Nicodemo, cacciatore nelle tenebre.1. #nicodemo #lanternadelcercatore

Cacciatori nelle tenebre.

Con questo nome molto evocativo – che ho tratto dalla graphic novel di Francesco Carofiglio – più volte ho descritto i molti clubbers che sto incontrando qui in Firenze in diverse attività pastorali e teologiche, specialmente i clubbers che partecipano al the teologico domenicale, affettuosamente chiamati “teologhini”. In effetti un po’ cacciatori nelle tenebre lo siamo tutti, sin dal Battesimo, non solo i fedeli fiorentino.

Ma che vuol dire cacciatori nelle tenebre? Siamo come i poliziotti descritti da Carofiglio? No chiaramente, non è questa l’analogia.

Tutti quanti nella fede ci muoviamo a piccoli passi, nell’ombra e nella tenebra della non totale visione, cercando di conoscere pian piano Dio. Così l’esempio di primo grande cacciato nelle tenebre è stato proprio Nicodemo.

Cominciamo dunque oggi una serie di tre articoli in cui indaghiamo su Nicodemo e con Nicodemo.

Innanzitutto, Nicodemo appare solo nel vangelo giovanneo. Coprotagonista insieme al Signore in un episodio, che avviene nelle tenebre della notte. E poi appare fugacemente in altri due passaggi.

Cominciamo dal primo passaggio che dà il nome a Nicodemo, quale cacciatore delle tenebre.

1. Nicodemo: in cerca Gesù.

3,1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. 2 Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno, infatti, può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». 3 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». 4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. 7 Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. 8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». 9 Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10 Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13 Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

16 Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Vangelo secondo Giovanni

2. Il capo capo dei farisei, nelle tenebre.

Il brano presenta innanzitutto questo Nicodemo, di cui non sapevamo nulla, come capo dei farisei. Dunque, Nicodemo è un uomo cresciuto nella fede ebraica. Ma la presenza di Gesù e le sue parole devono averlo colpito fortemente. Devono averlo scosso nel profondo dell’anima.

Per questo che Nicodemo va da Gesù di notte (οὗτος ἦλθεν νυκτὸς). La parola nuktòs indica proprio la notte più profonda. Certamente l’interlocutore va materialmente da Gesù nel pieno della notte.

Perché questo? Aveva forse paura di farsi vedere dall’ambiente ebraico farisaico insieme ad un predicatore ritenuto poco credibile? Forse, ma non credo che questa sia la risposta principale. Nicodemo va di notte perché sa di trovare Gesù da solo. Senza altri discepoli, senza altri che lo osservano perché vuole avere un colloquio a tu per tu con Lui. Solo nel tempo della tenebra e dell’oscurità sa che Gesù può donargli luce.

Inoltre, “nella notte” può avere un significato simbolico. Come scrive San Tommaso nel suo commento a questo passo del vangelo giovanneo, Nicodemo vive in uno stato d’animo di oscurità e di totale ignoranza di chi è Gesù[1].

Essere in uno stato d’animo di tenebra è una esperienza davvero comune: infatti tramite la nostra riflessione e analisi dei dati reali possiamo porre scelte quotidiane ragionevoli. Ma non sempre, anzi forse quasi mai, questo processo ci è immediatamente chiaro. Più il concetto da analizzare e capire diventa complesso, più ne è difficile una sintesi, e si può vivere un momento di oscurità. Per questo che più la scelta successiva diventa importante e finalizzata al Bene, più aumenta la complessità e -si può vivere momenti di grande difficoltà.

Figurarsi poi se questa analisi e scelta concerne realtà di natura spirituale e della nostra vita di fede. Lì davvero le sole forze umane non riescono, e necessitano della luce della grazia e dei doni dello Spirito Santo.

Ecco perché per quanto riguarda l’ignoranza sulla persona di Gesù, la grazia ci aiuta sempre più ad entrare nei divini misteri che riguardano la sua persona. Queste proposizioni di fede cristologiche sono espresse nel Credo. La Chiesa nei sette secoli dei primi concili ha definito tutto ciò che è necessario sulla doppia natura di Cristo, il suo rapporto col Padre, con lo Spirito, con Maria e con la Chiesa.

Nonostante tutto non è che un briciolo di quanto sappiamo di Lui.

Per questi motivi in quella notte in realtà ci siamo un po’ tutti. Perché la fede è sempre salda, ma continuamente possiamo e anzi dobbiamo porci domandi su essa: perché allenare la nostra comprensione del mistero è un dono di Dio, che ci aiuta a non lasciare che la fede diventi superstizione e abitudine meccanica. E per far sì che diventi carità operante, specialmente con il dono della Sapienza.

3. La luce di Cristo e la tenebra culturale.

Gesù offre a Nicodemo la luce definitiva uscita dalle tenebre. Vediamo.

19 […]: La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

Possiamo dire che Nicodemo allora era nella tenebra perché agiva male e contrariamente al Bene di Dio? Questo il testo evangelico non lo dice. Certo, come tutti gli ebrei faceva i peccati e si purificava. Ma sono convinto che qui Gesù non si soffermi sulla tenebra peccaminosa di Nicodemo; semplicemente gli mostra una via affinchè non sia presto colto dalle tenebre della cultura religiosa formalistica dei farisei. Che presto o tardi avrebbe avvolto anche lui. Per questo Gesù lo invita ad agire secondo le opere di misericordia e amore per entrare nella Luce della Verità e del Bene.

Perché quella Luce non solo indica la Verità sulla identità di Nicodemo stesso. Ma indica l’identità di Dio che in via il Figlio come persona trinitaria che offre luce e chiarezza, e in questo dinamismo, anche Nicodemo entra ed è inviato a compiere opere della Luce sebbene inseriti in una cultura e società immersa nelle tenebre.

Qui vediamo Gesù espone un fortissimo contrasto fra fòs (luce) e skotòs (tenebre): fra luce e tenebre. La luce di Dio che è la grazia e la sapienza in grado di rischiare i concetti e le scelte pratiche sono entrate nel mondo tramite Gesù stesso che è inviato da Dio. C’è invece un rifiuto in chi rimane nella tenebra, perché permane una preferenza di fare scelte che non sono in conformità con la luce e con Dio. Sono opere lontane dal bene oggettivo, perché deprivate della loro caratteristiche essenziale ed ontologica di essere in conformità col Bene Maggiore, cioè Dio.

Questo avviene anche per noi oggi.

San Giovanni Paolo II ha parlato infatti delle strutture di peccato presenti nella società civile e nello stato oggi.

“[…] il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l’ingiustizia. I peccati sono all’origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla bontà divina. Le «strutture di peccato» sono espressione ed effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un «peccato sociale» (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 16: AAS 77 (1985) 216.).”

Le tenebre personali, le scelte di allontanarsi da Dio, divengono facilmente azioni radicate e che divengono tenebre sociali, volendo accostare la nostra riflessione a quella del santo padre polacco.

Così tutta la nostra cultura è subissata e continuamente costernata di peccati gravissimi – quali l’aborto, il divorzio, la fecondazione assistita, la calunnia e le fake news per citarne alcuni – che divengono cultura dominante, tale che vengono considerati azioni bene da difendere.

La società così sceglie di avvolgersi di tenebre, in un legame diabolico e che rifugge continuamente la luce trinitaria.

Nicodemo, invece, entra nell’ottica della Misericordia e della Verità.

Di queste opere che tutti possiamo fare come Nicodemo vedremo nelle prossime puntate. Vedremo come Nicodemo dibatte e offre le ragioni della fede, insomma litiga per la verità, e infine ama un amico fino alla morte.

Fr Gabriele Scardocci OP


[1] Tommaso D’Aquino, Commento a Giovanni, cap. 3, l. 423 – 426.

Immagine: Nicodemo di Crijin Hendriczs immagine wikicommons


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4 pensieri riguardo “Nicodemo, cacciatore nelle tenebre.1. #nicodemo #lanternadelcercatore

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  1. “Così tutta la nostra cultura è subissata e continuamente costernata di peccati gravissimi – quali l’aborto, il divorzio, la fecondazione assistita, la calunnia e le fake news per citarne alcuni – che divengono cultura dominante

    Sono sorpreso che tra questi peccati gravissimi non sia elencato l’abuso sessuale su bambini innocenti che hanno perso la fede e la luce. La fecondazione assistita è un peccato? Il divorzio è un peccato?

    Non capisco bene. “Quello che Dio ha unito, l’uomo non lo separi” non significa che il divorzio sia un peccato, ma piuttosto che la relazione che nasce dall’Amore che è Dio non sarà separata dagli esseri umani. Forse questo ha più senso. La fecondazione in vitro promuove la vita. Nulla di ciò che promuove la vita può essere considerato un peccato. O sotto quale prisma biblico questa tecnologia può essere considerata un peccato?

    Ci sono bellissimi scritti su questo sito web, ma questi paragrafi, dopo aver menzionato l’ultraconservatore Giovanni Paolo II, rivelano l’oscurità che il cattolicesimo ha sopportato.

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    1. Carissimo grazie.
      In effetti avrei dovuto citare anche l’abuso sessuale sui minori, un peccato gravissimo che va estirpato.
      Avrei dovuto citare l’abuso sugli adulti, la prostituzione, e l’abominio delle coppie di fatto (etero ed omo).
      Avrei dovuto citare i peccati che vanno a colpire la creazione e che poi direttamente colpiscono l’uomo (pensa ai tumori nati in seguito alle eco mafie). Avrei dovuto citare lo schifo del poliamore, dei contraccettivi e dell’amore deresponsabilizzato fuori dalla realtà progettuale del matrimonio.
      Ora, in effetti avrei povuto, ma così facendo sarebbe diventato un articolo di morale e non su Nicodemo. Esattamente come quando parlo dei Sacramenti, non mi memtto a ripetere che Dio è Trinità, Gesù è Uomo – Dio. Altrimenti, per ogni articolo avrei bisogno di ripetere esplicitamente tutta la dottrina cattolica. Il che invece è implicita.
      Sul resto che dici, queste obiezioni mi sembrano poco solide e reali.
      1. Il divorzio non è una semplice dichiarazione che una coppia non può più dividersi, ma è l’atto della Nuova ed Eterna Alleanza di Dio con l’uomo e la donna. E rompere questa nuova ed eterna alleanza secondo te è non è peccato? E che cos’é allora? Una partita a carte?
      2. La fecondazione assistita, come i dati ci testimoniano, non è un semplice prisma tecnologico, ma va a sostituire l’atto naturale di procreazione dell’uomo e della donna, così voluto da Dio. Quindi oltre i tanti, enormi problemi dal lato medico e tecnico (su questo ti rinvio ai testi del Dottor Renzo Puccetti, esperto in materia, che sa padroneggiare meglio il linguaggio e i contenuti) ne viene anche uno di tipo morale e teologico: se Dio ha voluto che ci fosse questo atto naturale, perchè l’uomo deve farsi Nuovo Prometeo ed inventare metodi – di per sè orribili – e sostituirsi a Lui che è l’unico procretore?
      Circa il giudizio storico su gp2 ti chiedo di essere più prudente. Nella chiesa non esistono progressisti e conservatori, ma esiste la dottrina e la morale, che i papi ci insegnano autenticamente. Questo bel percorso di fede ci aiuta ad amare Dio e il prossimo in modo migliore, e noi stessi cresciamo nella fioritura personale e nella santità. Nessun papa dunque, potrà venire e autorizzare nessuno di queste condotte che hai citati, veri e propri nuclei di peccato, solo per soddisfare gli apettiti della società liquida.
      Saluti 🙂

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