Insegna ciò che non sai #clubbersambrosiani

«Insegna ciò che non sai»

Sembra una frase a metà a strada tra un ossimoro ed un paradosso. Un’assurdità romantica sulla bocca di qualcuno che si diverta a mettere insieme le parole a casaccio.
Ciascuno può ed è chiamato a condividere la propria conoscenza solo ed esclusivamente nel campo che è considerato di sua competenza. Ogni estensione indebita è da considerarsi un illecito, oppure un’imprudenza, perché riconoscersi competente in un ambito – qualunque esso sia – equivale ad essere responsabile di quanto si affermerà, all’interno di quella disciplina.
Come sarebbe – dunque – possibile insegnare qualcosa che non sia noto a chi intende insegnarlo?
Sarei una sostenitrice dell’infusione della scienza?
Sembrerebbe impossibile, vero?
Eppure, rimane un’immagine scolpita nella mia memoria.
Ricordo che quando ero piccola – e, forse, in parte, ancora adesso – ero molto insicura. Volevo sempre avere delle rassicurazioni, in tutte le mie esperienze. Anche se questo non mi impediva di dedicarmi ad attività che oltrepassavano i limiti del controllo genitoriale, come arrampicarmi sugli alberi o scavalcare inferriate. Ma questo è un altro discorso.
All’età di quattro o cinque anni, ancora avevo le rotelle supplementari, sulla mia bicicletta. Ricordo bene i pomeriggi passati all’aria aperta, sabato o domenica, nel tentativo di trovare il giusto equilibrio. Io seduta sul sellino, mio padre dietro, con le mani e le braccia a offrire supporto supplementare in partenza, prendendosi, ogni tanto, anche qualche gomitata o manata, per non parlare dei miei petulanti borbottii e rimbrotti. Dopo vari tentativi, infine, il supporto divenne vano ed io appresi a partire senza aiuto, fino a gironzolare per il quartiere, in sella alla mia dueruote. Ma non divenne vana la presenza di mio padre, che, con un’occhiata, per anni, è sempre riuscito ad intervenire tempestivamente, per gonfiare le ruote, per oliare gli ingranaggi, per regolare il sellino od il manubrio od apportare altre regolazioni meccaniche. Posso quindi affermare che è grazie a mio padre che io imparai ad andare in bici. Anche se mio padre non ha mai saputo andare in bici: nessuno glielo aveva mai insegnato e lui non aveva mai imparato. Di più: avendo conseguito la patente B prima del 1988, avrebbe potuto guidare qualsiasi moto. Opportunamente, ebbe la prudenza di evitare sempre una simile scelta, nonostante gli fosse legalmente consentita.
Ecco perché riesco a dire che quella frase non è assurda: l’esperienza ne motiva la veridicità, nonostante l’apparente assurdità.

Dire “Non sono capace”, a volte, è solo un alibi per non mettersi in discussione e provare a giocarsi in una nuova esperienza. Naturalmente, è giusto ed opportuno prepararsi al meglio e formarsi le competenze che occorrono, in base alle attività che ciascuno va a svolgere. A volte, vorremmo sottrarci perché l’inadeguatezza sembra avere il sopravvento.
Non tutte le competenze sono, però, quantificabili o effettivamente valutabili. Aspettare di raggiungere l’eccellenza prima di mettersi al servizio dell’apprendimento altrui può parere uno scrupolo di carità, ma, a volte, si rivela, invece, uno scrupolo inutile, che finisce solo con il frenare la relazione educativa che si crea, perché tradisce un ideale di perfezione che rischia di essere controproducente. Tante volte, è molto più educativo dire un sincero “Non lo so”, oppure mostrarsi nella propria nuda fragilità, così da far comprendere che nulla è scontato, ma tutto è in via di perfezionamento continuo, andando avanti, con pertinacia, per prove ed errori, lungo tutto il cammino della vita.

Del resto, Giovanni Paolo II ebbe a dire, che “l’amore non è una cosa che si può insegnare, ma la più importante da imparare”.

Ecco perché, alle volte, ci è richiesto di “insegnare ciò che non sappiamo”. È questa, in fondo, la sfida educativa: educare, pur sapendo di essere perpetuamente un soggetto da educare, perché nessuno, a nessuna età, in nessuna situazione, potrà mai dire di avere appreso dalla vita tutto quanto vi sia da imparare…

Maddalena Negri

Fonte immagine: Pexels

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