Al cuore del mistero. 24 dicembre #novena #avvento2023

Maria e la grazia straboccante

«Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28)

χαίρε! (Kàire): questo è il saluto dell’angelo (parola, che, nel suo significato greco, richiama, primariamente, proprio “messaggero”, prima ancora di creatura spirituale). Di per sé, non è altro che un normale saluto, che avvia la conversazione tra due persone.
Lo straordinario risiede nel seguito: κεχαριτωμένη (kecharitōmenē) è detto di Maria. Di nessun altro si potrà dire altrettanto. “Colmata di grazia”; meglio ancora: straboccante di grazia, come una brocca impossibile da muovere, perché ha già oltrepassato il livello di riempimento in sicurezza.
Già in questo saluto è chiaro come Maria sia il frutto più maturo della grazia nell’uomo: il suo vero merito è – paradossalmente – non avere meriti, se non quello di essere stata accogliente nei riguardi della grazia. In Maria, possiamo vedere, cosa avviene nell’uomo quando questi si lascia lavorare, senza opposizione, dalla grazia divina: quando si lascia attraversare da essa come un vetro si lascia attraversare dalla luce.

Le parole dei Padri

Beda riprende il significato del saluto a Maria, sottolineando come sia «estraneo alla consuetudine, tanto più è adatto alla dignità della beata Maria[…]. Era veramente piena di grazia lei, che ebbe il dono di generare Cristo, colui per mezzo del quale sono venuti al mondo verità e grazia (cfr. Gv 1, 17). […] Veramente benedetta fra te donne lei che, senza esempio nella condizione femminile, godette sia del decoro della verginità che dell’onore di essere madre[…]»1
Anche padre Ambrogio si sofferma sul “doppio status” della Madonna, sottolineando che «ben a ragione Maria è sposa, ma vergine, perché è l’immagine della Chiesa, che è senza macchia, ma anche sposa. Ci ha concepiti verginalmente nello Spirito, e verginalmente ci dà alla luce senza un lamento»2.

Madre di Dio

Theotokos (Θεοτόκος): “madre di Dio”3. Questa la chiamata alla santità di Maria di Nazaret. Siamo così assuefatti di sentirlo pronunciare, che rischiamo di non comprendere la portata teologica di un simile titolo. Maria, un’adolescente, ha generato Dio. Gesù non è solo figlio di Maria, è il Figlio di Dio e “Dio come il Padre”4. “L’Eterno che sfama i viventi si nutre da un seno di donna”, sottolinea un inno del Natale, evidenziando l’arcano paradosso, per cui quel tenero bimbo tra le braccia della Vergine non cessa d’essere il Creatore del mondo ed il Re dell’Universo.
Già nell’annuncio, a Maria, del destino di Elisabetta, abbiamo l’incontro di due grembi, che si concretizzerà qualche tempo dopo, quando la sollecitudine spingerà la Vergine verso la regione montuosa, per poter assistere la cugina Elisabetta. Lì, avverrà davvero. Due grembi, uno di fronte all’altro. Due bimbi, ancora in formazione. Eppure, già nella placenta, il Battista dona corpo al proprio destino profetico, sussultando al riconoscimento della venuta dell’atteso Messia delle genti, invocato e desiderato dai profeti e dai patriarchi d’Israele.

Voce e Parola

Tra i due, vi è un rapporto particolare e probabilmente unico, nella storia, come ci ricorda l’antifona iniziale della domenica dell’Incarnazione, nel rito ambrosiano5. Di Giovanni, votato all’essenzialità, spogliato di ogni orpello, non rimane altro che voce: “voce di uno che grida nel deserto”6. L’altro è, invece, Parola, che è diventa carne. Che si è fatta visibile, toccabile, percepibile.

La prima, grande kenosi di Dio

In ginocchio, come per ogni vera dichiarazione d’amore. Neppure Dio vi si sottrae. Amore per eccellenza, per dirlo all’uomo, si abbassa, progressivamente, fino all’umiliazione più impensabile. Volto d’uomo sfigurato di sputi e schiaffi. Ma il primo abbassamento, o, più precisamente, “svuotamento” (dal greco κένωσις) di Dio avviene proprio con l’Incarnazione, nella quale accetta limiti e confini. Accetta un corpo. Ma non uno qualsiasi. Accoglie ogni passo d’un uomo che cresce. Accoglie, nella scelta d’essere uomo, la fatica di diventarlo, giorno dopo giorno, esperendo il mondo, da Lui (Parola eterna) creato, con occhi diversi. Occhi d’uomo. Ma, prima ancora, di bimbo che cresce, scoprendo il mondo intorno a sé.

Da onnipotente a schiavo

«L’onnipotente Creatore
assume natura di schiavo,
un corpo di morte vestendo
ci scioglie dai lacci di morte.
Divino vigore dal cielo
nel grembo di pura fanciulla
arcanamente accende
la vita del Figlio di Dio» .

Una discesa inarrestabile, quella sottolineata da quest’inno delle lodi di Natale. Da onnipotente, da sovrano assoluto di sé, sciolto da qualunque legame di dipendenza, fino alla dipendenza più totale: quello di un essere ancora in formazione, incapace di sopravvivere senza la madre. Pensando che era onnipotente, è straordinario sia stato proprio questo il modo selezionato da Dio, per manifestarsi al mondo. Poteva scegliere qualunque modalità. Ha scelto di essere piccolo, povero, umile, bisognoso di tutto. Colui che non aveva bisogno di nulla si è fatto mendicante di ogni cosa, affinché potessimo accogliere il disegno di grazia che, tramite Lui, si sarebbe compiuto.

«Ecco la serva del Signore»

Maria non rinuncia a capire. Domanda, ascolta, confronta. Poi, però, afferma la propria piena disponibilità («Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»7), che richiama i “poveri del Signore”, che si abbandonano, fiduciosamente, a lui. Tale epiteto è per lo più ritrovato, nella Scrittura, al maschile8. L’umiltà di Maria declina questo termina al femminile, mostrandoci la fortezza di chi, consapevole della propria debolezza, con San Paolo9, riconosce in Dio la sorgente della forza.

Contemplare l’annuncio a Maria ci aiuti a vivere il nostro essere creatura nelle mani di Dio, disponibili all’azione della Grazia.

Maddalena Negri


1 Beda, Omelie sul Vangelo 1, 3 in “La Bibbia commentata dai Padri”, volume 3, Città Nuova editrice, 2006, pp. 39- 40
2 Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 2, 6-7, in op.cit., p. 40
3 Così è stato stabilito che possa essere chiamata la Vergine Maria, nel concilio di Efeso del 431
4 Come stabilito dal concilio di Nicea, nel 325, contrastando la tesi ariana, che lo vedeva, al contrario, come “la più alta delle creature.
5 “Elisabetta dice a Maria: «Perché a me sei venuta, Madre del mio Signore? Se l’avessi saputo, sarei uscita a te incontro. Tu porti in grembo il Re dell’universo, io solamente un profeta; tu colui che dà la legge, io colui che la osserva; tu la Parola che salva, io la voce che ne proclama l’avvento».”
6 Cfr. Gv 1, 23
7 Lc 1,38
8 “Servi del Signore”sono chiamati i patriarchi, Mosè, Davide, i profeti, i sacerdoti, i fedeli e tutto Israele.
9 Cfr. 2Cor 12, 10


Fonte immagine: Wikimedia

Riferimento: Lc 1,26-38


Riepilogo novena 2023:

  • 1° Giorno – 16 dicembre 2023: Cristo sulla scena umana, Teilhard de Chardin (fr. Gabrio)
  • 2° Giorno – 17 dicembre 2023: Testimonianza e luce, podcast (fr. Gabrio)
  • 3° Giorno – 18 dicembre 2023: Giuseppe e il piano di Dio #vlogmas (fr. Gabrio)
  • 4° Giorno – 19 dicembre 2023: Il silenzio di Zaccaria (Anikò Schnider)
  • 5° Giorno – 20 dicembre 2023: Dio o un “fuffa guru”? Affidamento mariano (Laura Zaccaro, NeuroLaura)
  • 6° Giorno – 21 dicembre 2023: Elisabetta ricolma di Spirito Santo (Fr. Gabrio)
  • 7° Giorno – 22 dicembre 2023: L’io di Maria, il tu divino, il noi comunitario (Luca Vozza)
  • 8° Giorno – 23 dicembre 2023: Live video di Natale con Lucia Graziano (fr. Gabrio e Lucia)
  • 9° Giorno – 24 dicembre 2023: Al cuore del mistero (Maddalena Negri)

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