Sentinella quanto resta nella notte?. 18 dicembre. #novenadigitale2022

Il nostro cammino di Avvento volge ormai alla conclusione. Questo è un periodo di attesa e di vigilanza: la liturgia, fin dalle ultime settimane del tempo ordinario ci richiama a questo atteggiamento: la nostra però non è un’attesa vana e indefinita, ma al contrario sappiamo benissimo chi e che cosa stiamo aspettando. Aspettiamo il nostro Salvatore, il Dio con noi, che si incarna ed entra nella storia, la nostra storia e viene a salvarci. 

            A questa pagina arriviamo dopo aver ascoltato la straordinaria profezia di Isaia, il quale, davanti alla durezza di cuore e alla malafede del re Acaz, annuncia un segno straordinario della potenza salvifica di Dio: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”[1] Non è il primo annuncio di una gravidanza straordinaria nell’Antico Testamento, ma nessuna delle precedenti è paragonabile a questa.

            Nella Genesi leggiamo come Abramo, per due volte, riceve l’annuncio di una paternità che pensava ormai insperabile. Al cap. 17 il Signore annuncia ad Abramo il concepimento da sua moglie Sara, ormai anziana: “Sara tua moglie ti partorirà un figlio e tu lo chiamerai Isacco”[2]. L’annuncio si ripete alle querce di Mamre. Tre uomini si presentano alla tenda di Abramo e Sara e, di fronte alla divertita incredulità di quest’ultima, la promessa viene ribadita con una domanda retorica “C’è forse qualcosa d’impossibile al Signore?”[3]

            Nello stesso modo avvengono le altre due “annunciazioni”, la prima quella della nascita di Sansone[4], la seconda quella di Samuele[5], colui che chiuderà l’epoca dei giudici in Israele e che incoronerà in Saul il primo dei Re. Sono nascite prodigiose, Sara, madre di Isacco, la madre di Sansone, della quale la Bibbia non ci dice il nome, Anna, madre di Samuele, sono afflitte per la sterilità del loro grembo. Solo l’opera divina permette loro di concepire e partorire.

            L’annuncio di Isaia è incomparabile agli altri: se certamente la nascita di un figlio da una madre sterile è prodigioso, la nascita da una vergine è il segno pù clamoroso della potenza salvifica di Dio. Le parole di Isaia si possono leggere su due piani: un piano storico (una nascita regale) e un piano escatologico (la figura messianica). Il segno dell’Emmauele annuncia quello che si compirà in Maria, che darà alla luce il Dio che è con noi fino alla fine del mondo[6].

            Queste parole di Isaia prendono concretamente forma nel vangelo secondo Matteo che ascoltiamo in questa quarta domenica di Avvento e, tenendo presente, anche le corrispondenti pagine del vangelo secondo Luca, vediamo come l’azione salvifica di Dio si inserisce, attraverso la storia di un popolo (questo il senso della lunga genealogia che inaugura il primo Vangelo) e non è un caso che ritornino proprio le parole di Isaia. Mentre nel vangelo di Luca, assistiamo allo straordinario annuncio dell’incarnazione del Verbo a Maria santissima, qui assistiamo al turbamento di Giuseppe, che possiamo considerare l’ultimo patriarca dell’Antico Testamento e il primo del Nuovo: Giuseppe è un giusto, non solo osservante della Legge, ma operatore di giustizia che non si compie solo nell’applicazione della legge, ma ha il suo vertice nella carità. L’angelo del Signore gli dice: “ …il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”[7]. È molto importante vedere, come con Abramo e Sara, questa promessa tiene insieme la figura materna e quella paterna. Il Verbo si è fatto carne nel grembo virginale di Maria ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, tramite un padre, Giuseppe figlio di Davide, che lo inserisce in una storia, la storia della nostra salvezza e che gli ha dato il nome. Questo nome è l’annuncio di una missione, quella di salvare il suo popolo dai suoi peccati. Ecco l’agnello di Dio![8] Ecco chi stiamo aspettando, e come nel libro di Isaia ci chiediamo: “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?”[9]. Questi ultimi giorni d’Avvento ci danno la risposta che il nostro cuore attende con ansia e urgenza: “risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!”.[10]

Giovanni Ruotolo OP

Foto di Jens da Pixabay


[1]    Is 7,14

[2]    Gen 17,19

[3]    Gen 18,14

[4]    Giud 13,1-7

[5]    1Sam 1,1-20

[6]    Mt 28,20

[7]    Mt 1,20-21

[8]    Gv 1,36

[9]    Is 21,11

[10]  Lc 21,28

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