
Bravo, bravissimo è il libro in cui Beppe Vessicchio racconta il proprio percorso umano e professionale nel mondo della musica italiana, con uno stile diretto, colloquiale e accessibile. Non è un manuale tecnico né una semplice autobiografia cronologica, ma una riflessione personale sull’educazione musicale, sul lavoro del direttore d’orchestra e sul valore formativo della musica. Vessicchio intreccia episodi della sua carriera – soprattutto legati alla televisione e al Festival di Sanremo – con considerazioni più ampie sul ruolo della musica nella società. Un tema centrale del libro è l’idea che la musica non sia solo intrattenimento, ma uno strumento educativo capace di sviluppare ascolto, disciplina, rispetto delle regole e sensibilità emotiva. In questo senso, l’autore insiste molto sull’importanza dello studio e sulla differenza tra improvvisazione e competenza reale. Il tono è spesso ironico e autoironico, ma non superficiale. Vessicchio evita l’autocompiacimento e si mostra consapevole dei limiti del sistema musicale e televisivo italiano, pur difendendo la possibilità di fare qualità anche in contesti popolari. Il linguaggio rimane semplice, pensato per un pubblico ampio, non necessariamente esperto di musica. Bravo, bravissimo è, quindi, un libro adatto a chi ama la musica italiana, a chi è curioso di capire cosa c’è dietro le quinte dei grandi eventi musicali televisivi e a chi è interessato al valore educativo della musica. Non offre rivelazioni sensazionalistiche, ma una testimonianza coerente e onesta di un professionista che ha fatto della competenza e dell’ascolto il centro del proprio lavoro.
Voto 4,5 su 5

Molto interessante è Il cielo più vicino: un saggio in cui Vittorio Sgarbi riflette sul tema della montagna nella storia dell’arte. Il libro propone un percorso che attraversa secoli di pittura e di rappresentazioni visive, mostrando come le vette siano state interpretate non solo come elementi del paesaggio, ma come simboli di elevazione, limite e trascendenza. La montagna diventa per Sgarbi un luogo privilegiato di confronto tra l’uomo e l’infinito. Attraverso l’analisi di opere di artisti di epoche diverse, l’autore mette in luce come il paesaggio montano abbia progressivamente acquisito un valore autonomo, passando da sfondo secondario a protagonista carico di significati spirituali ed emotivi. Il libro non segue una narrazione lineare, ma si struttura come una serie di riflessioni e collegamenti tra immagini, autori e periodi storici. Lo stile è riconoscibile: appassionato, assertivo e spesso personale, con giudizi netti e interpretazioni che invitano il lettore a guardare le opere d’arte con maggiore consapevolezza. Il cielo più vicino si rivolge a chi è interessato alla storia dell’arte e al rapporto tra natura e rappresentazione artistica. È una lettura che non punta alla sintesi didattica, ma alla contemplazione e al dialogo tra immagini, pensiero e sensibilità estetica.
Voto 5/5

Un thriller psicologico ambientato in un quartiere apparentemente sereno, dove le vite dei residenti nascondono segreti e tensioni inaspettate: Una strada tranquilla vi farà trattenere il fiato. La storia segue principalmente tre donne, le cui esistenze sembrano tranquille e ordinate, ma che celano ferite personali, sospetti e misteri profondi. Il romanzo costruisce lentamente la suspense, alternando le prospettive delle protagoniste e mostrando come le apparenze possano ingannare. Dietro la facciata di normalità si nascondono tradimenti, relazioni complesse e tensioni che minacciano la quiete del quartiere. Lo stile è intenso e riflessivo, con un ritmo che alterna introspezione e momenti di suspense, mettendo in luce le dinamiche sociali e psicologiche dei personaggi. Una strada tranquilla esplora il lato oscuro della quotidianità, dimostrando che anche i contesti più ordinati possono nascondere conflitti e pericoli.
Voto 5/5

Un libro particolare è Katie: un romanzo cupo e violento che unisce elementi di horror, gotico e thriller. Ambientato negli Stati Uniti di fine Ottocento, racconta una storia dominata da brutalità, avidità e desiderio di sopravvivenza. Al centro della narrazione c’è Katie Slape, un personaggio disturbante e imprevedibile, capace di azioni estremamente crudeli, che diventa il motore della tensione del romanzo. A contrapporsi a lei c’è Philomena Drax, una giovane donna determinata e coraggiosa, che lotta per proteggere ciò che le è più caro. Il conflitto tra le due figure guida l’intera vicenda e mette in scena uno scontro tra violenza cieca e resistenza, tra sopraffazione e volontà di giustizia. La scrittura di McDowell è diretta e incisiva, priva di indulgenza verso i personaggi. Le scene sono spesso crude e disturbanti, e contribuiscono a creare un’atmosfera opprimente, in cui il pericolo è costante. L’autore non cerca di rendere i suoi personaggi moralmente rassicuranti, ma li presenta nella loro ferocia e fragilità. Katie è una lettura intensa e non adatta a tutti, consigliata a chi apprezza il gotico americano e le storie che esplorano il lato più oscuro dell’animo umano, senza concessioni o attenuazioni.
Voto 5/5

Un romanzo intenso è Il mio cuore libero. La forza di una madre a Gaza è un memoir intenso e profondamente umano in cui una donna racconta la sua esperienza di madre in un contesto di conflitto. Il libro non è un resoconto militare o politico, ma una testimonianza personale che mette al centro la vita quotidiana, le relazioni familiari e la resistenza emotiva di fronte a una realtà segnata dalla violenza, dalle perdite e dall’incertezza. La protagonista vive a Gaza e racconta la vita con i suoi figli in un ambiente in cui la guerra permea ogni dimensione dell’esistenza: la paura costante, la difficoltà di accedere ai bisogni più elementari, il dolore per le ferite e per le persone care che si perdono lungo il cammino. Tuttavia, il testo non è solo dramma: emerge la forza di una madre che trova modo di amare, proteggere e sperare nonostante la precarietà e il dolore. La scrittura è semplice ma intensa, orientata più alle emozioni e alle relazioni che ai dettagli cronachistici. Le riflessioni personali si intrecciano con situazioni quotidiane, mostrando come l’umanità sopravviva anche nei momenti più bui. La voce della narratrice è diretta e sincera, offrendo al lettore uno sguardo intimo sulla sofferenza e sulla resilienza di chi vive sotto pressione costante. Il mio cuore libero è una lettura potente per chi cerca non solo informazioni su una terra dilaniata dal conflitto, ma soprattutto un ritratto umano di coraggio, amore materno e dignità in circostanze estreme.
Voto 5/5

Un romanzo da non lasciarsi scappare è L’uomo marchiato di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling. Si tratta di un romanzo giallo/thriller corposo che prosegue la saga dell’investigatore privato Cormoran Strike e della sua socia Robin Ellacott, due figure ormai consolidate nel panorama del noir contemporaneo. La vicenda si apre con il ritrovamento di un cadavere mutilato e contrassegnato da un marchio enigmatico all’interno del caveau di un negozio di argenteria a Londra. Quel corpo apparentemente identificato come quello di un rapinatore diventa presto il centro di dubbi, collegamenti a sparizioni misteriose e indizi che trascinano Strike e Robin in un’indagine più complessa di quanto sembrasse a prima vista. La trama si sviluppa su più livelli: c’è il mistero dell’omicidio, ci sono le sparizioni di altri uomini, e c’è anche il rapporto personale tra Strike e Robin, con le tensioni emotive che accompagnano il loro lavoro e la vita privata. L’autrice costruisce un intreccio fitto di dettagli, sottotrame e personaggi, alternando momenti di suspense, riflessioni sulla natura del potere e la presenza di simbolismi (come quelli legati a certi ambienti e ambientazioni) che arricchiscono la dimensione investigativa. Il ritmo narrativo è graduale ma deciso, con un equilibrio tra scene di approfondimento psicologico e sequenze investigative più serrate. La profonda conoscenza dei personaggi da parte dell’autrice si riflette nella cura con cui sono presentate le loro motivazioni, debolezze e relazioni, rendendo la lettura non solo un enigma da risolvere ma anche un’esplorazione delle dinamiche umane più intime. L’uomo marchiato è un libro ideale per chi ama i gialli lunghi e articolati, con un intreccio ricco di dettagli e una caratterizzazione forte dei protagonisti. La lettura richiede attenzione per apprezzare pienamente tutte le sfaccettature della trama e l’evoluzione dei legami tra i personaggi.
Voto 4,5/5

Un romanzo molto bello è, inoltre, Quello che possiamo sapere, un racconto breve di Ian McEwan, costruito come una riflessione narrativa sul sapere, sulla memoria e sui limiti della conoscenza umana. Il testo è volutamente essenziale e procede per immagini e considerazioni, più che per azione. Il racconto è ambientato in un tempo successivo a una grave frattura della civiltà tecnologica. La voce narrante osserva il passato – il nostro presente – come qualcosa di parzialmente perduto e difficile da decifrare. Ciò che resta non è un sapere completo, ma frammenti, tracce, ipotesi. Al centro del testo c’è l’idea che la conoscenza non sia mai totale né garantita: molto di ciò che una civiltà produce può andare perduto, deformato o semplificato. McEwan non costruisce una vera trama, ma una serie di considerazioni narrative che interrogano il lettore su cosa sia davvero conoscibile e su cosa invece rimanga irrimediabilmente opaco. Lo stile è asciutto, controllato, privo di sentimentalismo. Il tono è riflessivo e a tratti distaccato, coerente con la prospettiva di chi guarda il passato da lontano, senza più accesso diretto ai suoi significati originari. La scrittura non cerca effetti drammatici, ma procede per osservazioni misurate, lasciando spazio al lettore. Il racconto non offre soluzioni né messaggi consolatori. Piuttosto, mette in scena un limite: quello della memoria, della trasmissione culturale e della pretesa di comprendere pienamente il mondo. In questo senso, Quello che possiamo sapere è un testo che invita a una lettura lenta e attenta, più meditativa che narrativa.
Voto 5/5

Visto il successo televisivo non potevo non parlarvi di Io, Sandokan! di Emilio Salgari, che è un romanzo che rielabora la figura del celebre pirata malese, presentandolo in forma autobiografica. Sandokan racconta in prima persona la propria storia, le sue battaglie, le sconfitte e il conflitto con il potere coloniale europeo. Il testo mantiene gli elementi tipici della narrativa salgariana: avventura, esotismo, duelli, inseguimenti e fedeltà assoluta ai compagni. La scelta della prima persona rafforza il tono epico e permette di entrare direttamente nel punto di vista dell’eroe, che si presenta come guerriero, capo e uomo segnato dalla perdita. Sandokan non è solo un personaggio d’azione, ma anche una figura guidata dall’onore e dal senso di giustizia. Il romanzo insiste sul tema della libertà e della resistenza, contrapponendo il mondo dei pirati a quello dei dominatori stranieri. Lo stile è rapido e narrativo, orientato al racconto più che all’introspezione psicologica. Io, Sandokan! si inserisce pienamente nel ciclo indo-malese e offre una rilettura del personaggio che rafforza il mito, senza modificarne la natura avventurosa.
Voto 5/5
M. Alessia Del Vescovo
Classifica libri dicembre 2025

CLASSIFICA GENERALE 2025

EXTRA. UN FILM PER TE
La redenzione nella Metropoli: Una rilettura teologica di “Tokyo Godfathers” #attualità #teologia #anime

Se, come affermava Karl Barth, il teologo deve tenere in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale, oggi forse dovrebbe tenere anche un abbonamento allo streaming. Il film d’animazione Tokyo Godfathers (2003) del compianto Satoshi Kon si offre come un inaspettato locus theologicus, una parabola moderna che, pur priva di un’esplicita confessionalità, vibra di una potente semantica cristiana.
Un bel film di cui ringrazio Andrea e Alberta, due clubbers molto cari, che me ne hanno consigliato la visione.
La trama è nei suoi tratti essenziali la seguente: nella notte di Natale, tre clochard di Tokyo – Gin, un alcolista; Hana, una donna transgender; Miyuki, una fuggiasca – rinvengono una neonata tra i rifiuti. Questo evento innesca un’odissea urbana che è, a tutti gli effetti, un pellegrinaggio soteriologico.
L’aspetto teologicamente più rilevante dell’opera è la gestione della causalità. Kon parla di “coincidenze miracolose”; la teologia cattolica vi riconosce la Divina Provvidenza. In linea con la Summa Theologiae (I, q. 22), vediamo come il governo divino non annulli la libertà umana né la casualità degli eventi, ma le ordini verso un fine. Ogni incontro fortuito nel film, ogni oggetto ritrovato (persino un biglietto della lotteria), diventa strumento di Grazia. La neonata Kiyoko (“bambina pura”) agisce come motore immobile di questo ordine: la sua sola presenza, inerme e silenziosa, costringe i protagonisti a muoversi, trasformando il caos della metropoli in un cosmos ordinato verso la redenzione.
I tre protagonisti incarnano biblicamente gli anawim, i poveri di Yahweh. La loro condizione di emarginazione non è ostacolo, ma condizione di possibilità per l’epifania del divino. Come nel presepe di Betlemme, la Gloria di Dio si manifesta “fuori dall’accampamento” (Eb 13,13). La loro unione, priva di legami di sangue ma cementata dalla carità verso la piccola, riflette un’ecclesiologia primordiale: una comunità di peccatori perdonati che si fa “famiglia” attraverso l’accoglienza della vita nascente.
Il viaggio per restituire la bambina diviene, paradossalmente, un viaggio di ritorno al Padre per ciascuno dei tre. La Grazia opera qui chirurgicamente: non copre le ferite, ma le scoperchia. Per salvare la bambina, Gin, Hana e Miyuki devono affrontare le menzogne che si sono raccontati per sopravvivere. È la dinamica giovannea: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32).
In conclusione, Tokyo Godfathers ci ricorda che l’Incarnazione è un evento che accade nel fango della storia. Dio si fa trovare dove l’umanità è più fragile, trasformando la “spazzatura” del mondo in luogo di teofania.
Fr Gabriele Scardocci OP
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