Immacolata festa della liberazione del peccato. #maria #clubbersambrosiani

28 Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Dal vangelo secondo Luca 1

Buona festa dell’Immacolata!

Questo dogma fu proclamato nel 1854 da Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus. Esso stabilisce in modo solenne che:

«che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale»

Maria ha dunque una grazia e un privilegio singolarissimo. A differenza nostra, che siamo stati concepiti col peccato originale, Maria è colei che fu preservata da questa colpa originaria e perciò fu redenta in previsione dei meriti di Cristo.

Questo dogma può forse sembrare tanto oscuro o qualcosa che è vicino solo ai teologi. In realtà, è un dogma che ci tocca da vicino. Nelle scorse riflessioni abbiamo visto l’importanza della confessione, perché siamo tutti credenti fragili e amati per questo da Cristo. Fragili perché uomini e quindi peccatori quando veniamo meno ai dieci comandamenti / alla legge eterna e dunque nella carità. Ma tramite l’assoluzione sacramentale veniamo coperti di un bagno di grazia.

Questo bagno di grazia coprì per prima Maria in modo così radicale.

È l’angelo Gabriele, quando si presenta Maria a svelare il mistero eterno dell’amore di Dio:

Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Il cattolicesimo come vedete è la fede che è cominciata con la gioia. L’angelo dice a Maria di rallegrarsi, e che lei è piena di grazia: dunque lei non ebbe nessuna ombra di peccato: né il peccato originale né i peccati attuali, quelli che noi chiamiamo veniali e mortali.

Noi quando veniamo assolti riceviamo una effusione enorme di grazia. Come quella di Maria. Con la differenza appunto che noi siamo peccatori e la nostra anima incrostata di quei peccati e quelle imperfezioni, torna lucente e linda. Da questo momento allora possiamo agire nella nostra vita quotidiana e nella vita da credenti, sull’esempio di Maria.

La piccola ragazza di Nazareth ebbe tante virtù, tante belle predisposizioni d’animo che la resero modello di ogni credente.

Maria fu innanzitutto donna della fede: la grazia le permise di accogliere le parole misteriche dell’angelo sulla nascita verginale del Salvatore del Mondo: Maria accolse con intelligenza contemplativa le risposte del messaggero celeste. Al tempo stesso esprime la sua fede nel Magnificat, quando esalta Dio per il dono della maternità divina per l’esaltazione degli umili. Fu donna della Speranza, mentre vedeva suo Figlio predicare il Regno di Dio che doveva venire, un regno d’amore, pace e intimità con Dio. E Maria fu infine donna della carità, dell’amore fino alle estreme conseguenze, quando accompagnò, con grande dolore, Gesù sulla via della croce. Quel figlio che aveva già donato al Signore, presentandolo al Tempio, quando era piccolo ora sulla croce offre tutto il suo amore di Madre e accoglie il piccolo Giovanni, giovanissimo apostolo, che Gesù le affida come figlio.

Vediamo allora il confronto alle nostre vite: la confessione e il suo torrente di grazia e purificazione può aiutare a vivere la virtù della fede, della speranza e della carità, per diventare anche noi, alla fine della vita, santi e immacolati perciò vedendo in modo beato e soprannaturale la natura divina, finalmente faccia a faccia. La confessione ci aiuta a crescere nella fede perché ricordandoci la nostra natura umana ferita ci aiuta ad elimina gli ostacoli quali l’incredulità, la critica distruttiva e feroce verso la Chiesa e i pastori, e ci aiuta a proferire con umiltà l’atto della fede che professiamo nel Credo; inoltre la confessione aiuta la speranza, perché una volta ottenuta l’assoluzione, cresce in noi la speranza di ottenere la vita eterna; e infine rinvigorisce anche la carità e l’amore, perché la grazia purificatrice fa sprigionare in noi la libertà di compiere azioni d’amore verso Dio e il prossimo e vivere una vita autentica.

Scriveva il filosofo Jean Paul Sartre:

«Chi è autentico, assume la responsabilità per essere quello che è e si riconosce libero di essere quello che è.»

Chiediamo al Signore di attingere dalla sorgente della grazia per donare tutti noi stessi alla Chiesa e al mondo sofferente, e confermarci giorno dopo giorno, di essere il capolavoro di Dio, scolpito, pitturato e modellato dall’Eternità.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

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