Con Gesù fuori dalla comfort zone della ricchezza. #clubbersambrosiani

16 Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». 17 Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, 19 onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». 20 Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?». 21 Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 22 Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

Dal vangelo secondo Matteo 19

Questo brano è emblematicamente noto come il giovane ricco. Un giovane che si avvicina e fa tante domande a Gesù. Alla fine però se ne va, perché la sua ricchezza lo teneva lontano dalla via del discepolato di Cristo. Anche oggi pensiamo ai ricchi.

Chi sono i ricchi di oggi? I grandi colossi dell’Informatica (Apple, Microsoft), del merchandising (Amazon, Ebay), delle forniture (Milano, la Pirelli), della moda (come Prada o altre marche), dell’intrattenimento (Neflix o Dazn). Sono ricchi perché riescono a vendere idee e prodotti in tutto il mondo: riescono perciò ad attuare una trattiva commerciale che è ad un tempo velocissima, digitale e che dunque riporta molti ricavi e vendite. Questo mondo digital smart ed economico insieme è ciò che oggi definiamo la ricchezza per eccellenza. Perciò in quel giovane ricco, possiamo trovare ciascuno di noi, i nostri amici, i nostri parenti quando si fanno trascinare da questa logica commerciale.

È un legame smodato che genera anche in orgoglio e volontà di potenza e dominio, come canta anche Mahmood cantautore nel suo brano Soldi

È difficile stare al mondo/ Quando perdi l’orgoglio / Ho capito in un secondo che tu da me
Volevi solo soldi / Come se avessi avuto soldi, soldi / Prima mi parlavi fino a tardi, tardi
Mi chiedevi come va, come va, come va / Adesso come va, come va, come va

Il cammino di discepolato, di sequela di Gesù però non per coloro che sono ricchi di orgoglio, al punto tale da allontanare Dio dalla loro vita e diventare superficiali. La ricchezza smodata può portare anche a rinchiudersi anche in una zona comfort può capitare anche a noi, credenti, legati a delle pratiche divenute ripetitive che non ci legano a Dio. Quello che appunto capitava al giovane ricco. Ormai divenuto un meccanico ripetitore dei dieci comandamenti. Gesù stesso si rende conto di questo e prova a smuoverlo dalla sua zona comfort.

Gli dice solo di lasciare tutto e seguirlo.I dieci comandamenti infatti devono essere seguiti ma insieme ad essi è necessaria l’amore profondo, vero, attento e autentico verso Gesù. Quindi di praticare la carità verso di Lui,e nel prossimo che ci manda.

Il sacramento della confessione in questo è davvero un grandissimo aiuto, fondamentale perché questo seguire Gesù sia alimentato dall’amore di carità.

Abbiamo detto infatti che noi siamo deboli e facciamo i peccati, che sono « una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna» (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 71, a. 6).

I dieci comandamenti sono perciò la Legge Eterna di Dio, che è stata donata visibilmente a Mosè sul monte Sinai in pieno deserto. Sono validi ancora oggi per noi cattolici. Ogni volta che ne trasgrediamo uno sia con le parole, con atti, commissioni e addirittura desideri, commettiamo un peccato.

Le azioni comandate dai comandamenti riguardano tutta la sfera della nostra vita: i rapporti con Dio, fra gli uomini e con gli oggetti. I comandamenti perciò sono dei paletti, che ci vengono dati dal Signore per camminare in una vita di fede in modo giusto e corretto, armonico, rispettando Dio, sè stessi, il nostro prossimo, le cose create fuori di noi. Violare questi comandamenti è dunque generare disarmonia e disordine.

Il cattolicesimo però non è la fede delle regole: non è una semplice fede in cui basta non fare determinate azioni per essere nel giusto. È la fede dell’amore verso Dio, mediante la virtù della carità.

Mettersi sul cammino di Gesù dunque è sempre un continuo scambio d’amore fra noi e Dio. Per aiutarci in questo, occorre togliere di mezzo le disarmonie, e i peccati contro la sua Legge. La confessione ci aiuta anche in questo. A riequilibrare il nostro rapporto con Dio e il prossimo.

Specialmente quando ci accusiamo dei peccati, facciamo un grande atto di umiltà davanti a Dio, che tramite il sacerdote ci accoglie come un padre misericordioso. Ci ascolta e ci dona un abbraccio.

Al tempo stesso, una volta confessati i peccati, il Signore tramite il confessore, si fa medico: dunque ci dona una penitenza per aiutarci a non ripetere i peccati già fatti. È un po’ come una medicina, che serve appunto a fortificarsi e ad evitare un nuovo focolaio di peccati.

Così, tramite la confessione noi possiamo agire in modo diverso rispetto al giovane descritto nel brano: possiamo dire “Si signore io ti seguo, sei tu la mia unica ricchezza!”

Chiediamo al Signore dunque il dono dell’umiltà per confessarci al meglio ed ottenere tanti doni di grazia, coi quali effondere tutto il mondo della gioia di Cristo Risorto.

Così sia.

Una risposta a "Con Gesù fuori dalla comfort zone della ricchezza. #clubbersambrosiani"

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  1. Usciamo dal racconto/(cronaca…., cosa da non fare mai!) per entrare nel vero senso dell’insegnamento non bisogna dare un’impronta economica alla pericope.
    Si tratta di quella conversione a cui si riferiva , prima il G. Battista con il battesimo e poi Gesù con l’avvento del Regno di DIO che inizia proprio con DIO che si fa carne; vero Uomo e Vero DIO.
    Gesù annunciava una vita nuova nel Regno di DIO, fatta di amore, di servizio e di essere giusti, ed invita ad abbandonare tutto quello che si è costruito con la tradizione/(precetti) Ebraica (non solo Ebraica, oggi anche Cristiana) e che poi diventano strumenti di idolatria.
    Non basta il NON fare ma fare quello che serve per diventare noi prossimo dei “fratelli tutti.”
    Non è la ricchezza fisica o di quante cose si possiedono, tanto o poco, che ci impedisce a passare attraverso la cruna di un ago ma quanto non si è posseduti dalle cose stesse, quella idolatria che ci ostacola ad amare.
    Per tanto liberarsi del superfluo non è sufficiente e si resta prigionieri dell’ IO, si fa presto a toglie la “D” di Dio, per questo quel “…Và, vendi tutto …….” anche quel TUTTO è riferito a tutto quello che ci impedisce di amare il prossimo.

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