Pietro da Verona. Alle origini della Misericordia. Fra fede, storia e leggenda. #lanternadelcercatore

Fra Pietro da Verona, è considerato, insieme ad altri volenterosi fiorentini, il fondatore delle Misericordie.

Egli in tutta la sua esistenza ha vissuto il suo essere frate nella predicazione e nella pratica dell’anore di misericordia.

Questa è l’origine spirituale del movimento della Confederazione delle Misericordie,

Vivere il movimento della Misericordia è cercare di comprendere innanzitutto l’identità del fondatore delle Misericordie, le sue basi spirituali e dunque che cos’è il concetto di Misericordia per la fede cattolica. Dalla Misericordia possiamo quindi passare della teoria alla pratica, con la nascita del Movimento nel Medio Evo e dunque, infine, il suo sviluppo storico fino ad oggi. Comprendere quali sono i valori della Misericordia, vuol dire comprendere in che modo la fede che professo può ritrovare vigore e forza. Vivere la fede e la carità è ciò che dà identità al confratello e volontario di Misericordia e che gli fornirà felicità e soddisfazione nell’esercizio del Bene Comune. Nell’esercizio di un amore verso un altro, questo è lo sforzo in cui il confratello e volontario di Misericordia vuole donarsi.


1.Il fondatore

La storia delle Misericordie comincia dal suo fondatore. Pietro da Verona.

Nella storia egli ha segnato una data e un luogo ben precisi.

Il 6 aprile 1252, Seveso.

In questa data nelle campagne brianzole, questo giovane e ardente frate dell’Ordine dei Predicatori è in viaggio insieme al confratello fr. Domenico. Arde dal desiderio di predicare il vangelo di Cristo e la dottrina cattolica.

Il suo nome è appunto fra Pietro da Verona.

Quella mattina però ha un tragico incontro. Con Carino, un esponente della setta dei violenti catari. Carino gli tende un’imboscata per farlo tacere per sempre. Così con un colpo terribile di falcastro, spezza in due il capo di fra Pietro. Anche fr. Domenico viene pugnalato a morte. Prima di morire però, secondo le narrazioni, fra Pietro si china a terra e scrive col sangue del suo capo una sola parola.

La parola “Credo”.

 Secondo alcune fonti storiche, lo stesso Carino vedendo questa scena, osservò il grande amore misericordioso dello stesso fra Pietro verso di lui. Che lo stava uccidendo.

Così Carino vede uno sguardo di misericordia che mai ha incontrato nella sua vita. Si sente amato. Così si si converte, si presenta alle autorità e si costituisce. Evita la pena capitale. E alla fine lo stesso Carino diventa frate.

Per portare a tutti quella misericordia che ha visto rivolgere a sé stesso.

Pietro da Verona successivamente è proclamato martire dalla Chiesa. Testimone della fede fino a dare la vita per essa. In meno di un anno e mezzo il papa lo proclamò santo e martire. Oggi è conosciuto appunto come Pietro Martire.

Ma c’è un dettaglio importante da ricordare.

La storia di San Pietro da Verona martire, quella che mi viene in mente, in questi giorni di inizio anno, è che anche nei momenti più critici, nei momenti più delicati, in tempi incerti e di grande paura, tutti quanti possiamo ripetere la nostra testimonianza di fede. Dire a Dio. Credo in te.

Proprio perché credo in te, voglio mettermi al servizio del mio prossimo.

Esattamente come tu, Gesù Cristo, ti sei messo al servizio del prossimo e sofferente.

Questo è il testamento di fra Pietro.

Questo è anche lo spirito dei confratelli di Misericordia.

Esattamente come Pietro, cercare di essere testimoni di un amore più grande. Un amore che non è quello sentimentalistico di oggi, dei film o delle serie Netflix. Un amore vero concreto, reale e pratico.

L’amore appunto della Misericordia di Dio per l’uomo.

Vediamo allora di capire alcuni dettagli di questa Misericordia che ogni confratello di questa associazione di laici può portare.

2. La Misericordia nella fede cattolica. La carità e le opere di Misericordia spirituali e corporali.

La Misericordia equivale alla virtù teologale della carità.

Essa può definirsi sinteticamente così.

“La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio[1].”

C’è un intrinseco legame fra la misericordia e Gesù perché egli elegge la carità quale comandamento nuovo.95 Amando i suoi «sino alla fine » (Gv 13,1), egli manifesta l’amore che riceve dal Padre.  La misericordia del Padre e del Figlio ha poi un aspetto comunitario. Non si ferma a loro due ma gli stessi discepoli di Gesù lo attuano e si amano gli uni gli altri, imitano l’amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: « Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). E ancora: « Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15,12).[2]

Questa si esplica nelle opere di misericordia spirituale e corporali Il l Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda tali, «[…] sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo»[3]

Ecco allora l’elenco completo di queste opere:

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

1 – Consigliare i dubbiosi 2 – Insegnare agli ignoranti 3 – Ammonire i peccatori 4 – Consolare gli afflitti 5 – Perdonare le offese 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste 7 – Pregare Dio per i vivi e per i morti 

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE 

1 – Dar da mangiare agli affamati 2 – Dar da bere agli assetati 3 – Vestire gli ignudi 4 – Alloggiare i pellegrini 5 – Visitare gli infermi 6 – Visitare i carcerati 7 – Seppellire i morti

Se si vuole approfondire consiuglio il bellissimo libro di Don Rosini sulle opere di Misericordia

Alcuni uomini decisero di prendere sul serio l’esempio di fra Pietro e di costituirsi perché queste opere di misericordia venissero praticate in modo più organizzato.

Nascono le Fraternite di Misericordia.

3. La misericordia. L’istituzione. Breve storia del Movimento[1]

“Le Misericordie hanno le loro origini nelle prime forme di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità che presero il nome di Confraternite.
È nel Medioevo che queste forme di aggregazione assumono un’identità più definita, dal X secolo in poi, in queste tipologie:

  • Le Confraternite di Devozione, che consentono una partecipazione più diretta dei laici alla liturgia.
  • Le Confraternite dei Penitenti, che pongono l’accento sul rigore di e sulla necessità del pentimento e della penitenza.
  • Le Confraternite di Mestiere, che uniscono attorno al culto del santo patrono i membri di una stessa professione prestando agli associati i servizi di “mutuo soccorso”
  • Le Confraternite di Beneficenza, (le Misericordie in Toscana, in Spagna e Portogallo, ecc.) che, nella pratica della carità, offrono specifici servizi di assistenza, gestendo ospedali, curando la sepoltura dei morti, ecc.

In secoli politicamente confusi, le Confraternite si trovarono spesso a svolgere un ruolo da protagonista sul piano religioso e civile. La crescente importanza, anche economica, assunta da alcune Confraternite, e la loro grande capacità di mobilitazione popolare, provocherà, dal sec. XIV, ripetuti tentativi volti ad “imbrigliarne” lo sviluppo e l’attività. Sempre in bilico fra il sospetto di eresia e di opposizione al potere politico, arricchite per donazioni e lasciti, le Confraternite diventarono la forma associativa volontaria più diffusa in Europa. Con queste radici e su queste premesse prende avvio il fenomeno delle Misericordie.

La prima Misericordia, quella di Firenze, risale al 1244, secondo le fonti fondata da Pietro da Verona e da diversi laici, dopo che lo stesso frate era passato in Firenze per diverse predicazioni.

Ora la prima vera traccia documentale è del 1321 ed è relativa all’atto di acquisto di una casa di proprietà di Baldinuccio Adimari sita davanti al Battistero di San Giovanni in Firenze. Ancora del 1321 è una nota relativa alla “Messa per la Pace” fra guelfi e ghibellini, organizzata dai Capitani della Compagnia della Misericordia e della Compagnia del Bigallo. Esistono poi alcuni atti e rogiti notarili, datati a partire dal 1330.

Alla metà del 1300 il Comune inizia a porre “maggiore attenzione” alle Confraternite con lo scopo, non dichiarato, di gestirne il patrimonio e di indirizzarne la politica sociale. Le Compagnie erano frequentemente beneficiarie di eredità e lasciti da parte di cittadini facoltosi, ma l’opposizione degli eredi naturali ostacolavano l’acquisizione spingendo i Capitani a chiedere una legislazione speciale che favorisse i propri sodalizi.

Nel 1366, la Compagnia di Orsammichele, di gran lunga più ricca fra le Compagnie fiorentine del tempo, viene costretta ad accettare la nomina dei propri camarlinghi (amministratori del patrimonio) da parte della Repubblica.
Nel 1425 viene costretta a fondersi con la Compagnia del Bigallo. Nel 1440, il nuovo sodalizio originato dalla fusione si vede imporre come proprio camarlingo quello della Compagnia di Orsanmichele che già da tempo era di nomina pubblica”.

Qui allora inseriamo anche la cosiddetta Leggenda della Misericordia.

3.1 La Leggenda[2]

“A fianco di questa ricostruzione documentale dell’opera di Fr Pietro da Verona esiste un’altra a tradizione popolare sull’origine  

Secondo la leggenda, l’iniziatore della Compagnia della Misericordia insieme a Fra Pietro sarebbe un certo Piero di Luca Borsi, che lavorava a Firenze come facchino per conto della potente Arte della Lana. Un gruppo di questi facchini, fra cui Piero, aveva l’abitudine, fra un viaggio e l’altro, di rinfrancarsi presso la Buca degli Adimari, una mescita di vino nei pressi della cattedrale.

Le discussioni erano inevitabili e frequenti. Forse per la stanchezza, forse per il vino, certamente per ignoranza, i compagni di Piero si lasciavano andare alla bestemmia del nome di Dio. Piero che era uomo molto devoto, rimproverava questo comportamento dei compagni senza però ottenere alcun risultato.

Ebbe l’idea, allora, di proporre ai compagni di istituire il pagamento di una multa ogni qual volta uno di essi bestemmiasse. La proposta venne accettata e dopo qualche tempo, la somma, costituita dal versamento delle multe, raggiunse una cifra considerevole. Propose, quindi, ai compagni di comprare, con quei soldi, sei ceste da portare a spalla, dette “zane”, con le quali andare a raccogliere i malati della città accompagnandoli agli ospizi dove sarebbero stati curati. I compagni accettarono e stabilirono un compenso per ciascuno dei viaggi che avrebbero effettuato. Così, secondo il sentimento popolare, ebbe inizio la Compagnia della Misericordia

La Leggenda Popolare di Piero di Luca Borsi continua a riscuotere un immutato successo fra i fratelli delle numerose Misericordie che da allora si sono diffuse in tutta l’Italia e nel mondo. La tradizione popolare sembra aver disegnato, inconsapevolmente, attraverso la metafora della leggenda, il profilo di cosa voglia dire partecipare all’esperienza delle Misericordie.

I primi Confratelli della Misericordia avevano una divisa di servizio molto diversa da quella attuale.

La divisa, meglio identificata come Veste storica, era originariamente di colore rosso.

Il rosso era un richiamo simbolico e stava a significare che le Opere di Misericordia compiute da chi la indossava erano ispirate dallo Spirito Santo. Unico segno distintivo fra i Confratelli era la medaglia con il simbolo della croce latina fra le lettere gotiche F e M indossata dai Capitani in carica. Nel 1495 la Veste si trasforma: assume il colore nero in segno di penitenza e viene introdotto l’utilizzo della Cappa, chiamata anche “Buffa”. Alcune Confraternite, di antica origine, che si dedicavano anche all’assistenza dei pellegrini diretti a Roma aggiungono alla Veste un “sanrocchino” (un pezzo di pelle nera di forma circolare che serve per proteggersi dalla pioggia e per trasportare meglio i pesi sulle spalle).La semplicità della foggia era necessaria affinché i Confratelli fossero visivamente tutti uguali fra loro senza distinzione di censo o di origine.

Questa completa copertura del corpo (il cappuccio, i guanti e le ghette) erano necessari anche per garantire l’anonimato del soccorritore. La persona soccorsa non doveva sapere chi l’aveva aiutata, nel rispetto del principio evangelico che guida ancor oggi il Movimento: “non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra”.

Anche i mezzi di trasporto si sono evoluti nel tempo. Inizialmente gli ammalati venivano trasportati con gerle o zane (ceste di forma leggermente ovale, fatte di sottili stecche d’ontano o d’altro legno intrecciate che venivano trasportate sulla schiena), poi in lettighe (simili alle attuali barelle), e successivamente in mezzi trainati da cavalli e poi vetture. Dalla seconda metà del XIX secolo, per la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, in alternanza alla Veste Storica incominciò a entrare in uso una fascia con la denominazione e lo stemma della Confraternita, ornata con righi d’oro o d’argento per i Capi Guardia e per i rappresentanti della Confraternita, da indossarsi al braccio sopra gli abiti civili di colore scuro, preferibilmente neri.

Le prime divise di servizio delle Confraternite comparvero negli anni 20 del XX secolo, divennero progressivamente abiti più funzionali fino ad arrivare all’odierna divisa giallo-ciano.”

Verso la metà del XV secolo, a Firenze come nel resto d’Europa, tutte le Compagnie dedite alla beneficenza ed all’intervento sociale finiscono sotto il controllo diretto od indiretto dello Stato che le riorganizza secondo i propri fini di politica sociale. A Firenze, la Misericordia sarà ricostituita in forma autonoma nel 1490, con Statuti che ne modificano profondamente il corpo sociale, rendendola sostanzialmente diversa dal vecchio sodalizio, con la più ampia partecipazione a base popolare.

Con il XVI secolo le Compagnie vennero messe in condizioni di esprimersi nei limiti parrocchiali come Confraternite Sacramentali o come società di assistenza distanti dal popolo per essere soggetto politico autonomo.

Su questo fronte, a partire dal XVI secolo, le diverse Confraternite cominciarono a stabilire forme di reciproca associazione in modo da lucrare le indulgenze di cui erano beneficiarie. In Toscana, la politica dei Medici, inaugurata nel 1490 con la ricostituzione della Misericordia di Firenze, produce la progressiva trasformazione degli antichi sodalizi in “nuove” Confraternite di Misericordia.”

Nel 1910 viene fondata la Misericordia di San Miniato. Nel 1899 si riuniscono a Pistoia i rappresentanti di 40 Confraternite e danno vita alla Federazione trasformata, poi, in “Confederazione” nel 1947.

4. Spiritualità e valori del confratello di Misericordia.Essere confratelli e volontari oggi.

Per un cattolico si pone un interrogativo. Che mostra i segni identitari di questo bellissimo movimento. Perché essere volontari e confratelli della Misericordia oggi e non in altre associazioni no profit come, ad esempio, nella Croce Rossa, nella Fraternita Militare o nelle Anpas?

Intendiamoci, tutto ciò che si adopera per il bene e per il prossimo è sempre buono e lodevole. Le altre associazioni, dunque, si adoperano per i valori filantropici che stanno alla base della nostra società.

Anche la Misericordia si adopera per questo.

Ma insieme ai valori filantropici inserisce quel dettaglio in più. Inserisce proprio ciò che ha nel nome. Inserisce un elemento di misericordia e di spiritualità che le altre associazioni non hanno.

In questo senso la confessionalità non è un elemento privativo o peggio ancora esclusivo dei servizi che voi farete.

È rispondere ed attuare ad oggi il messaggio di Cristo nel concreto che ha amato ogni uomo e gli ha donato la possibilità di farsi santo. Nel farsi santo ciascuno vive la pienezza dell’espressione della sua Persona, con la sua unicità, bellezza e sacralità e mettendosi al servizio degli altri costruisce il Bene Comune e così progetta la civiltà dell’amore.

Ogni confratello e volontario di Misericordia, dunque, proprio dall’esperienza di fede attinge due dati che sono estranei ai valori filantropici.

Si mette al servizio del malato, del povero, del sofferente, perché sa che questi è una persona mandata da Dio perché se ne prenda cura. Senza pretendere nulla da lui. Prendendosene cura mostra alla persona che anche la sofferenza più grande è un’esperienza di crescita umana e spirituale.

Questo è il primo punto basilare ed identitario.

L’altro punto è che il volontario si mette al servizio del prossimo sofferente non in modo arbitrario. Lo fa come abbiamo detto mediante le opere di misericordia corporali e spirituali e nella attuazione del Bene Comune.

Ora il Bene Comune per la dottrina sociale della Chiesa e dunque per la fede cattolica che cos’è?

Secondo la Chiesa il bene Comune

“consiste nell’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente». Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.”

In tal modo il confratello e volontario della Misericordia, porgendosi in prima linea, partecipa e aiuta lo stato e la società civile mediante l’esercizio del principio sociale della sussidiarietà. La sussidiarietà è l’attuazione più concreta delle opere di misericordia. La sussidiarietà è quel principio che chiede all’uomo di avere il coraggio di farsi sussidio, aiuto concreto per la collettività degli italiani che ha bisogno e che chiede aiuto. Sussidiarietà è venire in aiuto alle istituzioni, a tutta l’Italia quando ha bisogno. Come vedrete quando parteciperete alle emergenze nazionali.

Ogni volontario e confratello, con la sua sacralità e la grazia che Dio gli dona, può essere una stella nel cielo buio che il mondo sta vivendo adesso.

Fr Gabriele Scardocci OP

Foto di John Hain da Pixabay


[1] Testi tratti da https://www.misericordie.it/storia

[2] Testi tratti da https://www.misericordie.it/la-tradizione


[1] CCC 1812.

[2] Si veda CCC 1813.

[3] CCC 2447

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