
Il primo libro di questo mese è Il pappagallo muto. Maurizio de Giovanni torna con un nuovo capitolo della serie di Sara Morozzi, ex agente dei Servizi segreti ormai in pensione, ma mai davvero fuori gioco. Il titolo enigmatico è solo l’inizio di un’indagine che mescola mistero, introspezione e il tema della memoria – personale e collettiva. Sara Morozzi è una donna che ha vissuto nell’ombra, abituata a osservare più che a parlare. Insieme ad Andrea Catapano, collega e amico fidato, viene coinvolta in un caso delicato e apparentemente semplice, ma che si rivelerà carico di implicazioni morali e personali. La loro missione si svolge in modo silenzioso, paziente, con strumenti analogici e umani, in contrasto con l’iperconnessione del presente. Il “pappagallo muto” è una figura metaforica, che rimanda a verità che nessuno vuole ascoltare, o che si preferisce ignorare. Una protagonista fuori dagli schemi: Sara è un personaggio affascinante, una donna di poche parole ma dall’intelligenza sottile, capace di leggere le persone con uno sguardo. Atmosfera sospesa: l’intero romanzo ha un ritmo quasi contemplativo, come se il tempo scorresse più lento. Scrittura evocativa: De Giovanni riesce con poche frasi a delineare stati d’animo complessi, intrecciando l’indagine a riflessioni profonde sull’esistenza, la giustizia e il perdono. Il libro affronta il tema dell’invecchiamento e del valore dell’esperienza, ma anche quello del silenzio – il silenzio imposto, quello scelto, e quello che grida più delle parole. Il tutto calato in un contesto narrativo che è tanto giallo quanto meditazione. Il pappagallo muto è meno azione e più sguardo interiore. Non è un thriller adrenalinico, ma un’indagine dell’anima. Chi ama le atmosfere lente, i personaggi ben costruiti e le storie che fanno pensare, troverà qui una lettura preziosa. Un romanzo maturo, delicato, malinconico, che lascia un’eco sottile anche dopo l’ultima pagina. Voto 5/5

Altro bel giallo è Delitto di benvenuto. Cristina Cassar Scalia inaugura una nuova serie poliziesca ambientata negli anni Sessanta, con protagonista il giovane commissario Scipione Macchiavelli. Il romanzo rappresenta un cambio di atmosfera rispetto alla celebre serie con Vanina Guarrasi: qui si respira un’aria più classica, nostalgica, quasi cinematografica, tra suggestioni alla Sciascia e un’attenzione maniacale ai dettagli storici. Nel dicembre del 1964, il commissario Macchiavelli viene trasferito da Roma a Noto, in Sicilia, a causa di uno scandalo sentimentale. Il suo arrivo coincide con la misteriosa scomparsa del direttore di una banca locale, che verrà poi ritrovato morto in circostanze sospette. Il caso si rivela più complesso del previsto, coinvolgendo segreti sepolti, rapporti di potere e un contesto sociale in cui tutto è controllato da equilibri non sempre trasparenti. Affiancato da una squadra variegata e dalla determinata farmacista Giulia Marineo, Macchiavelli si muove con prudenza ma determinazione, rivelando un acume investigativo che saprà sorprendere anche i lettori più esperti. Ambientazione curatissima: la Sicilia degli anni ’60 è viva e vibrante, tra barocco decadente, silenzi sospettosi e tensioni latenti. Un protagonista riuscito: Scipione Macchiavelli è un personaggio nuovo ma già memorabile, colto, ironico, vulnerabile, diverso dai classici ispettori tutti d’un pezzo. Scrittura elegante ma accessibile: Cassar Scalia dosa bene ritmo, introspezione e suspense, senza mai cadere nell’eccesso. Il romanzo non è solo un giallo: è anche una riflessione sul potere, sulle apparenze, sull’onore e sull’ipocrisia sociale. I temi del passato – come il delitto d’onore o la posizione delle donne – emergono con forza, ma senza forzature. Delitto di benvenuto è un giallo di ampio respiro, con una costruzione solida, un protagonista che promette di accompagnarci per molto tempo e un’ambientazione che diventa essa stessa personaggio. Un romanzo consigliato non solo agli appassionati del genere, ma anche a chi cerca storie ben scritte e capaci di evocare un’epoca intera. Voto: 4,5/5

Un libro che tocca il cuore è Il segreto di mio figlio. Perché Carlo Acutis è considerato un santo. Il libro racconta la vita di Carlo Acutis, un giovane che ha saputo coniugare la fede profonda con la modernità, diventando un esempio per molti. Attraverso le parole di chi lo ha conosciuto da vicino, il racconto mette in luce la sua semplicità, la sua passione per la tecnologia e la sua intensa spiritualità. La narrazione è intima e coinvolgente, offrendo uno sguardo autentico sulla crescita di un ragazzo che ha scelto di vivere con coerenza i suoi valori, anche in un mondo spesso lontano dalla dimensione religiosa. Il libro trasmette un messaggio di speranza e di fiducia, mostrando come sia possibile affrontare le sfide della vita con coraggio e amore. Adatto a chi desidera conoscere meglio la figura di Carlo Acutis, il libro ispira a riflettere sul senso della fede oggi e sul ruolo che ciascuno può avere nella propria vita, trovando un equilibrio tra spiritualità e realtà quotidiana. Voto 4,5/5

Un libro che mi ha piacevolmente sorpreso è La strada giovane, un racconto breve ma intenso, che sorprende per la sua delicatezza e profondità. Antonio Albanese, conosciuto soprattutto per il suo talento comico, mostra qui una sensibilità narrativa capace di toccare corde profonde. Il protagonista, Nino, è un giovane panettiere siciliano, semplice, silenzioso, che si ritrova travolto dagli eventi della Seconda guerra mondiale. Dopo essere stato catturato e deportato in Austria, decide di fuggire e tornare a casa, a piedi, attraverso un’Italia ferita e distrutta. Il romanzo è essenziale, scritto con uno stile sobrio, quasi pudico, che però riesce a evocare emozioni potenti. Nino non è un eroe tradizionale: è uno che sopravvive, che cammina, che osserva, che spera. E proprio in questa sua normalità sta la forza della storia. Il suo viaggio diventa un lento ritorno a sé stesso, alla vita, ai legami che lo definiscono. Albanese non indulge nella retorica, e il suo sguardo sulla guerra è umano, mai ideologico. È la storia di un ragazzo che cerca la luce in mezzo al buio, che ritrova brandelli di umanità lungo la strada, e che impara, passo dopo passo, cosa significa davvero essere giovane in un mondo che vuole strapparti via tutto. La strada giovane è una lettura veloce ma che lascia il segno. Una parabola semplice, poetica e silenziosa sulla memoria, sul ritorno e sulla capacità di non spegnersi, neanche quando tutto sembra crollare. Voto 4,5/5

Un libro intenso è Le parole di Gesù, di Umberto Galimberti con Ludwig Monti. Questa è un’opera che si propone di restituire profondità e umanità al messaggio evangelico, andando oltre le formule religiose per concentrarsi sul significato esistenziale delle parole pronunciate da Gesù. Galimberti affronta ciascuna parola come una chiave per interrogare la propria vita, il proprio modo di essere nel mondo e il proprio rapporto con l’altro. Ogni parola scelta – come amore, verità, misericordia, giustizia, perdono – diventa un’occasione per riflettere non solo su un concetto teologico, ma soprattutto su un’esperienza umana. Il libro ha un tono meditativo, a tratti poetico, e invita il lettore a una lettura lenta, interiore, quasi silenziosa. Il punto di forza è la capacità dell’autore di rendere attuali parole antiche, mostrandone la forza trasformativa e la carica rivoluzionaria. Il Gesù che emerge non è solo il figlio di Dio secondo la tradizione cristiana, ma anche un uomo che interroga il nostro tempo e i suoi disorientamenti. Un testo adatto a credenti, agnostici e cercatori: chiunque sia disposto ad ascoltare parole che non vogliono imporre, ma aprire. Voto 5/5

Un altro romanzo che mi ha conquistato è Alma. Questo è un romanzo poetico e intimo di J.M.G. Le Clézio, che esplora temi profondi come la memoria, l’identità e il legame con la natura. Attraverso uno stile lirico e meditativo, l’autore ci conduce nel viaggio interiore della protagonista, Alma, una giovane donna alla ricerca delle proprie radici e del senso della vita. La narrazione segue Alma mentre si confronta con il passato della sua famiglia, le tracce di una cultura lontana e la bellezza fragile del presente. Lungo il percorso, emergono riflessioni sulla perdita, sul tempo che scorre e sulla connessione tra uomo e ambiente naturale. Memoria e identità: il ricordo come strumento per comprendere chi siamo Natura e spiritualità: il rapporto intimo con la terra e gli elementi Ricerca personale: un viaggio interiore che si riflette nel mondo esterno. La scrittura è delicata, evocativa, quasi musicale. Le Clézio usa frasi brevi e immagini suggestive per creare un’atmosfera sospesa, invitando il lettore a una lettura contemplativa. Profondità emotiva e riflessiva Ambientazioni evocative e poetiche Capacità di far emergere il legame tra uomo e natura. Ritmo lento, non adatto a chi cerca una trama movimentata Linguaggio a volte molto introspettivo e simbolico, che può risultare astratto. Alma è un romanzo che si rivolge a chi ama le letture intense e contemplative, capaci di aprire spazi di riflessione sull’essenza dell’esistenza e sulla nostra relazione con il mondo. Un’opera delicata e preziosa. Voto: 4 / 5

Un romanzo molto interessante è Il corredo di Patrizia Rinaldi, che sa di fiaba oscura, di mare lontano e di misteri taciuti. Patrizia Rinaldi costruisce una storia intensa e fuori dal tempo, ambientata in un luogo sospeso: una tenuta isolata, immersa nella natura e abitata da personaggi inquieti, simbolici, quasi archetipici. Il cuore del racconto ruota intorno al marchese Saverio, un uomo fragile, malato, circondato da giovani allievi vergini e da donne che proteggono e custodiscono la sua esistenza come una liturgia. Tra tutte, spicca Lauretana, enigmatica e ossessiva, che domina la scena con un potere misterioso. Ma è con l’arrivo di Alta Gracia, donna fuggita da un passato violento, che le dinamiche si incrinano: lei porta con sé un altro tipo di forza, selvaggia, libera, indomita. Il “corredo” del titolo non è solo un insieme di oggetti, ma un’eredità simbolica: ciò che ogni donna si porta dentro e che viene tramandato, protetto, nascosto. È memoria, identità, difesa. Patrizia Rinaldi gioca con le parole e le immagini come un’artigiana: la scrittura è densa, evocativa, a tratti barocca, ma mai fine a sé stessa. Ogni frase ha il ritmo di una danza lenta, sensuale e minacciosa. Il romanzo non è facile né consolatorio. Va letto con attenzione, accettando di perdersi tra simboli, silenzi e incastri di relazioni che sembrano obbedire più alla logica del sogno che a quella della realtà. Ma se ci si lascia trasportare, si entra in un mondo dove le donne resistono, amano, combattono, e soprattutto custodiscono. Per sé, per le altre, per chi verrà. Consigliato a chi ama le atmosfere gotiche, i personaggi femminili complessi e una scrittura che non semplifica, ma scava. Un romanzo che rimane addosso come un profumo antico, difficile da decifrare, impossibile da dimenticare. Voto 4,5/5

Infine, vi parlo de La ballata dei padri infedeli. Con questo nuovo capitolo della saga dei “delitti del casello”, Rosa Teruzzi continua a mescolare con maestria il giallo e il romanzo familiare, regalandoci un’indagine intima, malinconica e a tratti ironica, dal sapore tutto milanese. Al centro della storia troviamo ancora una volta Libera, ex libraia diventata fioraia, alle prese con una nuova verità da inseguire: la possibilità che Diego Capistrano — noto criminale latitante — sia suo padre. Ma più che una corsa contro il crimine, questa ballata è un viaggio nei sentimenti, nelle bugie del passato e nei silenzi che hanno segnato generazioni. Accanto a lei, le immancabili Iole, madre anticonvenzionale, energica e provocatoria, e la fidata Smilza, giornalista concreta ma emotivamente presente. Le tre formano un trio affiatato e ormai familiare al lettore, capace di alternare sorrisi e tensione, leggerezza e dolore. I personaggi: sono il vero cuore del romanzo. Rosa Teruzzi li rende vivi, tridimensionali, capaci di dialoghi brillanti ma anche di silenzi pesanti. Libera, in particolare, è sempre più sfaccettata, fragile e forte insieme. Lo stile: diretto ma curato, semplice ma evocativo. La scrittura scorre senza fatica, accompagnando il lettore tra i fiori del casello e i fantasmi del passato. L’intreccio familiare: non si tratta solo di un’indagine, ma di una ricerca di identità. Il “padre infedele” del titolo è anche un simbolo delle promesse non mantenute, dei legami spezzati, della verità che fa paura. Chi cerca un giallo serrato, ricco di colpi di scena e adrenalina, potrebbe trovarlo troppo “soft”. La trama investigativa è sempre al servizio dei sentimenti, più che dell’azione. Inoltre, alcune dinamiche tra i personaggi iniziano a diventare prevedibili, soprattutto se si è letto l’intera serie. La ballata dei padri infedeli è un romanzo gentile ma profondo. Un noir sentimentale che parla di radici, di madri e figlie, di amori passati e presenti, e del bisogno universale di sapere da dove veniamo. Con delicatezza e ironia, Rosa Teruzzi ci invita a riflettere su ciò che significa essere famiglia — e su quanto dolore può nascondere la verità. Consigliato a chi ama i gialli umani, più che i thriller puri. Una lettura che fa bene al cuore, anche quando fa un po’ male. Voto 4,5/5
M. Alessia Del Vescovo
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