rischio (o la grande sfida) è, forse, pensare questo stile teologico entrare in dialogo con sistemi culturali differenti da quello occidentale, per cui la singolarità della persona di Cristo risulta essere, di volta in volta, scandalosa, buffa, a tratti incomprensibile, fino a rasentare l’inconsistenza. 

Conclusione: il cristocentrismo cosmico, l’uomo di oggi e di sempre

La grande domanda, insomma, è: l’uomo contemporaneo – a disagio con la rappresentazione teista, immerso in una realtà sempre più complessa e direzionato verso una spiritualità sempre più svincolata dall’appartenenza a un’istituzione specifica – come potrebbe accostare un pensiero così “inattuale”[30] come quello del cristocentrismo proposto dal cardinal Biffi?
Eppure, al confronto (impari?) con speculazioni più accattivanti, rispetto alle linee di pensiero dominanti, come il post-teismo o le scienze delle religioni, che evidenziano i nessi culturali comuni tra le varie dottrine religiose, emergono le potenzialità di un pensiero che mette al centro il cosmo, l’eviterno, la preesistenza del Verbo Incarnato.
Se l’uomo, in ogni tempo ed in ogni luogo, necessita di sintesi, per poter padroneggiare il reale, questo sguardo di Biffi risulta oltremodo prezioso proprio per l’uomo di oggi, così distratto dalla tecnologia, così perennemente in multitasking, da necessitare profondità, più che ampliamento, densità più che l’ennesimo collegamento che lo conduca altrove.
Senza rinunciare alla singolarità di Gesù, il pensiero del cardinale acquista, quindi, consistenza proprio per la sua – solo apparente –  “inattualità”. Cambiano le sensibilità, cambiano le culture, le mode, gli interessi, le correnti di pensiero “vincenti” nella storia. Ciò che non cambia è l’inquietudine del cuore umano, che persiste finché non riposa in Dio[31]. E, in tempi di incertezza, diventa provvidenziale constatare che vi possa essere un punto fisso, esemplare, un punto di fuga da cui la realtà si dipana e, una volta uscita, vi ritorna, come nell’abbraccio di balthasariana memoria che non si lascia sfuggire nulla[32].

Maddalena Negri


Bibliografia fondamentale

  • G. BARZAGHI, Fondazione metafisica dell’ecclesio-cristocentrismo, in: Divus Thomas, Gennaio – Aprile 2001, 1 – 1 – N. 104, pp. 40-75
  • G. BIFFI, Alla destra del Padre. Nuova sintesi di teologia sistematica, Jaca Book, 2020 (I edizione: 1970)
  • G. BIFFI, Approccio al cristocentrismo. Note storiche per un tema eterno, Jaca Book, 2021 (I edizione: 1993)
  • G. BIFFI, Cristocentrismo – presupposti e problemi, in: Divus Thomas, 1(2001)– N. 104, pp. 11-27
  • G. BIFFI, Il discorso breve. La fede in Cristo – ESD, 2014
  • F. CAROSO, Il tomismo anagogico di Giuseppe Barzaghi OP.: l’idea di Exemplar, in: Divus Thomas, 3 (2025) – N. 128, pp. 183-200
  • J. RATZINGER, Escatologia. Morte e vita eterna, Cittadella,
  • H. U. VON BALTHASAR, Teodrammatica, Jaca Book, 1999, volume 4

Sitografia fondamentale

Dal canale YouTube della FTER, riportante i singoli interventi del convegno «Biffi e la Teologia» (25/09/2025) :

Fonte immagine: Wikimedia


[1] Si veda, in particolar modo, il suo Fondamenti della fede cristiana (titolo originale Grundkurs des Glaubens), pubblicato nel 1976, in cui muta la prospettiva di partenza della teologia, dalle verità fondamentali, all’uomo, come “uditore della Parola” (Hörer des Wortes).

[2] Part. Corpus Mysticum (1944)

[3] Un tema molto presente nell’intera produzione di Pannikar (1918-2010)

[4] Cfr. Col 1, 15-20

[5] L’Exemplar non è, in Barzaghi, semplicemente la causa esemplare, ma, più propriamente, un termine filosofico, da lui utilizzato per meglio descrivere l’attualità della relazione di Dio che, conoscendo sé, conosce le realizzazioni similitudinari della sua essenza, ma non secondo una sequenza cronologico-temporale, poiché equivarrebbe a porre la potenzialità in Dio, mentre la creazione è da ritenersi un atto atemporale  (rif. G. BARZAGHI, Le parole chiave del maestro Gustavo Bontadini, citato a p. 194 in F. CAROSO, Il tomismo anagogico di Giuseppe Barzaghi O.P.: l’idea di Exemplar, in: “Divus Thomas”, 3 (2025) – N. 128 )

[6] A titolo d’esempio, si segnala l’ampia gratitudine rivolta ai suoi maestri della “scuola di Venegono”, nella prefazione al libro Colpa e libertà nell’odierna condizione umana, ESD, 2007, pp. 12-13 , per mezzo della penna di Inos Biffi.

[7] Testo di riferimento rimane E.P. SANDERS, Gesù e il giudaismo, 1985

[8] ST III, Q.56

[9] G. BIFFI, Alla destra del Padre. Nuova sintesi di teologia sistematica, Jaca Book, 2020, p.75

[10] G. BIFFI, Cristocentrismo – presupposti e problemi, in: Divus Thomas, 1(2001)– N. 104, p. 12

Alla destra del Padre. Nuova sintesi di teologia sistematica, p. 12

[11] Col 1, 12-20

[12] G. BIFFI, Cristocentrismo – presupposti e problemi, pp. 22-23

[13] Ivi, pp.26-27

[14] Ivi, p. 27

[15] G. BARZAGHI,  Fondazione metafisica dell’ecclesio-cristocentrismo, in: “Divus Thomas”  1/2001, n. 104, p. 41

[16] Cfr. 1 Cor 134, 12

[17] Cfr. G. BARZAGHI,  Fondazione metafisica dell’ecclesio-cristocentrismo, pp. 58-72

[18] G. BIFFI, Il discorso breve. La fede in Cristo, ESD, 2014 – riedizione postuma dell’originario Il primo e l’ultimo. Estremo invito al cristocentrismo (Unilibro, 2003)

[19] La più esplicita espressione della massima del pensiero ambrosiano è presente nel De virginitate (De Virg. 16, 99) Ambrogio spiega che Cristo è medico, fonte, sposo, pane e vita per il credente. In modo meno esplicito, anche  nel De mysteriis Ambrogio sviluppa l’unione tra Cristo e i battezzati: nel capitolo 29, con un riferimento indiretto a 1Pt 2,9, evidenzia come il battezzato diventi parte del popolo di sacerdoti e re, unendosi a Cristo attraverso l’unzione post-battesimale.

[20] Questa consapevolezza ecclesiologica affonda – a prima vista, inaspettatamente, le sue radici nel pieno Medioevo, come testimonia un frammento di fine XII secolo, in cui, riferendosi al sacramento dell’altare attesta che «conficitur unum corpus, quod est Christus et Ecclesia» (Stefano di Regensburg († 1189): Stephani [de Balgiaco] <Augustodunensis> Tractatus de sacramento altaris, 12, PL 172, coll. 1271-1308: 1285C)

[21] G. BIFFI, Alla destra del Padre, p. 154

[22] Pur non citandolo mai direttamente, quest’idea, poggiandosi, oltre che sull’inno cristologico di Colossesi e sul dogma delle preesistenza esplicitato nel concilio di Nicea del 325, ha avuto una lunga incubazione nella storia della teologia, tanto che, pur senza citazione diretta da Giovanni Scoto Eriugena, possiamo trovare nei testi di Ildegarda di Bingen (con ipotesi di una ricezione tramite Onorio Augustodunense): l’abbadessa renana riprende, infatti, l’intuizione eriugeniana di vedere Cristo come mediatore non solo nell’accezione di salvatore e redentore, ma anche come punto di congiunzione tra umano e divino, tramite il quale l’intero cosmo è ricondotto al Padre, in quanto il Figlio è il modello su cui è costruito l’uomo e l’intero universo. Al riguardo, vd. M. RAININI, Ildegarda, l’eredità di Giovanni Scoto e Hirsau. «Homo medietas» e mediazioni,  in R. Berndt, M. Zátonyi (a cura), «Unversehrt und unverletzt». Hildegards Menschenbild und Kirchenverständnis heute, Internationales undinterdisziplinäres Symposium (Mainz, 27. Februar-3 März 2013), Aschendorff, Münster 2015, pp. 139-165

[23]  GIOVANNI PAOLO II, Redemptor hominis, 4 marzo 1979, al n.1, si apre, significativamente, con le parole: « IL REDENTORE DELL’UOMO, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia».

[24] G. BIFFI, Alla destra del Padre, p. 93

[25] AMBROGIO, Exameron IX, 76, citato in: G. BIFFI, Cristocentrismo, presupposti e problemi, p. 21

[26] G. BIFFI, La sposa chiacchierata. Invito all’ecclesiocentrismo, Jaca Book, Milano 1998, p. 12.

[27] Vd. G. BIFFI, Gesù di Nazareth centro del cosmo e della storia, LDC, Torino 2000, p. 85

[28] Vd. G. BARZAGHI, Fondazione metafisica dell’ecclesio-cristocentrismo, P. 74

[29] J. RATZINGER, Escatologia. Morte e vita eterna, Cittadella Editrice, 2020, p. 235

[30] Cfr. G.BIFFI, La bella, la bestia e il cavaliere. Saggi di Teologia inattuale, Jaca Book, 1984: così è definito lo stile teologico fondato sull’anagogia, a partire dal sottotitolo dell’opera.

[31] A. AGOSTINO, Confessioni, 1.1

[32] Cfr. H. U. VON BALTHASAR, Teodrammatica, Jaca Book, 1999, volume 4, p. 347


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