THIS IS US #clubrecensione #clubserietv

“Questi siamo noi” è la traduzione letterale della serie tv di cui sto per parlarvi: quale frase migliore per presentare se stessi, senza filtri né finzioni? Questo sono io, essere umano in tutto il suo splendore.

“This is us” è una serie tv dell’ ideatore e produttore Dan Fogelman, composta da 6 stagioni e andata in onda in Italia dal 21 Novembre 2016 al 27 Giugno 2022. Io l’ho scoperta, però, soltanto nel 2020, durante la quarantena Covid, su consiglio di una mia amica, per riempire le lunghe giornate, che sembravano essere diventate noiosamente eterne.

“This is us” è un dramma familiare che si svolge su tre archi temporali e segue le vite della famiglia Pearson.

 Jack e Rebecca sono la coppia di giovani sposi da cui parte l’incipit della storia e, nella prima puntata, li troviamo alle prese con l’evento più importante nella vita di una coppia: la nascita di un figlio. Ma i Pearson non sono una famiglia come tutte le altre, loro amano fare le cose a modo loro e in grande e, infatti, i bambini sono 3 gemelli. Purtroppo, il parto plurigemellare non va come dovrebbe e uno dei bambini non sopravvive; così, i due coniugi dal cuore d’oro decidono di adottare un bimbo afroamericano che è stato abbandonato davanti ad una caserma dei vigili del fuoco quella stessa notte. È così che, al ritorno a casa, porteranno comunque tre bimbi bisognosi di amore: Kevin, Kate e Randall.

La famiglia Pearson non è perfetta: affronta tante difficoltà e momenti difficili, come ogni famiglia del mondo, ma lo fa sempre con la consapevolezza che, restando uniti, tutto si può risolvere.

Seguendo, puntata dopo puntata, questa serie tv, mi sono resa conto di come questa famiglia mi ricordasse un po’ la mia, vista nella sua ampiezza, cioè tornando indietro con la memoria ai miei nonni e bisnonni.

Guardando il dolore e le difficoltà che prova Rebecca alla morte del suo amato marito, non ho potuto non ricordare gli anni della mia infanzia, quando, bambina, durante le feste natalizie, dormivo con la mia bisnonna paterna e ascoltavo i suoi racconti sugli anni del dopoguerra: di come fosse stato difficile per lei crescere 3 figli da sola, senza un marito morto giovanissimo, un uomo alla cui foto dava tutte le sere la buonanotte e a cui raccontava i suoi pensieri, come se fosse ancora lì accanto a lei.

Guardando l’amore e la dedizione con cui tutti si dedicano all’altro nella famiglia Pearson, ho ricordato quando, nel 1988 tutti noi ci siamo dovuti stringere più forte l’uno all’altro, per affrontare l’incidente e la successiva paraplegia di mio nonno. Ero solo una bambina, avevo 7 anni, ma ricordo perfettamente quel lungo anno in cui io, mio padre e mia madre ci trasferimmo a Roma, a casa di mia nonna, per starle accanto e dare forza a lei e a mio nonno per affrontare quell’incubo in cui eravamo tutti piombati. Perché una famiglia è questo: il problema di uno diventa di tutti, non si è mai soli nell’affrontare una difficoltà.

La visione di questa serie mi ha condotta anche ad un’altra riflessione: può essere considerata anche rappresentazione scenica della crescita personale di ogni individuo?

Vi parlerò di questo aspetto nel mio prossimo articolo…

Alessandra Fusco


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