Non credente:
Come fai a credere in un Dio buono, quando nell’Antico Testamento ordina stermini, guerre di conquista, la morte dei primogeniti egiziani? Sono atrocità, non pietà.
Credente:
E’ necessario leggere l’intera storia, non un capitolo isolato. La Bibbia non è un trattato di etica astratta: è la narrazione di un rapporto tra Dio e un popolo che cresce nel tempo, dentro una cultura antica, violenta, tribale. Dio si rivela gradualmente, adattandosi al linguaggio e alla comprensione limitata di quegli uomini.
Non credente:
Ma se è onnipotente, perché non ha semplicemente detto subito “non uccidere, ama il nemico”? Perché aspettare secoli?
Credente:
La pedagogia divina rispetta la libertà e la storia umana. Un padre non spiega la fisica quantistica a un bambino di tre anni: comincia con parole semplici, anche imprecise, che il bambino può afferrare. Israele viveva in un mondo dove la sopravvivenza dipendeva dalla forza, e i testi che leggiamo come “comandi di sterminio” vanno letti anche alla luce della letteratura del tempo: gli storici concordano che molti di quei racconti usano un linguaggio iperbolico per esaltare vittorie, non per documentare stragi letterali su intere popolazioni.
Non credente:
Il problema è che l’AT è considerata parola di Dio.
Credente:
Per un cristiano, la chiave di lettura di tutta la Scrittura è Gesù Cristo. Non leggiamo l’Antico Testamento isolato, ma alla luce del Nuovo, che è il suo compimento. Gesù stesso corregge letture violente della Legge: “Avete inteso che fu detto: occhio per occhio… ma io vi dico: amate i vostri nemici”. Non abolisce l’Antico Testamento, ma ne rivela il senso ultimo, purificandolo da incrostazioni umane e culturali.
Non credente:
Quindi ammetti che nell’Antico Testamento ci sono dei passi umani spacciati per volontà divina?
Credente:
Ammetto che c’è un cammino di rivelazione progressiva. Deve essere però chiaro che anche nell’AT ci sono passi che rivelano la bontà di Dio: i profeti che dicono “voglio la misericordia, non il sacrificio”, i Salmi di compassione universale, il servo sofferente di Isaia che non risponde al male con la violenza. Ed alla fine arriva Cristo.
Non credente:
E allora perché non dire semplicemente: quei passaggi violenti sono sbagliati?
Credente:
Perché non voglio tagliare via la storia, voglio comprenderla. E soprattutto perché nella pienezza dei tempi, in Cristo, Dio rivela il suo vero volto: non un guerriero che stermina i nemici, ma uno che si lascia crocifiggere dai nemici, perdonandoli. “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” Questo è il culmine della rivelazione: la misericordia che si offre fino alla morte, non la vendetta che si abbatte sui colpevoli.
Non credente:
Quindi il vero Dio è quello della croce, non quello di Giosuè che fa cadere le mura di Gerico e ordina lo sterminio degli abitanti?
Credente:
Esattamente. Il volto definitivo di Dio è quello mostrato da Gesù: misericordioso, paziente, che ama anche chi lo rifiuta. Le pagine più dure dell’Antico Testamento le leggo come tappe di un cammino umano ancora incompleto verso quella pienezza, non come l’ultima parola su chi è Dio. Se Dio è amore, come dice Giovanni nella sua prima lettera, allora tutto ciò che nella Scrittura non rispecchia l’amore va reinterpretato alla luce di quell’amore, non usato per negarlo.
Non credente:
Trovo molto difficile accettare che quei testi siano “parola di Dio” dato che contengono i passi violenti che ho citato all’inizio della nostra discussione.
Credente:
La fede cristiana fa i conti con la tua domanda: rigetta una lettura strumentale che giustifica la violenza in nome di Dio, ma rifiuta anche di buttare via la ricerca di senso in quelle pagine. Per me la bussola resta una sola: se un versetto sembra contraddire il volto di Cristo crocifisso e risorto, che perdona e ama fino alla fine, allora è quel volto a dover guidare la mia lettura, non il contrario.
Non credente:
Ci penserò.
Credente:
Ci penserò anch’io e pregherò per te.
Billy Blues
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