
Questo mese inizio da Jojo Moyes e dal suo Un weekend da sogno: è un romanzo che sa di luce, di scelte e di nuove possibilità. Come spesso accade nei libri di Jojo Moyes, non è tanto la trama a rimanere impressa, quanto la profondità emotiva dei personaggi e il modo sincero in cui affrontano la vita. La storia ruota attorno a personaggi che, per un fine settimana, si trovano lontani dalla routine quotidiana: è un’occasione per guardarsi dentro, fare i conti con desideri sospesi, ferite non del tutto rimarginate e sogni che sembrano irraggiungibili. In questo tempo sospeso succede qualcosa di gentile e potente: le persone si scoprono più vulnerabili, ma anche più aperte alla speranza. Quello che colpisce del romanzo è l’equilibrio tra leggerezza e profondità. Ci sono momenti che fanno sorridere, battute brillanti e situazioni ironiche, ma anche pause in cui il cuore si stringe per le difficoltà che i personaggi si portano dietro. Un fine settimana da sogno non è un titolo esagerato: significa prendere una pausa vera, guardare ciò che conta davvero e ritrovare connessioni che si credevano perdute. La scrittura di Moyes è empatica: accarezza i pensieri e le paure di chi legge, invita a riconoscere pezzi di sé nei protagonisti e a ricordare che anche un breve intervallo nella propria vita può diventare l’inizio di una trasformazione. In definitiva, Un weekend da sogno è una lettura che riscalda, che incoraggia a sperare e a credere che, anche nelle pieghe ordinarie della vita, si possono scoprire momenti di magia. Voto 4/5

Sul tema della scomparsa, un romanzo molto bello è quello di Daniele Mencarelli, Quattro presunti familiari è un romanzo che usa il genere giallo come punto di partenza, per esplorare l’animo umano. La vicenda si apre con un ritrovamento inquietante, nei boschi della provincia laziale: uno scheletro isolato emerge dal terreno dopo anni, dando il via a un’indagine che non riguarda solo un mistero da risolvere, ma, soprattutto il dolore e l’incertezza delle persone coinvolte. A occuparsi del caso è l’appuntato Circosta, un giovane carabiniere alle prese con la vita tanto quanto con la procedura investigativa. La sua voce racconta non solo gli sviluppi esterni, ma le emozioni — timori, speranze, rimpianti — che si agitano tra coloro che credono di avere un legame con la vittima ritrovata. I “quattro presunti familiari” del titolo sono individui convocati per confrontare il loro DNA con quello dello scheletro. Ognuno di loro porta con sé una storia di perdita, di attesa sospesa, di domande che non trovano risposte. L’attesa dei risultati diventa uno specchio di solitudini, di relazioni interrotte, di ferite mai chiuse. Il romanzo non scivola nel macabro fine a se stesso: mette in scena persone reali, fragili e ambigue, che cercano una verità capace di restituire almeno un nome, un luogo dove poter piangere e ricordare. La scrittura osserva questi personaggi con attenzione empatica, senza giudizi facili. Attraverso dialoghi e silenzi, Mencarelli costruisce un’esperienza di lettura che somiglia a una lente sulla vulnerabilità umana: ciò che sembra un semplice enigma da decifrare si rivela una riflessione profonda sull’identità, sul legame familiare e sul senso di appartenenza. In Quattro presunti familiari il giallo diventa così un modo per raccontare il dolore e la speranza, la possibilità di riscattare momenti di vita spezzati e la tenacia di chi non smette di cercare risposte anche quando tutto sembra perduto. Voto 5/5

Un libro trasversale è quello di Giorgio Parisi, Le simmetrie nascoste: si tratta di un libro che trasforma la fisica da materia complessa e astratta in un vero viaggio di scoperta. Giorgio Parisi ci guida a capire come fenomeni apparentemente caotici — dal comportamento di molecole ed elettroni alle reti neurali artificiali — nascondano un ordine sottile fatto di regole e simmetrie. Il libro non insegna solo concetti scientifici: trasmette il senso di meraviglia che spinge un ricercatore a chiedersi perché il mondo è fatto così. La fisica diventa uno strumento per comprendere non solo la natura, ma anche i sistemi complessi dell’intelligenza artificiale, mostrando come la scienza possa essere curiosità, intuizione e responsabilità insieme. Alla fine, leggere questo libro significa aprirsi a una visione più profonda della realtà, dove la complessità nasconde bellezza e senso.
Voto 5/5

Per i gialli, vi propongo Buonvino e l’omicidio dei ragazzi di Walter Veltroni, che è un romanzo che si presenta come un giallo, ma in realtà esplora molto profondamente la dimensione umana e sociale. La città di Roma diventa più di uno sfondo: è viva, con le sue piazze, i viali silenziosi all’alba, e i quartieri popolari che raccontano storie di vite fragili e spezzate. Il commissario Buonvino non è il classico detective perfetto. È un uomo riflessivo, capace di commuoversi e di restare turbato da ciò che non comprende. La morte di una ragazza giovane lo colpisce non solo come poliziotto, ma come persona, toccando il senso di responsabilità verso le nuove generazioni. La trama segue l’indagine su un omicidio apparentemente misterioso, ma il cuore del romanzo non sta solo nel delitto. Messaggi, fotografie e social diventano tracce della solitudine, delle paure e dei legami fragili dei ragazzi di oggi. Il libro osserva la loro condizione con sensibilità, mostrando quanto sia difficile sentirsi ascoltati e quanto siano potenti, allo stesso tempo, le relazioni digitali. Veltroni riesce a unire il ritmo di un giallo con una profonda introspezione emotiva. Alterna momenti di leggerezza a scene che lasciano il segno, dando al lettore la possibilità di riflettere sulla fragilità e sulla dignità dei giovani. Non si tratta solo di scoprire un colpevole, ma di capire cosa le azioni e le vite spezzate raccontano di noi come società. In definitiva, Buonvino e l’omicidio dei ragazzi è un romanzo che coinvolge e interroga, invitando chi legge a guardare con rispetto e partecipazione le vite dei più fragili, senza banalizzare il dolore, ma trasformandolo in una lezione di umanità. Voto 5/5
Altro giallo interessante è La Specchia del diavolo di Gabriella Genisi: un libro che colpisce non tanto per l’effetto sorpresa, quanto per la sua umanità silenziosa. Il cuore del romanzo è il maresciallo Chicca Lopez: una donna che non indaga dall’alto di un eroismo costruito, ma dal basso della vita vera. È stanca a volte, prudente, sensibile ai dettagli che parlano più delle parole. Non corre subito alle conclusioni: ascolta. Osserva. Capisce che dietro ogni fatto di sangue c’è quasi sempre una storia lunga, fatta di nodi mai sciolti. Ed è proprio questo che rende il libro così credibile e coinvolgente. L’omicidio vicino alla specchia non è un evento isolato: è il punto di arrivo di anni di silenzi, rancori, paure, scelte sbagliate. Genisi mostra con precisione come il male non esploda all’improvviso, ma cresca lentamente dentro famiglie e comunità dove tutti sanno qualcosa e nessuno dice tutto. Chicca Lopez si muove in questo mondo con rispetto e fermezza insieme. Non schiaccia le persone sotto l’autorità: le accompagna verso la verità, anche quando fa male. Si sente che per lei ogni indagine non è solo lavoro, ma contatto umano. Non c’è spettacolarizzazione del crimine. C’è comprensione profonda di come le tragedie prendano forma. Un romanzo che si legge con interesse e si ricorda per il suo realismo emotivo. La Lopez non è un’ eroina infallibile, ma donna concreta, sensibile, spesso stanca, che indaga con l’istinto di chi sa ascoltare prima ancora di interrogare. La sua forza non è la durezza — è l’empatia. Il caso legato alla specchia porta a galla: segreti familiari sepolti da anni, colpe coperte per vergogna o paura, il peso delle comunità piccole dove tutti sanno ma nessuno parla e il passato che torna sempre a chiedere conto. Genisi scrive senza artifici. Non spettacolarizza il dolore. Lo rende vero. Si sente il Sud autentico: quello dei rapporti stretti, dei non detti, dell’amore che soffoca e protegge insieme. Quello che colpisce davvero Non è “chi è stato”. È perché si è arrivati fin lì. Ogni personaggio ha una storia che spiega — senza giustificare — le sue scelte. E quando la verità emerge, non dà sollievo: fa male. Come spesso succede nella vita reale. Voto 4,5/5

Un romanzo storico da non perdere è La disobbediente di Elizabeth Freemantle, ispirato alla vita di Artemisia Gentileschi. La disobbediente non è solo un romanzo storico. È una ferita che parla. È una voce che per secoli è rimasta soffocata e che finalmente respira. Leggendo questo libro si ha la sensazione di camminare accanto ad Artemisia, di sentire il peso degli sguardi su di lei, la rabbia che brucia sotto la pelle, la solitudine di una donna che vuole solo essere libera di creare. Non una santa. Non una vittima perfetta. Ma una donna vera, viva, ostinata. Il dolore che attraversa la sua vita non viene mai usato per commuovere facilmente: è lì, ruvido, ingiusto, trasformativo. Fa male leggerlo. Ma fa ancora più male rendersi conto di quanto Artemisia sia stata costretta a essere forte quando avrebbe avuto diritto solo a essere protetta. Eppure, ciò che resta addosso dopo l’ultima pagina non è la violenza. È la potenza. La sua arte diventa linguaggio quando le parole non bastano. Ogni pennellata è una rivendicazione, ogni donna dipinta è una dichiarazione: io esisto, io sento, io non mi piego. Artemisia non chiede il permesso al mondo. Lo sfida. Il romanzo è profondamente empatico: ti entra dentro piano, senza rumore, e poi ti resta nel petto. Fa arrabbiare. Fa commuovere. Fa ammirare. È impossibile non affezionarsi a questa ragazza, che cresce tra ingiustizie e genialità, tra paura e coraggio. Alla fine, ci si sente cambiati. Come se si fosse guardata la forza femminile negli occhi — quella vera, che nasce dalla sofferenza ma non si lascia definire da essa. La disobbediente è una storia di sopravvivenza, ma soprattutto di dignità. Di una donna che, in un mondo che voleva zittirla, ha scelto di urlare con i colori. Voto 5/5

Sul tema del cyberbullismo voglio parlarvi di Cuori connessi: non è un romanzo tradizionale, ma una raccolta di storie, testimonianze e riflessioni nate dall’esperienza diretta di chi ha vissuto la complessità del mondo digitale. Libro scritto da Luca Pagliari, in collaborazione con la Polizia di Stato gratuitamdnte distribuito da Unieuro. Si tratta di un volume che porta in primo piano le voci di ragazzi e ragazze — ma anche di famiglie e insegnanti — che si sono trovati ad affrontare situazioni difficili legate alla rete: dal cyberbullismo all’isolamento, dalle relazioni fra pari alle sfide di identità in un mondo connesso. La forza di questo libro non è nel raccontare un’unica trama, ma nel tessere insieme molte piccole narrazioni che, nella loro somma, descrivono l’esperienza contemporanea dei giovani online. Ogni racconto è un frammento di vita: c’è chi si confronta con commenti che feriscono, chi scopre quanto possa essere sottile il confine tra gioco e violenza, chi impara a chiedere aiuto. Leggere Cuori connessi significa immergersi in un dialogo aperto e sincero sul rapporto tra emozioni e tecnologia. I racconti non giudicano, ma mostrano la varietà delle esperienze umane, con tutte le loro fragilità e contraddizioni. La voce che emerge da queste pagine è quella di persone reali, con sogni, paure e desideri autentici, che ci invitano a riflettere sul valore delle relazioni e sul modo in cui ci connettiamo — non solo tramite device, ma con i nostri cuori. Più che un libro da leggere tutto d’un fiato, Cuori connessi è una guida empatica alla comprensione delle dinamiche digitali e umane di oggi, un invito a guardare l’altro con attenzione e rispetto. Voto 5/5

Infine Leggere Michel de Certeau attraverso lo sguardo e la voce di don Luigi Maria Epicoco è come entrare in un dialogo profondo tra pensiero e vita, tra fede e quotidianità. Non è un libro “da studiare”, ma da attraversare lentamente, perché ogni pagina sembra parlare all’inquietudine che portiamo dentro. Epicoco riesce a rendere vivo De Certeau: non come un autore distante e difficile, ma come un uomo che ha cercato Dio nei movimenti nascosti dell’esistenza, nelle crepe, nelle domande, nei desideri mai del tutto sazi. La sua spiritualità non è fatta di risposte facili, ma di cammini, di ricerca, di ascolto profondo della realtà così com’è — fragile, contraddittoria, vera. Quello che colpisce è la tenerezza con cui viene raccontata la fede: non come rifugio sicuro, ma come avventura, come rischio, come fiducia quotidiana. Si sente forte l’idea che Dio non abiti solo nei momenti “alti”, ma soprattutto nelle pieghe della vita ordinaria, nelle ferite, nelle attese, nei passi incerti. È un libro che consola senza illudere. Che provoca senza ferire. Che accompagna senza giudicare. Ti fa sentire meno sbagliato nelle tue domande, meno solo nelle tue fatiche spirituali, più libero di cercare. Alla fine non hai imparato solo qualcosa su Michel de Certeau: hai imparato a guardare la tua vita con occhi più profondi, più misericordiosi, più veri. Una lettura che nutre l’anima e resta nel cuore a lungo. Voto 5/5
M. Alessia Del Vescovo

CATTIVI MAESTRI. INCHIESTA SUI NEMICI DELLA VERITÀ
Un esperimento letterario interessante: mettere insieme un racconto nel più classico stile hard boiled e una serie di identikit molto reali. Anche questo fa parte degli elementi classici del “giallo”. Alessandro Gnocchi e il compianto Mario Palmaro raccontano non solo la storia di un delitto, ma tante storie: l’idea di partenza è quella di un omicidio. C’è una vittima e, come sempre, ci sono “i soliti sospetti”. La vittima è «l’uomo moderno».
Ma chi sono i soliti sospetti? Sono in realtà dei tipi di personaggi che sono talmente noti e accreditati da essere diventati ormai insospettabili. Sono i “buoni” per definizione, sono quelli più santi del papa, più misericordiosi di Gesù Cristo stesso, più colti di San Tommaso, ma in realtà per usare una appuntita battuta di Marco Travaglio, sono per lo più «colti sul fatto».
Se siete cattolici, è un libro faticoso da leggere tutto in un colpo, come ho provato a fare (per vincere la mia pigrizia e la mia tendenza a disperdermi in troppe cose). Non è una lettura lunghissima, ma qui si è messi di fronte a quello che mi piace chiamare il “paradosso temporale della boxe”. Certamente è vero che i tre minuti di tempo di un round non sono, di per sé un tempo lunghissimo, ma se per tre minuti ti prendono a mazzate, allora come direbbe Bergson, ti rendi conto della differenza fra tempo e durata.
È vero che intervallare i due piani permette di alleggerire la pressione (per quanto sia anche possibile passare da un identikit all’altro, saltando la parte narrativa sulle indagini dei fratelli Santommaso, cosa che sconsiglio), ma è per un cattolico che non sia del tutto anestetizzato o avviluppato in una sorta di religione naturalistica, questi ritratti fanno emergere la dolorosa consapevolezza di quanto è avvenuto negli scorsi decenni e sta avvenendo ai nostri tempi.
I ritratti di Gnocchi e Palmaro non sono allusivi: indicano chiaramente nomi, cognomi e fatti precisi. Ci sono, fra gli altri (come si sa, è buona educazione non dire troppo su un giallo) il filosofo postmoderno e soprattutto postverità, pronto o pronta a dogmatizzare ogni genere di fuffa; l’ecologista illuminato, impegnatissimo a dimostrare che si può transigere su tutto, veramente tutto ma guai a non fare la raccolta differenziata.
Poi ci sono ancora (ma è un giallo o un horror?) i profeti della nuova Pentecoste, come se una non fosse sufficiente, sempre pronti a invocare lo spirito del tempo o del mondo (non lo Spirito Santo) pur che sia in contrasto con la Dottrina e la Tradizione e, ovviamente sono sempre e solo “profetici” qualunque cosa ciò voglia dire. Ultimo tipo che voglio ricordare (sono troppi per menzionarli tutti) il teologo demolitore, capace di dire tutto e il contrario di tutto, sempre con aria in utilmente assorta, con una sola costante: essere contro la dottrina cattolica, perché fa più chic.
Chissà cosa avrebbe scritto Mario Palmaro, se avesse avuto la possibilità di assistere alle giostre sinodali della sinodalità sinodalmente sinodale. Magari ci si sarebbe stata qualche aggiunta a questo bestiario, confermando, così, che il diavolo non è brutto come lo si dipinge. A volte è molto peggio.
Fr. Giovanni Ruotolo OP
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FONTI IMMAGINI: copertine (digitali), eccetto per la recensione di “cattivi maestri”, generata tramite Gemini)
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