L’ amore oltre il tradimento #mercoledìsanto #settimanasanta2026

Nel cuore della Settimana Santa la Parola di Dio ci conduce dentro uno dei momenti più drammatici della
vita di Gesù: il tradimento di uno dei suoi discepoli. È una pagina del Vangelo che spesso provoca
turbamento, ma allo stesso tempo ci invita a guardare con sincerità dentro il nostro cuore.
La prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, presenta la figura misteriosa del Servo del Signore. Egli è
un uomo che ascolta profondamente Dio: «Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo». Non parla
per sé stesso, ma per sostenere chi è stanco e scoraggiato. La sua missione nasce dall’ascolto quotidiano
della Parola. Tuttavia questa fedeltà non lo protegge dalla sofferenza: il Servo racconta di aver offerto il
dorso ai flagellatori e la faccia agli insulti. Non reagisce con violenza, non fugge, non si difende. Rimane
saldo perché sa che Dio è dalla sua parte.
In questa figura la tradizione cristiana ha sempre riconosciuto un’anticipazione di Cristo. Gesù vive la stessa
fiducia radicale nel Padre: anche quando sa che la passione si avvicina, non si tira indietro. Il suo amore
rimane fedele fino alla fine.
Il salmo responsoriale continua su questa linea, è il grido di chi si sente rifiutato e deriso: «Per te io
sopporto l’insulto». Il giusto sperimenta la solitudine e l’incomprensione, ma non perde la speranza, anche
nel dolore continua a rivolgersi a Dio. Questa preghiera ci ricorda che la fede non elimina la sofferenza, ma
la trasforma in un dialogo con il Signore.
Il Vangelo ci porta nel Cenacolo, durante gli ultimi giorni prima della Pasqua, qui avviene qualcosa di
sconvolgente: Giuda, uno dei Dodici, decide di consegnare Gesù in cambio di trenta monete d’argento. È
difficile immaginare un gesto più doloroso. Giuda aveva camminato con Gesù, aveva ascoltato le sue
parole, aveva visto i suoi miracoli, eppure qualcosa nel suo cuore si è spezzato.
Il tradimento di Giuda ci ricorda che la vicinanza esteriore a Gesù non basta, si può stare accanto a Lui e
tuttavia non lasciarsi trasformare dal suo amore. Forse Giuda era deluso, forse cercava un Messia diverso,
forse si è lasciato sedurre dal denaro. Il Vangelo non entra nei dettagli, ma mostra come il male possa
crescere lentamente dentro il cuore umano.
Durante la cena, Gesù annuncia che uno dei discepoli lo tradirà. La reazione degli apostoli è sorprendente:
non accusano immediatamente qualcun altro, ma ciascuno domanda: «Sono forse io, Signore?». Questa
domanda è un vero atteggiamento spirituale. È la disponibilità a mettersi davanti a Dio con sincerità, senza
presunzione.
Anche per noi questa pagina diventa uno specchio. Ogni volta che preferiamo il nostro interesse all’amore,
ogni volta che ci allontaniamo dal Vangelo per paura o comodità, rischiamo di compiere piccoli tradimenti.
Eppure il Vangelo lascia intravedere anche una luce, Gesù sa ciò che sta per accadere, ma non interrompe
la cena, non allontana i discepoli, non smette di amare. Il suo amore resta fedele anche davanti
all’infedeltà.
Il Mercoledì Santo ci invita allora a vivere un momento di verità interiore, non per scoraggiarci, ma per
affidarci di più alla misericordia di Dio. La domanda dei discepoli può diventare la nostra preghiera:
“Signore, sono forse io?”. È la domanda di chi desidera rimanere vicino a Cristo e chiede la grazia di un
cuore fedele.

Alessandra Fusco


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