Quando la cronaca ci mette di fronte alla sofferenza innocente, le nostre certezze umane crollano. Il caso del piccolo Domenico, il bimbo di soli due anni e mezzo deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un disperato calvario durato mesi, ha scosso profondamente le nostre coscienze. Il cuore che avrebbe dovuto salvargli la vita è arrivato danneggiato e, nonostante i tentativi disperati dei medici e le speranze della sua famiglia, il piccolo non ce l’ha fatta.
Davanti a una madre che chiede giustizia e verità, la Chiesa si pone in ascolto e in rispettoso silenzio. Come scriveva il grande romanziere Fëdor Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, l’intelletto umano si ribella: nessuna armonia futura o teoria filosofica sembra poter giustificare le lacrime di un bambino innocente. Ed è vero: razionalmente, è uno scandalo. Eppure, la risposta cristiana al dolore non è una spiegazione filosofica, ma una Presenza. Dio non ci ha spiegato il dolore dal divano del cielo; è sceso sulla croce per abitarlo con noi.
Oggi proviamo a pregare per questo. E capiamo il senso della donazione degli organi secondo la Chiesa.
Clicca qui
Scopri di più da Club Theologicum
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento