Nel chiuso dell’aria serale— una stanza che sa di presagio —si incrina la voce:non vento, ma un tremoreche viene da più lontano del sangue.Uno, dice, uno di voi.E il pane resta sospesotra mano e abisso,come se il gesto anticonon bastasse più a salvarela consuetudine del cuore.Fuori, la notte si addensain un unico nome taciuto.Un passo... Continua a leggere →
