Prologo: dieci definizioni.
- La Fede: l’inquietudine di Dio libera da passionalità.
- La Speranza: l’ amoroso peregrinare della mente verso le realtà sperate.
- La Pazienza: l’attendere instancabile e perseverante del compimento delle realtà in-
visibili, contemplate con l’occhio interiore come già presenti. - Il distacco dall’avidità del possesso: volere il non possesso con l’intensità di uno che brama il possesso.
- La Sapienza: il dimenticare se stesso nel rapimento che ci trasporta in Dio.
- L’umile sentire di sè: l’ignorare sempre i propri meriti.
- L’imperturbabilità: la brama ardente di non agitarsi.
- La purità del cuore: le sensibilità costantemente aderente a Dio.
- L’amore: l’accrescimento dell’amicizia verso chi ci reca oltraggio.
- Il perfetto cambiamento interiore: immersi nel godimento di Dio, reputare gioia l’orrore della morte.
Parole di giudizio e discernimento spirituale dette da Diadoco, vescovo di Foticea
Ogni uomo è creato secondo l’immagine di Dio; il raggiungere la somiglianza divina è concesso a chi sottomette la sua libertà a Dio per mezzo di un grande amore. Non apparteniamo più a noi stessi, quando siamo somiglianti a colui che, mediante l’amore, ci ha riconciliati con Dio. Ciò sarà possibile quando saremo persuasi che non dobbiamo lasciar commuovere la nostra anima per la facile gloria mondana.
L’autodeterminazione è la volontà propria dell’anima ragionevole, atta a muoversi verso l’oggetto della sua scelta; orientiamola solo verso il bene, perchè con i pensieri retti consumi il ricordo del male.
… E giusta l’attesa insonne della luce che porta alla parola, nella fede resa attiva dall’amore; niente è più squallido di una mente che, separata dalla vitale comunione con Dio, costruisce sistemi filosofici sul mistero divino.
Non è lecito a chi è privo di luce interiore d’occuparsi delle verità spirituali, e neppure è concesso di parlare a chi, per la benignità dello Spirito Santo, è stata elargita una luce abbondante. La penuria di luce porta con sè l’ignoranza; la ricchezza di luce è impedimento al parlare. Ebbra dell’amore divino la anima sigilla le labbra nel silenzio e s’immerge nel gaudio della gloriosa luce di Dio. Bisogna seguire una via di mezzo nell’attività concernente la comunicazione delle parole divine. Questa misura è dotata, da una parte, di una misteriosa bellezza di forma, dall’altra, della luce interiore, che nutre la fede di colui che parla in virtù della fede. Cosicché colui che insegna è il primo a gustare i frutti della conoscenza che nasce dall’amore.
La facoltà percettiva della mente è un gusto preciso delle cose da discernere. Come mediante il senso corporale del gusto, quando siamo sani, discerniamo il buono dal cattivo con sicurezza, così la mente, quando comincia a muoversi nella piena salute e nel distaccamento perfetto, è atta a sentire il divino conforto e a non lasciarsi depredare da ciò che le è contrario.
…La conoscenza è il frutto della preghiera e di una abituale pace dei pensieri, raggiunta con il completo distacco dall’esteriorità.
La sapienza nasce dalla meditazione, libera da ogni forma di vanità, delle parole di Dio; ma prima di tutto è figlia della grazia gratuita di Dio.
Solo lo Spirito Santo opera la purificazione della mente… con ogni mezzo, soprattutto con la pace dell’anima; bisogna far riposare in noi lo Spirito Santo. In tal modo la lucerna della conoscenza sarà sempre accesa in noi. Risplendendo questa luce, nelle riserve dell’anima, manifesta alla mente tutti gli aspri e tenebrosi attacchi demoniaci, e, investendoli con il suo santo e luminoso chiarore li rende più fiacchi…
(Diadoco di Foticea,Cento Capitoli Sapienziali, in “Filocalia” I – Testi di Ascetica e Mistica della Chiesa Orientale, di G. Vannucci, Libreria Editrice Fiorentina, 146 – 148.
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