Pur avendo vissuto e insegnato molto in Italia, non tutti conoscono la figura straordinaria di Padre Tomáš Tyn, domenicano, filosofo e teologo cattolico, nato a Brno, nella Repubblica Ceca quando era ancora Cecoslovacchia, il 3 maggio 1950, e deceduto, a causa di un male improvviso e quasi fulminante, a Neckargemünd, in Germania, nella casa dei suoi genitori nel 1990 a soli 40 anni.
Nato in una famiglia fieramente oppositrice del comunismo, il giovane Tomáš fu educato nella fede cattolica, e maturò ben presto la vocazione al Sacerdozio.
La forte avversione al comunismo fu una delle molle che fecero scattare in lui la vocazione religiosa, come ebbe ad ammettere egli stesso nel corso di un’omelia nel 1987.
A 19 anni entra come novizio nell’Ordine dei Predicatori nel convento di Warburg (Vestfalia – Germania), aderendo quindi alla spiritualità domenicana, derivatagli anche dalla sua forte stima e venerazione nei confronti di San Domenico di Guzman. È ricordato, infatti, anche per il suo rigore tomista.
Si dimostra immediatamente uno studente preparato e straordinariamente portato a Filosofia e Teologia, pubblicando a soli 22 anni, un saggio in Latino in cui contestava il pensiero di Karl Rahner, argomentando che il filosofo: «è caduto in errori teologici per il fatto di aver accolto delle falsità in filosofia. […] Ogni errore del modernismo consiste nel fatto che esso non sa ponderare la relazione della ragione umana con la verità di fede cadendo o in un tradizionalismo irrazionale o in un razionalismo esagerato», comprendendo in tali falsità anche quelle di un certo esistenzialismo.
Nel 1975 viene ordinato Sacerdote da Papa Paolo VI.
La sua formazione accademica si arricchisce presso l’Accademia di Digione, e si definisce frequentando la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) di Roma, dove consegue nel 1978 il dottorato in Teologia discutendo la tesi: «L’azione divina e la libertà umana nel processo della giustificazione secondo la dottrina di s. Tommaso d’Aquino».
Restò in Italia presso il convento di San Domenico aBologna. Dal 1980 al 1985 è assistente ecclesiastico della comunità R/S del gruppo Scout AGESCI Castel Maggiore 1, e nel 1987 diviene professore di Teologia Morale, presso lo Studium Domenicano di Bologna.
Tenne un lungo rapporto epistolare con il Cardinal Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, anche in virtù della stima reciproca e dimostrò sempre molta simpatia e vicinanza alle figure del tempo di Comunione e Liberazione, soprattutto per l’attenzione che il gruppo riservava alla politica dell’epoca attraverso il Centro Studi per l’Europa Orientale.
Padre Tyn era coltissimo, poliglotta e Sacerdote esemplare. Offrì la sua vita per la liberazione della sua patria dal regime comunista.
Il suo carattere accattivante ispirava simpatia, anche per il sano senso dell’umorismo. Possedeva l’abilità di saper spiegare San Tommaso in parole semplici e facilmente comprensibili.
Si deve a lui il rilancio in ambito filosofico e culturale della Metafisica tomista. Ebbe infatti a sottolineare: «La mia vocazione tomistica si fonda in gran parte su questa convinzione: oggi per condurre anime alla fede e per consolidare la fede, è necessario appoggiarla su una solida filosofia. Domenico delle Fiandre esprimeva un’idea che san Tommaso avrebbe subito fatta sua. Diceva: ‘Qui ignoratmethaphysicam, in theologia semper erit peregrinus’, come la maggior parte dei nostri nuovi teologi. Allora i nostri nuovi teologi, che sono molto nuovi ma poco teologi, ebbene non coltivando sufficientemente la metafisica, combinano dei guai, perché la teologia suppone questa cultura metafisica, presuppone i preamboli della fede. […] Non c’è da meravigliarsi che la vita moderna si disumanizzi sempre più, bisogna tornare alla metafisica per darle un’impronta di umanità di nuovo. Bisogna elevarsi al di sopra dell’uomo, per diventare uomini».
E ancora sullo stesso argomento: « La metafisica che studia l’ente […] e che perciò riflette essenzialmente sull’infinito, non potrà sul piano naturale costituire altro che la più perfetta attuazione dell’intelletto umano e quindi dell’uomo stesso (perché, sia pur detto ad onta dei moderni ‘esistenzialisti’: che cosa abbiamo di più grande della nostra intelligenza? Assolutamente nulla!), la sua beatitudine più intima e connaturale».

Del grande Aquinate disse: «San Tommaso mi sembra un tale gigante, che ho sempre gli stessi sentimenti di Savonarola, il quale diceva che leggeva la Summa per esercizio di umiltà. Entrare nella Summa è come entrare in un tempio, in quella elevatezza, come quella di una cattedrale, che toglie il fiato, come Notre Dame di Parigi o altre: viene meno il fiato nel vedere queste volte così slanciate verso l’alto. Analogamente la Summa Theologiaeprovoca lo stesso effetto di ammirazione, quello che San Tommaso stesso avrebbe chiamato ‘timore riverenziale’».
Nel giugno del 1989, pochi mesi prima di morire, tenne a Modena la lezione conclusiva di un corso di Medicina, e lasciò in un certo senso un suo testamento morale: « Purtroppo lo scientismo positivistico, quella malattia infantile del pensiero umano, non è stato ancora superato; anzi, ha occasionato pericolosi scivolamenti verso l’irrazionalità primitiva e tribale (si pensi solo alla cultura rock). Occorre allora tornare a contemplare le stelle, a renderci conto che quel poco che con scarsa precisione sappiamo in metafisica ha un valore incommensurabilmente più grande di quel molto che ci insegnano con esattezza sbalorditiva tutte le altre discipline scientifiche messe insieme».
La causa per la sua beatificazione è in corso, ed è stata avviata nel 2006 dall’Arcivescovo di Bologna.
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Enrico Cannolletta
Club Theologicun Ponente Ligure
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