Il Sabato Santo, per la Chiesa Cattolica, è il giorno del grande silenzio.
Gesù è morto il giorno prima sulla croce dopo aver attraversato anche il calvario della Passione e veniamo chiamati, adesso, a sostare presso il sepolcro, meditando proprio su questi misteri: la passione, la morte e la discesa agli inferi, in attesa della Resurrezione. È un silenzio, dunque, propizio a rendere feconda quest’attesa, perché apre alla meditazione e alla contemplazione.
Su cosa, dunque, conviene soffermarci?
Se Gesù muore, e la Chiesa ce lo propone come massimo modello del vivere cristiano, possiamo certamente dire che egli è venuto anche ad insegnarci come morire. Spesso, infatti, davanti ad essa noi esseri umani pensiamo di essere da soli. Il Signore, invece, vuole mostrarci come rimaniamo esseri-in-relazione anche in questo frangente.
In questo senso l’ha vinta.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: come si muore cristianamente?
Lo si fa cercando volutamente quella solitudine e quel silenzio in cui Dio ci possa far ascoltare la sua voce e parlare a tu per tu, come ad un amico, dandoci le parole per “fecondare il mondo” e sostenerci nel farlo. In sostanza, ciò che il Signore fa per noi, nel silenzio, è trasformarci a Sua immagine e questo rende più vive le nostre relazioni.
A proposito di questo, quando parliamo di morte, possiamo anche allargare il concetto oltre quella corporale, ossia la separazione di corpo e anima, e arrivare a comprendere anche l’estrema solitudine… che è considerabile il sintomo e la conseguenza della morte psichica. Non possiamo vivere che in relazione e senza la relazione moriamo ed è proprio qui che entra in gioco la forza gentile di Dio che è in grado di parlare anche nelle solitudini più estreme e invitarle a cercarLo e risentire il desiderio della comunità.
Dio stesso, pur essendo Uno, è Trino.
Le mie sono, forse, “belle parole”, ma non è raro sentirsi soli, soprattutto nella società odierna, caratterizzata da tratti molto marcati di individualismo e dalle prospettive di futuro non rosee, nonché ultra-secolarizzata, e allora, come armonizzare questa solitudine percepita con l’essere cristiani? Se Dio si vuole relazionare con noi, perché ci sentiamo comunque soli? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto nientemeno che Dante Alighieri, scrivendo la Divina Commedia, in particolare l’Inferno. In questa parte dell’opera, infatti, in base alla gravità dei peccati commessi, le anime sono progressivamente più lontane o vicine a Dio (questa classificazione è presa a piene mani dalla teologia tomista medievale e dall’Etica Nicomachea di Aristotele), e il più lontano è proprio… Lucifero, che da angelo portatore di luce, si è trasformato in portatore di dolore e divisione per non aver voluto condividere con l’uomo la Grazia di Dio. A ben pensarci, Dante ha sempre un accompagnatore all’interno dei vari canti, e questo sicuramente è simbolico: non si può scendere negli antri più bui e infernali dell’anima, né ascendere alle vette più alte, da soli, ci vuole almeno un compagno, e non sempre è adeguato che sia lo stesso, per ogni parte del cammino. Ci sentiamo soli, perché anche se Dio è relazione, noi spesso ci allontaniamo da esso peccando e più pecchiamo, più ci allontaniamo: questo ci illumina e ci dà consapevolezza di una realtà: se Dio è disposto a donare sé stesso e a purificare così il nostro modo di relazionarci, stiamo perdendo, allontanandoci, questa opportunità.

Come fare per non perdere questa occasione di resurrezione? Anche il Sabato Santo, in effetti, può essere considerato una metafora: quella di questo secolo in cui Dio è nascosto. Siamo in un grande e lungo Sabato Santo, in cui Dio è morto, e noi lo stiamo lentamente uccidendo a forza di rinchiuderlo in sterili abitudini che impediscono allo Spirito di inabitarci davvero e farci Suo tempio. Noi poi, spesso, come i discepoli, sentiamo così tanto la Sua assenza che non ci accorgiamo nemmeno della sua presenza, anche perché siamo disabituati al silenzio. Questo però non è un dramma, infatti, l’unica solitudine non più raggiungibile da Lui – perché nella nostra libertà lo abbiamo scelto – è l’inferno… ma finché siamo in vita il Signore è capace di entrare anche nelle solitudini più spaventose, invitando a mettersi in cammino. Talvolta penso che Dio si nasconda proprio per non lasciarci nella passività e indurci a fare il primo passo verso la ricerca di noi stessi e della nostra felicità, come fecero i Magi.
Laura Zaccaro
Scopri di più da Club Theologicum
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

“cercarLo e risentire il desiderio della comunità”
“non si può scendere negli antri più bui e infernali dell’anima, né ascendere alle vette più alte, da soli, ci vuole almeno un compagno”.
———————
Aggiungo la mia riflessione sulla comunità necessaria (che riconosco ma che trova ostacoli nella realtà offline).
Il primo ostacolo che abbiamo oggi è esattamente quello parrocchiale che ha evidenziato Pasquale nel video Q&A pubblicato ieri (24 aprile) da Fra Gabrio. È la primissima domanda nel video, quindi è facile da trovare. Link video
https://youtu.be/UG7w6W0ukig?is=stGtLw039Y5KzIXL
————————
L’altro ostacolo non indifferente all’ “esci e trova la comunità” (ipotizzando sempre parrocchie e/o gruppi cattolici, oppure altre realtà sul territorio)
è che ci sono situazioni che non puoi comunicare agli altri
(e sono proprio le peggiori*, quelle che più avrebbero bisogno di un sostegno comunitario). Perché non puoi? Perché nessuno ti crederebbe (e qui non serve che io spieghi alla dott. Laura la mazzata ulteriore – e molto pericolosa – che si riceverebbe).
E se ti credono, eventualità rara ma possibile? Peggio. Perché magari qualcuno potrebbe tentare di intervenire mentre la persona si trova ancora nell’ambiente altamente disfunzionale che – inevitabilmente – metterà in atto azioni peggiori (vista la “defezione” cioè il fatto che hai “smascherato” qualcuno, il quale tra parentesi ora s’impegnerà ancora meglio di prima a spargere ‘fake news’ , maldicenze e dubbi su di te).
————————
Asterisco
*l’asterisco è d’obbligo in quanto tutti a questo punto avranno pensato ad una sola cosa, ad un certo tipo di “scandalo” di cui parlano tutti, o in relazione alla Chiesa o in relazione alle famiglie. Ecco, NO: non mi riferisco a quello. Sottolineo: questioni fisiche escluse. Mi riferisco comunque a situazioni molto gravi, ad esempio in ambito familiare.
———————-
Nota 1. il commento NON lo scrivo “in contestazione” dell’articolo della dott.ssa Laura che rimane validissimo per diverse situazioni. Lo scrivo come messaggio di vicinanza a chi leggesse l’articolo e si ritrovasse nella situazione che ho descritto.
Nota 2. L’avvento di internet e la possibilità di costituire “comunità protette” online con utenti anonimi ma controllati ha aperto una modalità “di salvataggio” per persone portatrici di solitudini estreme (vittime ed ex vittime in recupero psicologico da gravi traumi) che altrimenti non troverebbero altre modalità di “stare in comunità”.
Grazie per la possibilità di esprimere questo pensiero.
Se non è adeguato per il Club Theologicum, ignoratelo. Posso comprendere.
"Mi piace"Piace a 1 persona