Questo è il mio corpo – un limite e una risorsa #psicologiaesacro #psyclub

22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». 

Marco 14,22-25 

Nella storia del pensiero e in particolare in quella della psicologia il corpo non ha sempre avuto lo stesso ruolo e la stessa importanza, anzi, alcuni modelli hanno concepito l’uomo come l’insieme di due sistemi differenti, la mente e il corpo. In questo periodo, invece, è in atto una revisione teorica che mette il corpo – quasi – al centro della riflessione. Entrambi gli approcci hanno pro e contro, soprattutto nella pratica, in cui si può passare dal non dare risposte ai suoi bisogni a reificarlo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la riflessione sul corpo, se ben impostata, è fondamentale per diversi motivi, ma per uno in particolare.  

Il corpo è vero teatro del nostro limite. 

La mente è in grado di cose strabilianti, di portarci oltre i nostri limiti e sogni e questo, spesso, è un bene. Ci consente di organizzarci e lavorare meglio, di migliorare, di esserci per l’altro in un modo che tenga conto di esso. Tuttavia, è anche in grado di farci fare voli pindarici che, se non consideriamo i limiti propri dell’essere umano, possono portarci molto fuori strada.  

Perché è proprio il corpo che può aiutarci in questa riflessione? 

Partendo dalla definizione di corpo possiamo capirlo subito, esso è la porzione limitata di una materia oppure la struttura umana che – di per sé – è limitatamente estesa nello spazio. Abbiamo un corpo perché la dimensione delle nostre braccia, delle nostre gambe, della nostra testa, ecc… hanno un limite e anche gli sforzi a cui possiamo sottoporlo ce l’hanno. Spesso vorremmo fare molto più di quanto facciamo, eppure il corpo ci ricorda i nostri limiti umani.  

Chi saremmo senza questi limiti? Sicuramente non faremmo parte della specie umana, eppure la nostra società spesso ci propone modelli che non tengono conto di questi limiti e della nostra corporeità. Essa, in questi casi, dovrebbe servirci da sentinella per intercettare eventuali malesseri e cercare risposte personali e sociali ai drammi sociali. 

Family members serving and sharing food at a wooden dining table
Ci prendiamo cura dell’altro (e riceviamo cura) attraverso il corpo

Il corpo, però non ci ricorda solo i nostri limiti è anche un veicolo importantissimo di amore, affetto, servizio. Pensiamo a tutte le cose che abbiamo svolto, per noi e per gli altri, con esso: studiare, cucinare, lavare, pulire, abbracciare, accarezzare, fare l’amore… o sacrificarsi, come ha fatto Cristo. Senza il corpo, con cui anche riceviamo, non possiamo però donarci completamente. Gesù, nel brano di Marco, non dice “Questa è la mia mente, prendete tutti i miei concetti e scriveteci il miglior libro della storia” ma dona il suo corpo, sé stesso per gli altri. Su cosa può farci riflettere questo? 

Penso all’esperienza fatta a Novembre all’Università Cattolica Pazmàny Peter di Budapest sul cambiamento del paradigma di inclusione delle persone con disabilità nella Chiesa. Ho avuto la fortuna, in quel contesto, di visitare diverse strutture in cui fossero ospiti persone con disabilità anche cognitive molto gravi e mi sono resa conto di quanto la cura in questi casi passi dal corpo e da approcci corporei, che possono potenziare risorse già presenti, riabilitare funzioni carenti, calmare, tranquillizzare, far sentire amati e accuditi, proprio perché compresi nella propria essenza di persone e visti per come si è realmente e non per come si “dovrebbe” essere.  

Ritengo opportuno stavolta, finire l’articolo lanciando una riflessione pratica: come viviamo il rapporto con il nostro corpo? Cos’è per noi? Che ruolo ha nella nostra vita e nella nostra fede? 

Laura Zaccaro – psicologa 


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