
Questo mese, il primo libro presentato è L’alba dei leoni: si tratta del terzo capitolo della saga dei Florio e rappresenta un prequel che esplora le origini di una delle famiglie più iconiche della Sicilia. Il romanzo racconta la vita dei primi Florio, partendo dalla difficile realtà di Bagnara Calabra, una terra aspra e povera dove i protagonisti affrontano la fatica quotidiana, le privazioni e le ingiustizie sociali. Al centro della storia ci sono figure come Vincenzo, uomo duro ma ambizioso, e Rosa, madre forte e protettiva, che incarnano i valori di coraggio, tenacia e resilienza che diventeranno il fondamento della famiglia Florio. La narrazione mostra come la povertà, i lutti e le sfide quotidiane formino il carattere dei protagonisti e influenzino le loro scelte, preparandoli a costruire un futuro migliore. Il romanzo si concentra non solo sulle difficoltà materiali, ma anche sulle relazioni umane: i legami familiari, le amicizie, i tradimenti e le rivalità contribuiscono a creare un quadro completo e realistico della vita della famiglia in quegli anni. La scrittura di Auci è ricca di dettagli sensoriali che rendono vivi luoghi, odori, suoni e atmosfere, trasportando il lettore nelle strade, nelle case e nelle fatiche quotidiane di una Sicilia del passato. Il ritmo del libro alterna momenti di tensione e dramma a scene di speranza e sogno, evidenziando il contrasto tra le difficoltà della vita e la forza dei protagonisti nel cercare riscatto e progresso. Ogni personaggio è profondamente umano, con speranze, paure e desideri che rendono la storia più vicina e coinvolgente. Le vicende raccontate non sono solo storie di sopravvivenza, ma anche di ambizione e capacità di trasformare la propria realtà, dando vita a una famiglia che diventerà simbolo di successo e determinazione. In definitiva, L’alba dei leoni è un romanzo intenso e avvincente, capace di emozionare e trasportare il lettore nel mondo dei primi Florio. È una storia di sacrifici, coraggio e resilienza che completa e arricchisce la saga, mostrando come le radici, le origini e le scelte dei protagonisti siano fondamentali per comprendere la nascita e la grandezza di una dinastia leggendaria. Voto: 5 su 5

Per i gialli, vi parlo di Una di famiglia: è un thriller psicologico che cattura il lettore fin dalle prime pagine. Dal libro è tratto il film The Housemaid, film del 2025 diretto da Paul Feig e scritto da Rebecca Sonnenshine, al cinema dal 1° gennaio. La protagonista, Millie, è una donna con un passato difficile che accetta un lavoro come governante in una villa lussuosa ma piena di misteri. Quello che inizialmente sembra un rifugio sicuro si rivela un ambiente inquietante, dove piccoli dettagli e strani comportamenti degli altri abitanti aumentano la tensione. La scrittura è scorrevole e mantiene alta l’attenzione grazie a colpi di scena graduali e a un ritmo che alterna momenti di suspense a pause riflessive. Millie è un personaggio ben costruito: fragile ma determinata, tormentata dal passato ma resiliente, costretta a confrontarsi con minacce esterne e conflitti interiori. Il romanzo esplora temi come fiducia, paura e dinamiche familiari complesse, mostrando come i segreti possano influenzare le relazioni e la vita quotidiana. Una di famiglia è una lettura avvincente, ideale per chi ama i thriller psicologici con mistero e tensione costante. Voto 5 su 5

Amo questo scrittore: per questo, mi piace parlarvi di Ramses III. L’ultimo gigante di Christian Jacq; si tratta di un romanzo storico ambientato nell’Egitto del Nuovo Regno, che racconta gli ultimi anni del grande faraone Ramses III, sovrano chiamato a difendere l’impero da minacce interne ed esterne. La narrazione intreccia intrighi di corte, tradimenti, complotti e guerre, mostrando il peso del potere e la solitudine di chi governa. Jacq ricostruisce il contesto storico con attenzione e gusto narrativo, privilegiando un ritmo scorrevole e avventuroso. Il faraone emerge come figura carismatica, ma ormai segnata dal tempo, simbolo della fine di un’epoca: L’ultimo gigante è il ritratto di un mondo che resiste al declino e di un sovrano che tenta di mantenere l’ordine mentre tutto intorno inizia a sgretolarsi. Voto 5 su 5.

Un libro fantastico è La magica libreria dei ciliegi in fiore. Un romanzo delicato, costruito attorno all’idea che i libri possano diventare strumenti di cura nei momenti di fragilità. La storia ruota intorno a una libreria che compare solo per un breve periodo dell’anno, durante la fioritura dei ciliegi, e che accoglie persone segnate da difficoltà personali, offrendo loro letture capaci di accompagnarle in un processo di cambiamento interiore. Il punto di forza del romanzo è l’atmosfera: il ritmo è lento, quasi contemplativo, e invita il lettore a fermarsi, a leggere senza fretta, lasciandosi guidare più dalle sensazioni che dall’azione. L’ambientazione, con i suoi richiami alla transitorietà della fioritura e al silenzio carico di significato, diventa una metafora evidente ma efficace della precarietà dell’esistenza e della possibilità di rinascita. I personaggi che entrano nella libreria sono figure comuni, facilmente riconoscibili, ciascuna portatrice di una ferita o di un nodo irrisolto. Non sempre vengono approfonditi in modo complesso, ma servono soprattutto a dare voce a temi universali come la perdita, il rimpianto, la solitudine e il bisogno di essere ascoltati. La libreria stessa e chi la gestisce assumono un ruolo quasi simbolico, più che realistico: non spiegano, non risolvono, ma orientano. Dal punto di vista narrativo, il libro può risultare prevedibile per chi è abituato a trame articolate o a conflitti forti. La scrittura punta alla semplicità e alla linearità, e proprio per questo può apparire ripetitiva o poco incisiva in alcuni passaggi. Tuttavia, questa scelta stilistica è coerente con l’intento dell’opera: non sorprendere, ma accompagnare. Nel complesso, La magica libreria dei ciliegi in fiore è una lettura adatta a chi cerca una storia rassicurante, emotiva, capace di offrire conforto più che tensione narrativa. Un romanzo che non chiede molto al lettore, se non la disponibilità a rallentare e ad ascoltare ciò che i libri, dentro il libro, hanno da suggerire. Voto 5 su 5

Di argomento religioso, In Gesù e Cristo, in cui Vito Mancuso propone una riflessione teologica e filosofica di grande densità, che si colloca al confine tra fede cristiana, ricerca razionale e analisi dell’esperienza umana. Il libro affronta una distinzione centrale e delicata: quella tra il Gesù storico e il Cristo della fede, non per separarli in modo definitivo, ma per comprendere più a fondo il significato della loro relazione. Mancuso adotta un approccio critico e meditativo, interrogando le categorie tradizionali della cristologia alla luce della coscienza moderna. Il Gesù dei Vangeli è analizzato come uomo pienamente immerso nella condizione umana, attraversato da domande, conflitti interiori, scelte radicali e un rapporto profondo e problematico con Dio. In questa prospettiva, la dimensione psicologica di Gesù assume un ruolo fondamentale: la sua fede non è presentata come automatica o scontata, ma come frutto di un cammino interiore segnato da libertà, obbedienza e rischio. Il Cristo, invece, rappresenta l’elaborazione teologica che la comunità credente ha sviluppato a partire dall’esperienza pasquale. Mancuso riflette criticamente su come questa elaborazione abbia progressivamente assunto forme dogmatiche, talvolta allontanandosi dalla concretezza esistenziale di Gesù. Il cuore del libro non è una negazione della fede cristiana, ma una sua reinterpretazione: Cristo non come figura distante e metafisica, bensì come espressione massima di una vita umana totalmente aperta a Dio e al senso ultimo dell’essere. Il linguaggio è rigoroso, spesso impegnativo, e richiede al lettore un coinvolgimento attivo. La scrittura non mira alla semplificazione, ma alla profondità: ogni concetto è inserito in un dialogo continuo con la filosofia, la teologia e l’esperienza personale. La dimensione psicologica emerge soprattutto nel modo in cui Mancuso interpreta la fede come dinamica interiore, tensione, scelta responsabile, e non come mera adesione intellettuale a verità precostituite. Gesù e Cristo è un testo che può risultare provocatorio, soprattutto per chi è legato a una visione tradizionale e dogmatica del cristianesimo. Al tempo stesso, rappresenta una proposta seria e argomentata per chi cerca una fede pensata, adulta, capace di confrontarsi con il dubbio e con la complessità dell’umano. È un libro che non offre risposte semplici, ma invita a un approfondimento radicale del mistero cristiano, mettendo al centro la coscienza, la libertà e la responsabilità dell’uomo davanti a Dio. Voto 4,5 Su 5

Per il noir non si può non leggere Il nido del corvo: è un romanzo noir che si colloca nel filone del poliziesco italiano contemporaneo, caratterizzato da un forte realismo e da un’attenzione particolare alla dimensione psicologica dei personaggi. Pulixi costruisce una storia cupa e tesa, in cui il confine tra bene e male risulta spesso sfumato. L’ambientazione ha un ruolo centrale: la Sardegna non è solo uno sfondo, ma un elemento narrativo che contribuisce all’atmosfera opprimente del romanzo. I luoghi, descritti con sobrietà ma precisione, riflettono il clima di inquietudine e di violenza latente che attraversa la storia. La trama si sviluppa attorno a un’indagine complessa, segnata da delitti efferati e da una rete di segreti che coinvolge tanto le vittime quanto chi indaga. Pulixi evita soluzioni semplici e accompagna il lettore in un percorso fatto di piste ambigue, false certezze e verità parziali. La tensione cresce in modo progressivo, senza ricorrere a colpi di scena gratuiti. I personaggi sono uno dei punti di forza del romanzo: sono figure segnate dal passato, spesso tormentate, e lontane dall’eroismo tradizionale. Gli investigatori, in particolare, appaiono fragili e umani, costretti a confrontarsi non solo con il crimine, ma anche con i propri limiti e le proprie ossessioni. Lo stile di Pulixi è asciutto, diretto, talvolta duro, coerente con il genere noir. La scrittura privilegia l’efficacia narrativa e il ritmo dell’indagine, mantenendo però una profondità tematica che invita a riflettere sulla violenza, sulla colpa e sulle responsabilità individuali e collettive. Il nido del corvo è un romanzo adatto a chi apprezza il noir realistico e psicologico, più interessato all’analisi dei personaggi e dell’ambiente che all’azione spettacolare. Un libro che conferma la solidità di Pulixi come voce significativa del giallo italiano contemporaneo. Il finale un pochino aperto fa presagire un secondo capitolo, almeno spero. Voto 4,5/5

Un romanzo toccante è Appunti sulla tua scomparsa improvvisa – Alison Espach, un romanzo intenso che racconta la vita di Sally, segnata dalla morte improvvisa della sorella maggiore Kathy quando erano ancora giovani. La narrazione si sviluppa tra passato e presente, con Sally che si rivolge idealmente alla sorella come se fosse ancora presente. Questo crea un dialogo emotivo continuo tra memoria e realtà, rendendo la perdita un tema centrale della storia. La scomparsa di Kathy influenza profondamente la vita di Sally: le sue scelte, le relazioni e il modo di vedere il mondo sono filtrati dal ricordo costante della sorella. La protagonista affronta il dolore, cercando di dare senso alla propria vita, imparando a convivere con l’assenza senza esserne sopraffatta. Il romanzo esplora anche il tema dell’amore, sia familiare sia romantico, e mostra come le persone possano trovare momenti di leggerezza e connessione anche dopo un trauma. La scrittura alterna momenti di malinconia e ironia, sottolineando la resilienza emotiva di Sally e la capacità di trasformare il dolore in riflessione e crescita personale. Appunti sulla tua scomparsa improvvisa è quindi una storia di introspezione e formazione, che mostra come il ricordo di chi amiamo continui a vivere dentro di noi, influenzando la nostra identità e guidando le nostre scelte. Il libro colpisce per la delicatezza con cui affronta la perdita e la forza della memoria come strumento di comprensione di sé e del mondo. Voto 4,5 su 5

Infine, vi voglio raccontare del libro L’evento, un testo autobiografico in cui Annie Ernaux (premio Nobel 2022) racconta l’esperienza dell’aborto clandestino vissuta da giovane, in un periodo in cui l’interruzione di gravidanza era illegale. Il libro si concentra su ciò che accade al corpo e alla mente della protagonista, evitando qualsiasi forma di abbellimento narrativo. La scrittura è essenziale, diretta, spesso dura. Ernaux sceglie un linguaggio preciso, quasi neutro, che non cerca di commuovere ma di mostrare. Proprio questa asciuttezza rende il racconto particolarmente incisivo: il dolore, la paura e la solitudine emergono senza essere enfatizzati. Il testo non racconta solo un’esperienza personale, ma mette in luce il peso del contesto sociale. La clandestinità, il silenzio e la mancanza di tutele accompagnano l’intero percorso, mostrando come la condizione della protagonista sia strettamente legata alle regole e alle convenzioni del tempo. L’esperienza individuale diventa così rappresentativa di una condizione collettiva. Un altro elemento centrale è la riflessione sul ricordo. La narrazione alterna il tempo dell’esperienza vissuta e quello della scrittura, mostrando la difficoltà di dare forma a un evento che ha segnato profondamente la vita dell’autrice. Scrivere diventa un modo per affrontare la memoria e sottrarre l’esperienza all’oblio. L’evento è un libro breve ma intenso, che non propone giudizi né soluzioni, ma espone i fatti con lucidità. La sua forza sta nella capacità di trasformare un’esperienza privata in una testimonianza che interroga il lettore, lasciando un segno duraturo. Voto 5 Su 5
M. Alessia Del Vescovo
“No Other Land” è un documentario premio Oscar del 2024 interamente realizzato da un gruppo israelo-palestinese composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor. Copre un arco temporale di 5 anni, dal 2019 al 2023.
Segue le drammatiche vicende di un villaggio vicino Hebron, chiamato Masafer Yatta, dove un gruppo di palestinesi che vive quei luoghi da molti anni, deve subire le incursioni armate delle forze di difesa israeliane (IDF), che vogliono costruire nella zona un distretto militare di addestramento. In più, vengono raggiunti dalle azioni criminali dei coloni israeliani, che attaccano e violentano le persone del villaggio.
Il documentario mostra le azioni dell’IDF che distrugge le case palestinesi, minaccia con armi i residenti di Masafer Yatta e in qualche caso, apre il fuoco contro chi manifesta e impedisce loro di compiere il loro lavoro. Basel Adra documenta come può, tutto ciò che accade nella zona, filmando e condividendo ciò che accade contro la loro volontà e i loro diritti.
Basel non è da solo, ma collabora con Yuval Abraham un giornalista israeliano che andando contro i suoi connazionali, aiuta a diffondere il materiale che Basel produce, attraverso articoli e comparsate in TV. Entrambi mettono in pericolo la propria incolumità, rischiando l’arresto o peggio ancora, il fuoco dell’esercito israeliano.
La potenza del documentario è nel mostrare ciò che Israele compie in maniera indiscriminata nel territorio di Masafer Yatta, riprendendo altresì momenti di vita ordinaria dei palestinesi, che pur segnati dalle difficoltà e dalle tragedie, non intendono abbandonare la loro causa e la loro terra, mostrando la loro resilienza e la loro determinazione nel rivendicare ciò che è vita per loro.
“Il follemente corretto” è un libro di Luca Ricolfi uscito nel 2024 per la casa editrice La Nave di Teseo. Il sociologo illustra le storture e le forzature del politicamente corretto, una metamorfosi che invece di includere è divenuta strumento di esclusione e di classismo.
Partendo da episodi accaduti soprattutto nel mondo anglosassone (ma anche dalle parti nostrane), Ricolfi riconosce e critica le estremizzazioni del modo di pensare universalmente noto come “politicamente corretto”, fatto di atteggiamenti, parole e azioni che tentano una maggiore inclusione delle minoranze.
Dalla guerra dei pronomi e del linguaggio in genere, alle censure di artisti e/o di opere artistiche, passando per il licenziamento di professori e/o l’assunzione di lavoratori solo se seguono le regole inclusive degli organi di controllo americani, il sociologo ci conduce verso gli esempi più disparati sulla deriva impossibile del politicamente corretto.
Un libro necessario per arginare un modo di pensare nato con le migliori intenzioni, ma sfociato in esagerazioni che paradossalmente, diventano forme di discriminazione. Ricolfi inventa un nuovo neologismo (il follemente corretto) per chi non ragiona adeguatamente sulle cose e che, nel tentativo di proteggere una parte, ne esclude altre.
“Juror #2” (Giurato numero 2) è un film del 2024 diretto dal pluri premio Oscar Clint Eastwood e con un cast di livello mondiale, in cui troviamo Nicholas Hoult, Toni Collette, J. K. Simmons e Kiefer Sutherland.
La trama vede svolgersi un processo per omicidio di una ragazza per il cui delitto viene accusato il suo fidanzato. Come giurato viene scelto Justin, un ex alcolista adesso sposato, con una figlia in arrivo. Già dalle prime informazioni sulla disgrazia, Justin si rende conto che potrebbe essere lui stesso il responsabile della morte della ragazza.
Dopo un film non completamente positivo (Cry Macho), Clint Eastwood torna alla regia con una pellicola di notevole impatto: niente pistole, niente ambientazioni storiche, ma una storia epocale valida per qualsiasi tempo, perché punta sulle nostre scelte e sul senso di giustizia e di verità.
La maestria con cui Eastwood dirige alcune scene, soprattutto quelle processuali, segna il passo tra lui e la mediocrità di tanti mestieranti odierni. Sin dalle prime battute, nel film si respira una sottile tensione che ci accompagna per tutto il tempo, sfociando nelle scene dove lo spettatore riflette sulle scelte del protagonista, chiedendosi “io cosa avrei fatto?”.
Poderosa la performance di Nicholas Hoult, sempre più nel giro dei grandi nomi di Hollywood, che con la sua interpretazione offre un efficace equilibrio tra il pathos della sua possibile colpevolezza e la freddezza nel suo portare avanti il ruolo come giurato.
“Elegia Americana” è un libro scritto da J. D. Vance, attuale vicepresidente degli Stati Uniti, uscito nel 2016. È la storia autobiografica dell’autore, dalla sua infanzia fino alla sua affermazione come avvocato e politico americano. È stato tratto un film omonimo nel 2020 diretto da Ron Howard.
Il libro illustra l’infanzia del protagonista e le difficoltà della famiglia Vance, che sono in realtà le normali traversie di una famiglia della cosiddetta Rust Belt, ovvero di quel territorio a forma di cintura, che comprende stati come Ohio e Kentucky, che vivono un degrado e un declino socio-economico da oltre 40 anni.
Il racconto prosegue con le situazioni familiari dell’autore, che vive (o sopravvive?) affrontando le dipendenze e all’alcolismo della madre, rifugiandosi dai nonni. Non avendo una figura paterna che lo possa sostenere, JD Vance cerca di emergere in un mondo fatto di difficoltà economiche, razzismo e disagio sociale.
Il perché di questo libro è tutto nel comprendere la vita dell’americano medio nel territorio centrale degli States: una vita fatta di difficoltà, promesse statali non mantenute e illusioni politico-lavorative, che spingono i cittadini a rifugiarsi nelle dipendenze o nel crimine.
Una lettura per capire una parte degli USA, quella meno patinata, quella che pochi mostrano o vogliono indagare, uno zoccolo duro della società americana, che sostiene a gran voce l’operato di Donald Trump.
Davide Coralini
CLASSIFICA DI GENNAIO

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