8 libri (+1+4) x 1 mese #recensioni #libri #classificalibrigiugno #luglio2026

Questo mese, partiamo da True Crime, un’autobiografia in cui Patricia Cornwell si allontana dalla narrativa dei suoi thriller per raccontare la propria vita, concentrandosi in particolare sull’infanzia difficile e sulle esperienze che hanno influenzato la sua crescita personale e professionale.
Il libro ricostruisce un percorso segnato da fragilità familiari, senso di abbandono e difficoltà emotive, tutti elementi che l’autrice mette in relazione con la sua successiva carriera nel mondo della scrittura e dell’investigazione narrativa. L’interesse per il crimine e per la psicologia del male viene presentato come qualcosa che affonda le radici nella sua esperienza personale.
La narrazione ha un taglio autobiografico diretto, privo della struttura tipica del thriller. Non c’è una trama in senso stretto, ma una sequenza di ricordi e riflessioni che cercano di dare coerenza a un passato complesso.
Il punto centrale del libro è il rapporto tra vita vissuta e scrittura: Cornwell mostra come le sue esperienze abbiano contribuito a costruire il suo sguardo analitico e il suo interesse per i casi criminali, che diventeranno poi il nucleo della sua produzione letteraria.
Nel complesso, True Crime è un memoir personale e introspettivo, più interessante per la ricostruzione psicologica dell’autrice che per la narrazione degli eventi, rivolto soprattutto a chi vuole conoscere le origini del suo percorso creativo.
Voto: 7/10

Tra le novità, segnalo, poi, I malviventi, romanzo d’esordio di Francesco De Carlo, che racconta una vicenda ambientata nella periferia romana, dove la vita dei personaggi è segnata da precarietà sociale, relazioni difficili e un senso diffuso di marginalità.
La storia segue Vito, un uomo cresciuto in un contesto complicato, segnato da insicurezze e da un rapporto problematico con gli altri. Un incontro sentimentale importante diventa il punto di svolta che lo trascina in una serie di eventi sempre più complessi, in cui si intrecciano amore, criminalità e dinamiche familiari disfunzionali.
Il romanzo non si limita a raccontare una storia di “malavita”, ma allarga lo sguardo al disagio esistenziale di chi vive ai margini, suggerendo che la definizione di “malviventi” possa riguardare anche chi resta intrappolato in esistenze difficili e autodistruttive.
Lo stile è diretto, colloquiale e fortemente dialogico. Il linguaggio è vicino alla realtà dei personaggi e contribuisce a rendere credibile l’ambientazione. La narrazione alterna momenti più leggeri ad altri più drammatici, con un ritmo che riflette bene le oscillazioni emotive della storia.
Nel complesso, I malviventi è un’opera d’esordio che punta soprattutto sulla forza dei personaggi e sull’impatto narrativo, più che su una struttura rigorosamente costruita, offrendo un ritratto vivido e amaro di una periferia umana e sociale complessa.
Voto: 8/10

Interessante è, inoltre, Senza mai arrivare in cima di Paolo Cognetti. Il libro è una raccolta di testi brevi, in cui l’autore riflette sul rapporto tra scrittura, montagna e vita interiore. Non si tratta di un romanzo, ma di una serie di frammenti narrativi e meditativi che nascono dall’esperienza dell’autore tra Milano e soprattutto le montagne della Valle d’Aosta.
Il filo conduttore è la montagna non solo come luogo fisico, ma come spazio simbolico: fatica, silenzio, essenzialità e ricerca di un ritmo più lento rispetto alla vita urbana. Cognetti intreccia ricordi personali, osservazioni naturalistiche e riflessioni sulla scrittura, costruendo un testo intimo e contemplativo.
Lo stile è sobrio, asciutto, molto coerente con la sua narrativa: frasi brevi, descrizioni essenziali e una forte attenzione alle sensazioni più che agli eventi. Il risultato è una scrittura che punta più all’atmosfera che alla trama.
Il punto di forza del libro è proprio la sua capacità di restituire un modo diverso di guardare il tempo e lo spazio, attraverso una dimensione quasi meditativa. Non è una lettura “narrativa” in senso tradizionale, ma un percorso di immersione in un immaginario preciso.
Nel complesso, Senza mai arrivare in cima è un’opera adatta a chi cerca una lettura lenta, riflessiva e fortemente legata alla natura e al paesaggio alpino, più che a chi si aspetta una storia strutturata o un intreccio.
Voto: 8/10

Non posso non parlarvi di una scrittrice che amo: Cristina Cassar Scalia. Le terme dell’indirizzo è un romanzo della serie con protagonista Vanina Guarrasi, in cui l’indagine si sviluppa attorno a un omicidio avvenuto in un contesto legato alle antiche terme romane.
La trama segue un’impostazione classica del giallo investigativo: un caso apparentemente lineare che si complica progressivamente, portando la squadra di Vanina a ricostruire relazioni, segreti e dinamiche nascoste dietro la vittima e il suo ambiente. L’indagine si intreccia con la vita quotidiana della protagonista, elemento ricorrente nella serie.
Lo stile di Cristina Cassar Scalia è scorrevole e diretto, con dialoghi rapidi e una narrazione che punta più alla fluidità che alla complessità formale. L’ambientazione siciliana, e in particolare catanese, resta un elemento centrale: non è solo sfondo, ma parte integrante della storia e delle sue atmosfere.
Il punto di forza del romanzo è la protagonista Vanina Guarrasi, caratterizzata da un equilibrio tra rigore professionale e fragilità personale. Attorno a lei ruota una squadra ben definita, che contribuisce a dare continuità e riconoscibilità alla serie.
Nel complesso, Le terme dell’indirizzo è un giallo solido e coerente con i precedenti della serie: non punta a rivoluzionare il genere, ma a offrire una lettura scorrevole, ben costruita e centrata sull’indagine e sui personaggi.
Voto: 9/10

Nuovo capitolo anche per lo scrittore Giancarlo De Cataldo. Delitto in cornice è un giallo elegante e coinvolgente che conferma la capacità di Giancarlo De Cataldo di costruire intrecci solidi e personaggi credibili. Protagonista del romanzo è il pubblico ministero Manrico Spinori, investigatore colto, ironico e anticonvenzionale, chiamato a risolvere un omicidio che si consuma nell’ambiente dell’arte contemporanea, un mondo affascinante ma attraversato da interessi, rivalità e ambizioni.
La narrazione procede con un ritmo ben calibrato, alternando momenti di suspense a riflessioni sui rapporti umani e sui meccanismi del potere. Lo stile di De Cataldo è limpido e ricco di sfumature: i dialoghi sono vivaci, le descrizioni essenziali ma efficaci e l’ambientazione romana contribuisce a dare profondità e realismo alla vicenda.
Uno dei maggiori punti di forza del romanzo è la caratterizzazione dei personaggi. Manrico Spinori si distingue per la sua intelligenza, la sua sensibilità e la sua passione per la musica lirica, elementi che lo rendono un protagonista originale nel panorama del giallo italiano. Anche i personaggi secondari risultano ben delineati e contribuiscono a rendere credibile l’intreccio.
Il romanzo riesce a mantenere alta la tensione fino alle ultime pagine, offrendo una soluzione coerente e ben costruita. Pur affrontando temi legati all’arte, al prestigio e alle relazioni di potere, non perde mai il piacere della narrazione e dell’indagine.

Nel complesso, Delitto in cornice è una lettura piacevole e intelligente, capace di soddisfare sia gli appassionati del genere poliziesco sia chi apprezza romanzi in cui il mistero si intreccia con l’osservazione della società contemporanea.

Voto: 9/10

Nell’estate senza l’Italia ai  mondiali segnalo Luce nell’oscurità: è un’autobiografia intensa e riflessiva in cui Roberto Baggio racconta il proprio cammino umano attraverso le esperienze che hanno segnato la sua vita. Il libro non si limita a ripercorrere la carriera di uno dei più grandi calciatori italiani, ma pone al centro il significato delle prove affrontate, della sofferenza e della rinascita personale.
Lo stile è semplice, diretto e coinvolgente. Baggio scrive con grande sincerità, evitando toni celebrativi e preferendo una narrazione intima, nella quale emergono le sue fragilità, le sue convinzioni e il percorso spirituale che lo ha aiutato ad affrontare i momenti più difficili. Il calcio resta una presenza importante, ma rappresenta soprattutto lo sfondo di una riflessione più ampia sulla vita.
Tra i punti di forza del libro vi è la capacità di trasmettere un messaggio di speranza senza risultare retorico. L’autore invita il lettore a considerare le difficoltà non come ostacoli insuperabili, ma come occasioni di crescita e di cambiamento. La narrazione è arricchita da ricordi personali e da riflessioni che rendono il racconto autentico e vicino al lettore.
Nel complesso, Luce nell’oscurità è una lettura che va oltre l’autobiografia sportiva: è il racconto di un uomo che, attraverso successi e cadute, cerca di dare un senso al proprio cammino. Un libro consigliato a chi apprezza le testimonianze sincere e le storie di resilienza, indipendentemente dall’interesse per il calcio.

Voto: 8/10

Un libro davvero interessante è La strada del sole di Francesco Lorenzi, frontman della band “The sun”, che  può essere letta come il racconto intimo di una crisi e di una rinascita. Dietro il successo musicale e l’energia dei concerti emerge un vuoto interiore: la sensazione di aver costruito tutto su risultati e immagine, senza trovare un centro vero.
Da un punto di vista psicologico, è una crisi di significato: quel momento in cui ciò che facevi non basta più a dirti chi sei. Da lì nasce una ricerca più profonda, anche dolorosa, in cui si smettono le maschere e si affronta la propria fragilità.
In chiave cristiana, questa ricerca si apre a un incontro che cambia lo sguardo: non elimina le difficoltà, ma le attraversa con una luce diversa. La “strada del sole” diventa così il simbolo di una vita che ritrova direzione non nel successo, ma in un senso più profondo e stabile.

Voto: 9/10

Concludo con il poliziotto che adoro in assoluto: Rocco Schiavone. Antonio Manzini offre ai lettori un libro diverso dal consueto romanzo investigativo. I tramezzini di Rocco Schiavone è una raccolta di racconti che permette di entrare ancora più a fondo nella vita del vicequestore più scorretto e umano della narrativa italiana contemporanea.
Il protagonista resta fedele a se stesso: sarcastico, insofferente alle regole, spesso sgradevole nei modi, ma capace di una profonda lealtà verso le persone che ama. Attraverso episodi disseminati nel tempo, il lettore scopre aspetti del suo passato, delle sue amicizie e dei suoi affetti, componendo un ritratto più completo e sfaccettato.
La forza del libro non risiede nella suspense o nella costruzione di un mistero da risolvere, bensì nell’atmosfera e nei personaggi. Manzini alterna leggerezza e malinconia con grande naturalezza, facendo emergere il peso dei ricordi e delle assenze che accompagnano Schiavone. Alcuni racconti colpiscono per l’ironia, altri per la capacità di evocare emozioni profonde con poche pagine.
La struttura episodica può risultare meno coinvolgente per chi preferisce una trama unica e continuativa, ma rappresenta un valore aggiunto per i lettori che desiderano trascorrere ancora del tempo accanto a un personaggio ormai diventato familiare.
In definitiva, I tramezzini di Rocco Schiavone è un libro che parla soprattutto di persone, memoria e legami. Più che un giallo, è un viaggio nell’anima di un protagonista complesso, imperfetto e proprio per questo autentico.
Peccato un piccolo errore: in una storia che ha come data Aosta nel 201… si nomina un tempo fino a papa Leone nominato nel 2025…

Voto: 8/10. Una lettura consigliata a chi ama Rocco Schiavone e vuole conoscerlo oltre le indagini.

M. Alessia Del Vescovo


Recensione: Resistenza intellettuale, fr. Mario Padovano op

Desidero condividere con voi una riflessione su un testo singolare e prezioso, intitolato Resistenza intellettuale. L’opera è frutto della penna di fra Mario Padovano, religioso domenicano appartenente alla Provincia Romana di Santa Caterina da Siena. In un panorama editoriale spesso saturato da saggi prolissi e rumorosi, questo piccolo volume si distingue per la sua capacità di andare dritto all’essenziale, inserendosi in modo estremamente fecondo nel nostro continuo dialogo tra teologia, filosofia e vita vissuta.
Dal punto di vista puramente formale, il testo si presenta come un divertente e particolarissimo pastiche poetico. L’autore non si vincola a un unico registro, ma sperimenta e sintetizza magistralmente tre diversi stili di composizione:

L’Haiku: utilizzato per catturare l’istante, l’intuizione fulminea e la purezza dell’immagine.
I Versi Liberi: scelti per assecondare il flusso del pensiero e dell’emozione, eludendo le rigide costrizioni metriche.
Le canzoni e le stanze : inseriti per conferire solennità e ampio respiro, richiamando la struttura e il rigore della grande tradizione letteraria.

Questa stratificazione linguistica rende l’esperienza di lettura dinamica e mai scontata. Personalmente, mi sono molto divertito ad affrontare questo testo, poiché la sapiente commistione degli stili offre continui, inaspettati spunti letterari. La transizione tra le diverse forme poetiche diventa, nelle mani dell’autore, uno strumento agile per cogliere le molteplici e complesse sfaccettature della realtà terrena.
Ma qual è il vero cuore dell’opera? Cosa significa, in ultima analisi, esercitare una “resistenza intellettuale”? In un’epoca segnata dalla frenesia, dal sovraccarico cognitivo e da una progressiva disattenzione verso l’interiorità, l’atto stesso di fermarsi assume una valenza radicale. Le poesie contenute nel volume non sono meri esercizi estetici, bensì piccoli atti contemplativi.
Ogni haiku e ogni verso libero agiscono quasi come un’implicita epoché fenomenologica: mettono tra parentesi l’ansia e il rumore del mondo per far emergere l’essenza luminosa, e spesso trascurata, della Creazione. È una poetica che ci ricorda come il mistero si celi proprio nelle pieghe delle “piccole cose”. Quando l’autore ricorre all’endecasillabo, invece, riconnette questa frammentarietà all’ordine più vasto della contemplazione razionale. La resistenza a cui fa riferimento il titolo è un’opposizione ferma e pacifica al logorio della modernità; è la scelta consapevole di riappropriarsi del proprio tempo per sostare, in silenzio, di fronte alla meraviglia del reale.
Considero Resistenza intellettuale una lettura estiva di primaria importanza. I mesi caldi, con la loro naturale dilatazione dei ritmi, offrono l’occasione perfetta per accogliere parole che necessitano di lenta sedimentazione per essere comprese a fondo. È un libro che aiuta ad affermarsi, a radicarsi nuovamente nel momento presente e a coltivare quello stupore che è alla base del nostro essere cercatori di verità.

Invito caldamente a fare vostro questo testo, per rendervi partecipi di questa necessaria e profondamente teologica forma di resistenza.

fr. Gabrio


Catholica Bibliotheca – giugno 2026


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