ยซUna voce! Lโamato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le collineยป (Ct 2,8)
Queste sono le prime parole con cui ci accoglie la prima lettura.
Sorpresa, desiderio, entusiasmo, ardore giovanile di amori incandescenti. Questa lโimmagine, che si esplicita, immediatamente dopo, in unโistantanea rubata alla natura: lโamato รจ paragonato ad auna gazzella od un cerbiatto. Animali diversi, senzโaltro: ma accomunati dalla caratteristica di avere โlโunghia divisaโ e ruminare[1]; dalla prima, discende unโinnata eleganza nel passo, anche e soprattutto nei terreni pendenti o scoscesi. Unโimmagine non nuova nella Bibbia, che paragona la sicurezza derivante dal camminare con Dio allโavere โi piedi come le cerveโ[2], visto come la possibilitร dโincedere, con sicurezza e leggiadria, anche per le vie piรน impervie, come se fossero agevoli e comode. Unโimmagine di grande impatto, sottolineata dal seguito, che evidenzia la selvaticitร dellโanimale, che si apposta dietro un muro, per spiare dalle inferriate[3]. Paura di essere visto e scoperto, oppure desiderio ardito di accedere alle stanze piรน segrete dellโamata?
Dal canto suo, lโamata รจ, invece, paragonata ad una colomba. Da sempre il suo nitore, che richiama la neve di questa stagione invernale, รจ un richiama alla purezza, ma, anche alla precarietร di chi trova il proprio equilibrio sui ramoscelli piรน sottili degli alberi, grazie a quella leggiadria, che spalanca le proprie porte alla fragilitร . Il testo prosegue richiamando immagini della natura primaverile (le primizie del fico, la vite in fiore), perchรฉ il tepore primaverile incoraggia ad andare incontro alla natura che si risveglia dal torpore della stagione invernale.
Alla richiesta di vederne il viso, si accompagna quella di udirne la voce. Senso quanto mai bistrattato in questโepoca di schermi da toccare e video da vedere, quello dellโudito รจ un senso che richiama intimitร , riservatezza e nascondimento. Ascoltare una persona cara non domanda solo la disponibilitร dei padiglioni auricolari, ma richiede la presenza integrale della persona. Sedersi una di fronte allโaltra, occhi negli occhi, dovunque si sia, รจ lโaccorato appello, spesso silenziosamente posto, di chi si fa latore della caritร dellโascolto.
Le immagini del Cantico, ardite e ardenti, sono il motivo per cui, a lungo, questo libro รจ rimasto quasi โsegretoโ, nonostante, da sempre, abbia abitato il canone biblico, giร ebraico. Solo immagini per comprendere lโamore divino oppure amore puramente umano?
Lโesegesi suggerisce sempre di non aver paura della generositร di lasciare aperte piรน strade. Senzโaltro, lo spunto nasce dallโamore, per cosรฌ dire profano, ma Benedetto XVI non ebbe, del resto, timore a lasciare spazio perchรฉ anche il divino possa accedere allโeros, come evidenzia in una sua enciclica:
ยซIn realtร eros e agape โ amore ascendente e amore discendente โ non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro. Quanto piรน ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unitร nell’unica realtร dell’amore, tanto piรน si realizza la vera natura dell’amore in genere. Anche se l’eros inizialmente รจ soprattutto bramoso, ascendente โ fascinazione per la grande promessa di felicitร โ nell’avvicinarsi poi all’altro si porrร sempre meno domande su di sรฉ, cercherร sempre di piรน la felicitร dell’altro, si preoccuperร sempre di piรน di lui, si donerร e desidererร ยซ esserci per ยป l’altro. Cosรฌ il momento dell’agape si inserisce in esso; altrimenti l’eros decade e perde anche la sua stessa natura. D’altra parte, l’uomo non puรฒ neanche vivere esclusivamente nell’amore oblativo, discendente. Non puรฒ sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in donoยป [4].
La ‘pudicizia’ che ci assale all’improvviso al pensare che il Cantico dei Cantici sia all’interno della Bibbia รจ dovuta al legare l’eros alla genialitร , motivo per cui creiamo un fissati invalicabile fra l’esperienza umana e quella divina. Inteso in senso ampio, tuttavia, cioรจ come amore di desiderio risulta persino evidente come sia imprescindibile assegnarlo a Dio. Basti pensare al desiderio di stringere alleanza con il popolo d’Israele e continuarla, al di lร di ogni infedeltร . Per non parlare, poi, del desiderio di avvicinarsi all’uomo, realizzato nell’Incarnazione, che vede il suo apice nella libera offerta di Cristo sulla Croce, per la redenzione dell’uomo.
Se ci pensiamo bene, la riflessione di Benedetto XVI รจ davvero significativa: a lungo, abbiamo visto l’amore oblativo come il proprium cristiano. In realtร , un amore solamente oblativo, chiuso al desiderio, rischia di essere solo una forma imbelletteta di narcisismo e di esaltazione egotica. Il massimo amore oblativo,se non si lascio toccare dal desiderio del bene dell’altro, rasenta l’autocompiacimento, ma, soprattutto, non permette di mettersi in discussione in profonditร .
Possa davvero essere ardente quanto assaporiamo nel cantico dei Cantici il desiderio di incontrare il Verbo che, fattosi carne, richiede al nostro amore la stessa concretezza, per saperlo vedere nella fragilitร e nella necessitร di chiunque si accosti; soprattutto, saperla vedere dove รจ meno evidente, perchรฉ la fragilitร piรน autentica che ciascuno di noi custodisce, soprattutto dalla vista altrui, รจ precisamente quella che piรน necessita di essere accudita.
Maddalena Negri
Rif. Ct 2, 8-14
Fonte immagine: realizzata tramite IA con Canva
[1] Vd. Lv 11,3
[2] Cfr. Abacuc 3, 19 / Sal 18, 33
[3] V. 9
[4] Deus caritas est, n. 7
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