Carlo Acutis, il giovane santo. Commento di due studentesse riguardo il film #santità #film

Cari lettori del Club Theologicum,

Siamo Myriam e Beatrice, due ragazze di 20 anni legate dalla fede e dalla devozione per San Carlo Acutis. Quando abbiamo saputo che al cinema sarebbe uscito il docu-film sul Santo, ci siamo subito organizzate per andare a vederlo insieme.

Il film “Carlo Acutis il giovane santo” parla di come Carlo Acutis fin da bambino abbia coltivato e vissuto la fede in ogni ambito della sua vita: nel privato, nelle relazioni con i suoi familiari, amici e sconosciuti. Il documentario è ricco di testimonianze e lascia trasparire la profonda umanità e spiritualità di Carlo, dimostrando che la santità non è un privilegio per pochi, ma al contrario è alla portata di tutti! Chiunque può diventare santo se lo vuole. Carlo infatti non aveva nulla di straordinario: era un ragazzo come tanti altri, appassionato di tecnologia, amava gli animali, stare in mezzo agli altri, scherzare e dedicare il tempo al Signore. Quest’ultimo dettaglio è ciò che ha reso piena la sua vita: le passioni, le relazioni e gli interessi sono stati vissuti sotto l’amore verso Dio, che ha riempito ogni cosa lasciando emergere l’autenticità del santo. C’è una frase del film che ci ha colpite: “Carlo faceva sentire vista ogni persona”.

Per Carlo nessun incontro era casuale, ogni persona era un’occasione per incontrare Dio nel prossimo. Frequentare il Signore nei sacramenti ci insegna a frequentare gli altri proprio come Gesù ci chiede: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13:34). Lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare come Dio. Il segreto della santità è l’Amore e questo Carlo lo aveva compreso molto bene, tanto da aver lasciato un segno profondo e duraturo nella vita di chi lo ha conosciuto. Una testimonianza che ci ha colpite è quella di Mattia e Jacopo: due fratelli che conobbero Carlo ad Assisi durante le vacanze estive. Fra i tre nacque un legame profondo di amicizia fatto di amore, leggerezza, divertimento, visibile dalle foto e video proiettati. Carlo sapeva stare in mezzo agli altri riflettendo l’amore di Cristo in ogni azione e parola. Sapeva scherzare, divertirsi, ma anche ascoltare e là dove c’era un’ingiustizia, interveniva con autorevolezza come racconta Jacopo nel documentario. Con carità riprendeva il fratello caduto in errore e lo spronava alla riflessione; amare infatti non significa accettare le ingiustizie, ma piuttosto correggere amorevolmente il prossimo. Carlo ci insegna che per essere santi non bisogna fare l’ impossibile, ma donare al Signore ciò che abbiamo, sperimentare il suo Amore e la sua dolcezza… solo allora il nostro possibile diventerà straordinario e anche il più piccolo atto di carità può diventare il più grande se fatto con amore. Stare allapresenza del Signore ci santifica. “Davanti al sole ci si abbronza, davanti all’Eucarestia si diventa santi”. Gesù è realmente presente nel Santissimo Sacramento e proprio per questo il nostro cuore si trasforma stando innanzi a Lui. Carlo era consapevole del grande dono di Dio fatto pane nell’Eucarestia e si era reso conto che non tutti comprendevano e apprezzavano questo dono. Così decise lui stesso di impegnarsi a testimoniare l’Amore di Dio dapprima offrendosi come catechista, successivamente allestendo una mostra online sui miracoli eucaristici per poter far conoscere a tutto il mondo il miracolo del pane e del vino fatti carne e sangue. Così facendo, Carlo ha contribuito a riportare le persone ad una fede sincera, a partire dai suoi familiari, amici, conoscenti e tutt’ora continua ad attrarre anime a Cristo perché in fondo ciò che colpisce di Carlo è il suo esempio: l’aver vissuto pienamente il Vangelo amando Dio sopra ogni cosa e prendendosi cura del prossimo sia spiritualmente che materialmente: il giovane santo infatti metteva da parte i suoi risparmi per comprare coperte e sacchi a pelo ai senzatetto.

Questo ci dimostra che la santità è accessibile a tutti perchè non è fatta solo di gesta grandiose, ma si nasconde specialmente nei piccoli atti di carità quotidiani. Per essere santi bisogna vivere la quotidianità tenendo a mente che “la nostra meta deve essere l’infinito, non il finito”.

-Myriam e Beatrice, Club Theologicum Piacenza


Immagine di San Carlo Acutis tratto da wikipedia in lingua inglese


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