24. dicembre. giorno 9. Come una luce e come un sole: il Benedictus o cantico di Zaccaria. #novenaclub2021

[In quel tempo] Zaccaria, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
“Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo

perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace
“.

Queste sono le prime parole che Zaccaria pronuncia dopo essere stato reso muto dal Signore, così commenta la cosa Sant’Ambrogio: “Vedi quanto è buono Iddio, e disposto a perdonare i peccati: non solo ridona quanto aveva tolto, ma concede anche doni insperati. Colui che poco prima era muto, ora già profetizza; ed è una delle più grandi grazie del Signore, che proprio quelli che l’hanno rinnegato lo confessino. Nessuno pertanto si perda di fiducia, nessuno disperi delle divine ricompense, anche se lo rimordono antichi peccati. Dio sa mutar parere, se tu sai emendare la colpa” (Esposizione del Vangelo secondo Luca 2.33).


Non solo Zaccaria viene perdonato per la sua incredulità, riacquistando la parola, ma gli viene concesso anche il dono della profezia, a testimonianza della misericordia divina. Ora lo Spirito Santo lo riempie così che la sua profezia ponga fine ai nove mesi di silenzio precedenti.
“In queste parole”, scrive San Beda il Venerabile, “notiamo che Zaccaria secondo l’uso profetico narra come già realizzato ciò che in spirito prevede appena cominciato o prossimo ad accadere. Il Signore ci ha visitato, perché apparendo nella carne ha voluto cercare e giustificare noi, che in quanto peccatori ci eravamo allontanati da lui; ci ha visitato come un medico i malati, perché, per sanare l’inveterata infermità della nostra superbia, ci ha offerto il nuovo esempio della sua umiltà; ha redento il suo popolo, perché ha liberato a prezzo del suo sangue noi che eravamo diventati servi del peccato e schiavi dell’antico nemico” (Omelie sul Vangelo 2, 20).
Dalla discendenza di Davide sarà suscitato il Salvatore, e ciò avverrà in ricordo da parte di Dio dell’Alleanza e del giuramento che fece ad Abramo, un giuramento che assicura Israele della certezza della promessa di Dio. Il punto focale è la fedeltà di Dio alla sua promessa di visitare il suo popolo e di redimerlo da tutti i suoi nemici, corporali e spirituali. Il riferimento ai nemici “non indica”, scrive Origene, “i nemici del corpo, ma piuttosto quelli dello spirito, perché il Signore Gesù è venuto, forte in battaglia (Sal 23,8), per distruggere tutti i nemici e liberarci dalle loro insidie, dalle mani dei nostri nemici e dalle mani di coloro che ci odiano” (Omelie sul Vangelo di Luca 10.3).
Giovanni, proprio come esultò nel grembo quando sentì la voce di Maria che portava il Salvatore, così ora sente la voce di suo padre Zaccaria, che lo istruisce prima che egli vada nel deserto come Mosè. Giovanni è chiamato “profeta dell’Altissimo” perché il suo compito deriva da Dio, come è avvenuto per tutti i profeti prima di lui. Scrive San Cirillo di Alessandria: “per quelli che erano sotto la Legge e si trovavano in Giudea, Giovanni il Battista fu una lampada che precedeva Cristo. Anche Dio parla di lui in modo simile: Ho preparato una lampada per il mio consacrato (Sal 131,17). E anche la Legge lo simboleggia nella lampada. Nel primo tabernacolo era necessario che la lampada restasse sempre accesa, ma i Giudei, dopo essersi rallegrati di lui per poco tempo, affollandosi a farsi battezzare e ammirando il suo modo di vivere, presto lo fecero dormire nella morte, facendo del loro meglio per spegnere la lampada sempre accesa. Per questo anche il Salvatore parlò di lui come di una lampada che brucia e splende” (Commento a Luca PG 72, 481)
L’obiettivo di Dio nell’incarnazione è quello di portare la pace alla sua creazione che ora si trova nelle tenebre e nell’ombra della morte e di guidare il suo popolo alla pace. “Che cosa c’è di più grande, per la meschinità dell’uomo, dell’essere unito a Dio e del divenire Dio in seguito a siffatta unione e di essere a tal punto osservato dall’alto, dal sole che sorge, sì che quell’essere santo che viene generato riceve il nome di Figlio dell’Altissimo (Lc 1,32) e gli viene donato il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fil 2,9)? Orbene, questo nome che cos’è altro se non quello di essere Dio? E il fatto che ogni ginocchio si piega (Fil 2,10) davanti a colui che si è annichilito (Fil 2,7) per amor nostro, e il fatto che l’immagine (Col 1,15) di Dio si è unita alla forma di schiavo (Fil 2,7), e il fatto che tutta la casa di Israele ha appreso che Dio lo ha fatto Signore e Cristo (At 2,36)? Tutto questo è avvenuto grazie all’azione di colui che è stato generato, ma anche per il beneplacito di colui che lo ha generato” (Gregorio di Nazianzo, Orazione 30.3).
“Il mondo si trovava nell’errore”, osserva san Cirillo di Alessandria, “servendo la creazione invece del Creatore, ed era ottenebrato dall’ignoranza. La notte, per così dire, era caduta sulle menti di tutti, e non permetteva loro di vedere colui che è veramente e per natura Dio. Ma il Signore di tutti sorse per gli Israeliti come una luce e come un sole” (Commento a Luca PG 72, 481).


Adriano Virgili

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