La paura santa? #giuditta

13 Innalzerò al mio Dio un canto nuovo:
Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella tua potenza e invincibile.
14 Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu dicesti e tutte le cose furon fatte;
mandasti il tuo spirito e furono costruite
e nessuno può resistere alla tua voce.
15 I monti sulle loro basi insieme con le acque
sussulteranno,
davanti a te le rocce si struggeranno come cera;
ma a coloro che ti temono
tu sarai sempre propizio.
16 Poca cosa è per te ogni sacrificio in soave
odore,
non basta quanto è pingue per farti un olocausto;
ma chi teme il Signore è sempre grande.

Giuditta 16

Concludiamo oggi nostra miniserie e riflessione sul Cantico di Giuditta: è il Cantico di una donna che ringrazia Dio per aver liberato il suo popolo con la bellezza con la capacità di essere fondamentalmente colei che nei modi forse più insperati, forse meno ortodossi, forse poco carini, in ogni caso riesce trasmettere a propagare il dono di salvezza di Dio per il popolo ebraico. Questi versetti centrali del Cantico sottolineano un altro passaggio fondamentale:

“Ti sia sottomessa ogni tua creatura”.

Questa l’idea che c’è una sottomissione della creazione a Dio: non una sottomissione dominante dominato, una specie di tirannia cosmica che sembrerebbe mostrare il Signore come un despota cattivissimo. Qui bisogna intenderlo come ma una capacità di riconoscere che fra noi e Dio c’è una relazione di dipendenza reale: siamo totalmente dipendente da Lui e senza tale creazione non avremmo né vita, né la vocazione, né la libertà, né la nostra missione. Questo è il secondo punto focale di tutto il libro di Giuditta; questo riconoscimento della dipendenza deve avvenire anche nella nostra vita. Infatti tutto ciò che riceviamo è dono gratuito per grazia da Dio.

Ecco allora che Giuditta aggiunge un ultimo decisivo passaggio:

“Ma a coloro che ti temono Tu sarai sempre propizio”

Qui non bisogna intendere un timore inteso come paura, come terrore che blocca e che non aiuta a risolvere delle difficoltà che nella vita possono accadere. Timore qui va inteso come riconoscere e dare onore a Dio, a colui che è centro propulsivo e fine di tutta le nostre azioni di tutto al nostro apostolato.

Il Timor di Dio è dunque uno dei sette doni dello Spirito Santo, che vengono infusi dal Battesimo, aumentati nella Cresima e rinvigoriti ogni volta che ci nutriamo del pane Eucaristico.

Anche saper avere timore dunque è un dono da parte di Dio, anche per discernere all’interno di un cammino di santità che via via si affida alle scelte misteriose d’amore che il Signore ci offre.

Oggi con Giuditta impariamo a chiedere il dono del Timor di Dio per riconoscerci sempre più bisognosi della sua Grazia, per ricordarci che siamo intimamente dipendenti in ogni singola parte del nostro essere a Dio, ma in questa dipendenza possiamo emettere un atto di libertà di affidamento totale a Lui.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Gesù dolce, Gesù amore

Immagine tratta da Pixabay

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