“Il sostegno per i nostri tempi”. Il Preziosissimo Sangue e un pensiero di San Gaspare del Bufalo #sacramentaria #preziosissimosangue #gasparedelbufalo

Il mese di luglio è tradizionalmente dedicato alla devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù. Si tratta di una devozione molto ricca di significato e ricchezza spirituale che mostra in modo evidente come non ci sia, da una parte la speculazione teologica e dall’altra, la semplicità della fede popolare, ma che l’una e l’altra sono, in realtà, tralci della stessa vite. Infatti, in questa definizione possiamo meditare, contemplare e pregare sia il mistero dell’incarnazione, tema molto caro a noi domenicani, sia al sacrificio della croce con cui il Signore ha redento il mondo.

Nel sangue, la Chiesa riconosce anche il dono dei martiri. Il sangue, afferma Tertulliano, è il seme di nuovi cristiani? Cosa vuol dire seme? Vuol dire portatore di vita. In queste settimane la Chiesa ci ha riproposto due parabole che hanno come protagonista il seme: la prima è la parabola del seminatore: Il seminatore getta il seme che finisce sulla strada, da dove viene portato subito via, in un terreno basso, dove germoglia ma secca, perché non riesce a mettere radici, fra i rovi, dove viene soffocato dalle spine, ossia le preoccupazioni delle cose del mondo e, infine, sul terreno buono, dove rende il 30, il 60, il 100 per cento. La domenica successiva abbiamo ascoltato la parabola del grano e della zizzania, che preannuncia il giudizio alla fine dei tempi.

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Come possiamo leggere queste parabole alla luce della devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù? Questo sangue è stato versato per tutti, perché tutti possano essere salvati e il seminatore semina largamente, senza calcolare. Ripercorrendo le pagine dell’antico e del nuovo testamento vediamo anche i fondamenti biblici di questa devozione, a partire dal sangue di Abele versato da Caino, nella Genesi al sangue dell’Agnello immolato di cui leggiamo nell’Apocalisse. Per brevità ci limitiamo a due citazioni: la prima dall’Esodo: “Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. (Es 24,8)

Nel Vangelo secondo Matteo leggiamo che: “Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati”. (Mt 26,26)

Nell’Eucaristia, il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo, dono della nuova ed eterna alleanza. E l’adorazione che la Chiesa offre al Preziosissimo Sangue di Gesù è legata al carattere di vero e proprio sacrificio della messa, come insegna il Concilio di Trento e a cui possiamo essere resi presenti in virtù del mandato di Cristo agli apostoli: “fate questo in memoria di me”.

Fin dall’antichità la Chiesa ha coltivato questa devozione e, certamente, in epoca medievale, voci come quella di Caterina da Siena l’hanno diffusa. In epoca moderna, un ruolo molto importante è stato svolto dal Gaspare del Bufalo che ha fondato, nel 1815, la congregazione dei missionari del Preziosissimo sangue, dopo aver rifiutato il giuramento di fedeltà a Napoleone e subito quattro anni di esilio.

Scrive San Gaspare che: “La devozione al sangue di Cristo – scriveva  – apre le porte della divina misericordia; se i popoli ritornano nelle braccia della misericordia e si mondano nel sangue di Gesù Cristo, tutto il rimanente facilmente si accomoda […] È questa una devozione fondamentale che abbraccia tutte le altre: essa è la base, il soste­gno, l’essenza della pietà cattolica, l’arma dei nostri tempi!” (Scritti spirituali)

Il valore di questa devozione, dunque, possiamo dire che che sia nella sua concretezza: non si tratta di un vago sentimentalismo, ma è profondamente radicato nella tradizione e nella dottrina della Chiesa e, di conseguenza, anche della liturgia della Chiesa secondo la tradizionale regola “lex orandi, lex credendi”. A papa Benedetto XIV si deve la realizzazione della messa e dell’ufficio del Preziosissimo sangue. Fu papa Pio X a fissarne la data al 1 luglio, da qui la tradizione di dedicare questo mese e, infine papa Paolo VI la unì alla solennità del Corpus Domini per sottolineare il carattere eucaristico. Attualmente la celebrazione è fissata al primo giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità.

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fr Giovanni Ruotolo OP


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