Il mistero della Basilica di San Clemente e il fascino della Roma cristiana #cronachedelcristianesimo #sanclemente

Roma è universalmente nota per le innumerevoli chiese e per le maestose rovine che costellano il suo esteso centro storico. Tuttavia la vera essenza della Roma cristiana e il segreto del suo trionfo sul mondo pagano non si trovano solamente nelle piazze o lungo le facciate barocche. Esiste una curiosità affascinante e misteriosa che testimonia come la nuova fede si sia fisicamente innestata sulle ceneri dell’antico paganesimo, rivelando la straordinaria stratificazione architettonica della città. Tra le tante testimonianze antiche c’è un luogo in particolare che incarna alla perfezione questo singolare fenomeno, ossia la Basilica di San Clemente al Laterano. Nascosto sotto il livello stradale, questo complesso monumentale offre un affascinante viaggio a ritroso nel tempo. È un percorso fisico che si inabissa attraverso i secoli, svelando i segreti e la continua sovrapposizione tra la Roma pagana e la nascente spiritualità cristiana.

Il viaggio iniziatico parte alla luce del sole, posizionandosi di fronte all’esterno della basilica attuale. Ancora oggi, celato sotto il maquillage tardo-barocco, è chiaramente riconoscibile il solido organismo romanico risalente al XII secolo. L’ingresso è caratterizzato da un maestoso protiro in laterizio, sostenuto da solide colonne di granito sormontate da capitelli antichi e decorato da una pregevole cornice marmorea a intrecci che risale all’VIII o nono IX secolo. Superato questo varco millenario, ci si ritrova immersi nel suggestivo quadriportico, uno spazio aperto scandito da antiche colonne architravate con eleganti capitelli ionici, un elemento architettonico che Carlo Fontana rimaneggiò successivamente trasformandolo nel pronao dell’odierna facciata. L’interno della basilica superiore, pur risultando alterato dagli sfarzosi interventi settecenteschi di papa Clemente XI, conserva magnificamente la struttura originale. Le modifiche dell’epoca introdussero eleganti stucchi decorativi e tre ricchi soffitti lignei. Lo spazio solenne è armoniosamente diviso in tre distinte navate da sedici antiche colonne lisce e scanalate. Il bel pavimento realizzato in stile cosmatesco conduce lo sguardo del visitatore verso il cuore della navata centrale, dove si erge la magnifica Schola Cantorum, che incorpora abilmente preziosi elementi recuperati dalla sottostante chiesa, come i due meravigliosi amboni e il celebre candelabro tortile. Proseguendo verso il fondo, il presbiterio accoglie un ciborio cosmatesco sostenuto da quattro colonne di pavonazzetto, ma il vero capolavoro artistico splende nel catino absidale ed è lo stupefacente mosaico raffigurante il Trionfo della Croce. In quest’opera memorabile il Crocifisso emerge maestoso circondato da dodici candide colombe, chiara allegoria degli apostoli, mentre placidi cervi si abbeverano ai rivoli d’acqua della salvezza. Da non trascurare assolutamente, percorrendo la navata sinistra, è la Cappella di Santa Caterina, in cui Masolino da Panicale realizzò uno straordinario ciclo di affreschi interamente dedicato alla vita della santa di Alessandria.

La vera curiosità della stratificazione storica di San Clemente si rivela però nel preciso momento in cui si decide di oltrepassare la superficie per intraprendere l’oscura discesa nei sotterranei. Partendo dalla sagrestia, si percorre una silenziosa scala decorata da numerosi frammenti di sculture e antichi calchi in gesso provenienti dalla primigenia basilica del IV secolo e dall’antico mitreo, per immergersi finalmente nella Basilica Inferiore. Questo spazio silenzioso e dimenticato, la cui fondazione risale agli albori della tolleranza cristiana romana, venne purtroppo rovinosamente danneggiato durante il feroce sacco normanno di Roberto il Guiscardo nell’anno 1084. Successivamente, i suoi ampi ruderi furono volontariamente colmati di detriti affinché le navate potessero fungere da fondazione strutturale per la chiesa superiore. Il nartece di questo livello sommerso accoglie ancora oggi affreschi di un’importanza storica inestimabile, come le vivide scene del Miracolo di San Clemente, che ritraggono il devoto committente Beno de Rapiza, e l’illustrazione della Traslazione delle reliquie del martire. Procedendo cautamente all’interno della navata centrale, si incrociano preziose pitture murali altomedievali risalenti all’epoca di papa Leone IV, tra le quali si distinguono chiaramente un’Assunzione e una drammatica Crocifissione. Tuttavia l’elemento pittorico capace di destare la più incredibile curiosità culturale, oltre che strettamente religiosa, si trova nascosto sulla parete sinistra. In quest’angolo sorge infatti il celebre affresco che illustra puntualmente la Leggenda di Sisinnio. La storia dipinta racconta del perfido prefetto pagano Sisinnio che ordina ai propri sottoposti di trascinare in arresto San Clemente ma, improvvisamente accecati da un miracolo divino, i servi si ritrovano a tirare con inutile e disperata fatica una pesante colonna di marmo, credendo ciecamente che essa sia in realtà il pontefice. I crudi comandi vocali di Sisinnio rivolti ai servitori confusi, dipinti dal maestro affrescatore come veri e propri fumetti antichi (“Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!”), rappresentano oggi uno dei primissimi, più rari e fondamentali documenti scritti del nascente volgare italiano, immortalando la transizione linguistica e culturale dal rigido latino alla nuova e vibrante espressione popolare.

Il viaggio esplorativo nei meandri oscuri e misteriosi della Roma cristiana non si ferma tuttavia a questo livello intermedio. Esiste infatti un orizzonte ancora più remoto e profondo, ostinatamente celato nelle fredde viscere della terra capitolina. Seguendo un apposito percorso guidato in fondo alla navata sinistra della basilica inferiore, si scende ben al di sotto delle possenti absidi sovrapposte per giungere a contatto diretto e tangibile con colossali costruzioni romane di spiccata età imperiale. In questo specifico luogo, costantemente avvolto nell’umidità e in un buio ancestrale, si spalancano inaspettatamente le porte dell’antico mitreo, un tempio segreto e sotterraneo risalente al terzo secolo dedicato ai misteri del dio Mitra. Tale struttura architettonica si presenta come una maestosa sala coperta da una particolarissima volta ribassata. Il suo intradosso ha un’insolita superficie scabra lavorata in pietra pomice, realizzata in antichità per simulare l’aspetto aspro e selvaggio di una spelonca naturale, ambiente ritenuto fondamentale e tipico per lo svolgimento dei misterici rituali iniziatici. Lungo le pareti laterali della grotta corrono dei lunghi e solidi banconi in muratura intonacata, sui quali i partecipanti al culto sedevano in comunità per consumare i loro sacri banchetti. Al centro di questo antro sotterraneo si eleva solitaria un’antica ara marmorea di grande pregio, i cui inequivocabili e vividi rilievi scultorei raffigurano il dio nell’atto violento di immolare un grosso toro, affiancato ritualmente dalla rassicurante presenza di due dadofori e da un serpente. La primitiva chiesa paleocristiana fu eretta di proposito e con calcolo programmatico esattamente sopra le spoglie di questa grotta pagana per simboleggiare fisicamente l’indiscusso trionfo e la superiorità del nuovo culto. Il cammino sotterraneo prosegue poi costeggiando solidi blocchi di mura perimetrali, strutture che risultano storicamente pertinenti ai vasti e antichi magazzini della Zecca romana risalente al II a.C. Prima di risalire i gradini verso l’esterno, si palesano infine davanti agli occhi le ultime emozionanti e inaspettate scoperte archeologiche, ovvero il volto dolcemente affrescato di una serena Madonna medievale e i limpidi resti di un minuscolo e commovente battistero paleocristiano.

Il monumentale complesso della Basilica di San Clemente non costituisce semplicemente un antico luogo di culto, bensì si configura come un gigantesco palinsesto architettonico di inestimabile valore storico. In esso risulta perfettamente riassunta e magnificamente conservata la storia millenaria e la curiosità intimamente più profonda della Roma cristiana, ossia la sua inesauribile e impressionante capacità di assorbire i vecchi culti e superare trionfalmente il remoto passato pagano. Scendere ad uno ad uno i gradini di San Clemente significa poter ammirare con i propri occhi come spazi un tempo rigorosamente deputati ai segreti culti imperiali siano stati metodicamente trasformati nelle possenti e indistruttibili fondazioni di una fede radiosa che, partendo dalle umide e oscure radici della spelonca mitraica sotterranea, si innalza oggi splendente verso la calda luce dei mosaici cosmateschi.

Adriano Virgili


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