Osanna! Crucifige! #settimanasanta2026 #domenicadellepalme

Mi ha sempre molto colpito che, nella domenica delle Palme, da una parte si ricordi l’entrata di Gesù a Gerusalemme, fra mantelli stesi, palme agitate e Osanna gridati e, dall’altra ci sia la lettura del Passio, che anticipa quello che avverrà da lì a poco. Da Osanna a Crucifige. Cristo viene accolto come un re, poi viene respinto come un reietto. C’è un elemento fondamentale da comprendere: Gesù Cristo è re, non perché viene acclamato dalla folla che poi lo rinnegherà, esigendo la sua crucifissione. Gesù Cristo è Re perché è Via, Verità e Vita. Gesù Cristo è un Re che deve essere riconosciuto, a cui devono essere spalancate le porte, non un affabulatore che cerca di carpire un vano consenso umano. Annota mirabilmente Sant’Andrea di Creta che: «È disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà». Si è mai visto un re che regna da un trono a forma di croce, che è coronato non d’oro, ma di spine e ha come scettro una canna spezzata? Chi finge di onorarlo per irriderlo, non sapeva di essersi inchinato all’unico e vero Re dell’universo. Così, ancora oggi, fa il mondo e lo fa per voltare le spalle all’unico Salvatore, per mancanza di fede e di coraggio.

Come disse San Giovanni Paolo II nella sua omelia di inizio pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!». Quanto abbiamo bisogno della regalità sociale di Cristo! Quanto bene farebbe rileggere, e spesso, Quas primas, l’enciclica di papa Pio XI e l’omelia di inizio pontificato in cui affermava: «Allontanato, infatti Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l’autorità appare senz’altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v’è ragione per cui uno debba comandare e l’altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali».

È necessario riflettere, dunque, sulla laicità dello Stato, che spesso copre il relativismo, le pulsioni anticristiane e approva delle leggi che finiscono per promuovere ciò che è male, visto il voluto equivoco fra ciò che è lecito e ciò che è giusto e buono. Quando la verità, o meglio, la Verità, non è più il criterio decisivo ogni deriva diviene possibile e non sarà certo il bollo di una legge a rendere buono ciò che non lo è. Una buona lettura, fra le altre, in questi tempi è “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson, in cui la schiavitù assume il volto suadente di un mondo che pretende di aver risolto tutti i problemi e in cui l’Umanesimo offre soluzioni facili e a portata di mano, dietro alle quali si cela un regime mostruoso e disumano.

fr Giovanni Ruotolo OP


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