Corpo di Dio #gesùcristo #clubbersambrosiani

Corpo d’un feto: è quello che la Madonna non poté mai vedere (a quell’epoca non c’erano ancora le ecografie). Chissà se lo sentì scalciare, muoversi, agitarsi o, forse, addormentarsi nel suo grembo, mentre, durante la gravidanza, faceva i mestieri in casa, leggeva la Bibbia o i salmi, mangiava, pregava. E il Divino Ospite, con lei, mangiava, pregava, vegliava, dormiva.  

Corpo d’un bimbo: è quello che Maria prese tra le braccia, il giorno in cui nacque. Quello che la madre cullò per anni, per farlo addormentare. Che raccolse da terra, ad ogni caduta. Da cui deterse polvere e fango, sangue e sudore: eredità di giochi infantili, all’aperto, in libertà, tra le strade polverose della Galilea, preludio di quello che avrebbe incontrato in quell’ultimo viaggio d’amore il Figlio di Dio, dal Golgota al legno della Croce.  

Corpo adolescente: è il figlio-mistero che troviamo nel tempio. Non più bambino, sfuggente al controllo dei genitori, ormai proiettato verso l’adempimento del disegno misterioso del Padre, amantissimo del genere umano. Forse, agli occhi di Maria, è proprio quando ha visto Gesù fra i dottori del tempio che si è materializzata quella spada profetizzata da Simeone.  

Corpo d’un uomo: è quello del figlio del falegname, che, dopo trent’anni nella casa paterna, raggiunge Cafarnao, percorre la Giudea, attraversa la Samaria, raggiunge Gerusalemme. Da falegname a girovago, accompagnato da una pletora di pescatori e di gente semplice, confusa e affascinata da quel Galileo. Piedi che camminano; mani che risanano e guariscono le ferite, della malattia e del peccato, come un medico e più di questo; voce che risuona, rimprovera, consola, dona speranza; gambe robuste, che macinano km, a piedi; occhi che guardano sempre un po’ più lontano di quella ciurma scarmigliata che lo seguo appassionata, ma arranca sempre un po’; orecchie che ascoltano il grido muto delle anime angosciate, in una turba che lo segue con avidità, nel dubbio che possa cambiare i loro destini; cuore che batte all’unisono con quello del Padre, al ritmo dello Spirito, perché gli uomini vedano che si può essere perfetti nell’unità, quando l’Amore è al timone. 

Corpo piagato: è quello del Venerdì Santo, su cui s’infrangono, in una volta sola, tutto il peccato e la malvagità del mondo, la rivendicazione di Satana, la mia e la tua cattiveria ed incapacità d’amare, secondo la volontà di Dio.  Spalle schiantate dalla trave della croce, schiena arata dalla frusta, capo confitto dalle spine.

Corpo Risorto: quel corpo, la cui voce è musica alle orecchie della Maddalena, mentre pronuncia il suo amore con quel tono che doveva trasmettere tutto l’amore di Dio per il mondo creato. Un corpo che attraversa i muri, ma mangia grigliate di pesce sulla riva. Corpo che parla di croce e di morte, con le piaghe alle mani, al costato e ai piedi, ma guarda alla Vita, quella vera: suggerisce che niente passa dalla morte, senza venirne trasfigurato, ma che, in Dio, neppure la morte può sconfiggere davvero la vita. Corpo, preludio della nostra trasformazione. Corpo misterioso e inavvicinabile (noli me tangere). Perché i discepoli non riconobbero quel corpo, con cui avevano condiviso mille avventure, cene, discorsi, vicissitudini? Perché Maddalena non riconobbe altro che una voce? Perché i due di Emmaus non riuscirono a vederlo, se non allo spezzare del Pane? Che Corpo è mai, questo corpo di Cristo, che gli evangelisti non sono in grado di descriverlo?  

“Corpo di Cristo”: è quello che ci offre il sacerdote, a d ogni Eucaristia, in persona Christi. È il compimento di quella promessa. È in quel Corpo che la Chiesa si fa Corpo: è per Lui che possiamo provare a essere Comunione. Che non è conformità totale, né quella “dispersione nel tutto”, che diventa, paradossalmente, nullificante a propria volta, di schopenariana memoria.  

Verbum caro factum est. Et habitavit in nobis 

In Cristo, Dio assume la nostra umanità. Ma non come uno zaino da portare in spalla. Nella condivisione più profonda di chi assume su se stesso la nostra pelle, per sentire quello che sentiamo noi, per crescere, come cresciamo. Affinché noi impariamo a oltrepassare il peccato e la morte, grazia alla forza di quell’amore che può venire solo da Lui, il Divin Figlio, l’Agnello immolato dalla Fondazione del mondo, nel seno del Padre, in comunione con lo Spirito d’amore di Dio che ha dato (e dà) forma all’universo e ad ogni cosa, visibile od invisibile.   

Maddalena Negri

Foto: https://www.lapartebuona.it/wp-content/uploads/2019/04/Risorto-con-piaghe-956×478.png

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