Il Diatessaron (dal greco τὸ διὰ τεσσάρων [εὐαγγέλιον] “dai quattro [vangeli]”) non è una sinossi dei vangeli canonici come quelle che utilizziamo oggi. Si tratta piuttosto di una composizione all’interno del quale sono stati abilmente intrecciati i fili della narrazione dei quattro vangeli canonici in un unico racconto che li armonizza. Fu composto da Taziano il Siro poco dopo la metà del II secolo (Eusebio, Storia ecclesiastica 4.29.6). Purtroppo, il testo originale di questo scritto è andato perduto. Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che fosse originariamente stato scritto in greco, ma l’analisi dei pochi frammenti greci che ne sono sopravvissuti inducono i più a pensare che in realtà fosse stato scritto in siriaco. Il Diatessaron ebbe un ruolo straordinario nella storia della chiesa siriaca, tanto che presto si impose sui quattro vangeli come testo canonico per la stessa. Nel IV secolo, Sant’Efrem il Siro lo utilizzava e ne scrisse persino un commento (di cui recentemente è stato recuperato il testo originale in lingua siriaca, contenente anche molte citazioni dirette dello scritto di Taziano). Nella sua diocesi di Cirro, nel secondo quarto del V secolo, Teodoreto trovò più di 200 copie ancora in uso nelle chiese e le fece distruggere. Il fatto che non sia sopravvissuta alcuna copia in siriaco di quest’opera è quindi indicativo dello sforzo enorme operato dalle autorità ecclesiastiche per imporre l’uso dei quattro vangeli canonici in questi territori.
Il successo del Diatessaron non riguardò però solo l’area di lingua siriaca, ma seguì la diffusione del cristianesimo in tutto il mondo. Le vestigia della sua influenza dall’Armenia all’Etiopia e dalla Persia alla Gran Bretagna ci dimostrano l’enorme circolazione di cui tale documento godette anche ben oltre il V secolo. La sua popolarità fu tale che ne furono prodotte traduzioni praticamente in ogni lingua del mondo cristiano. Dall’Oriente abbiamo a disposizione diversi manoscritti arabi e uno persiano; dall’Occidente, manoscritti in latino, dialetti italiani, dialetti tedeschi medievali, olandese, francese e inglese. Il fatto che in molti casi si tratti di adattamenti piuttosto che di vere e proprie traduzioni rende difficile la loro valutazione. Il che rende il lavoro dei critici testuali che cercano di ricostruire il testo originale dell’opera un’impresa quasi disperata. A tutt’oggi non esiste alcuna traduzione italiana di questo fondamentale testo dell’antichità cristiana (se non una della sua versione persiana o quelle prodotte nel tardo medioevo, probabilmente a partire da riadattamenti i latino o in qualche altra lingua occidentale).
Adriano Virgili
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