Ama il prossimo tuo come te stesso. La sindrome del salvatore. #psyclub

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Dal vangelo secondo Luca, 10, 38 – 42.

È lui (o lei…): quello senza cui la parrocchia non andrebbe avanti, il convento crollerebbe dopo tre giorni e l’intera Chiesa andrebbe allo scatafascio perché se non c’è lui, non si fa niente. Lui organizza, lui pensa, lui dice, lui fa, lui dona il proprio tempo (anche mentre si asciuga i capelli) per l’apostolato. Non sbaglia mai, è l’unico a saper interpretare le Sacre Scritture e a sapere esattamente cosa il Papa intendesse dire in un Angelus di una domenica del 1854… anche se lui è del ’71. 1971.

I-O. Ripetete con me I-O!

No, dalla data di nascita pare non essere Gesù Cristo… anche se poco ci manca!

Ne esiste uno/a, o di più, in ogni luogo o opera di apostolato e, in un certo senso, ha davvero dei punti di forza (anche se li esagera).

Partiamo da questi: è uno/a che si impegna, che è disponibile e che effettivamente alle attività dedica parecchio tempo. Proprio per questo ha imparato a conoscere quasi tutte le persone che girano intorno alle attività che segue e ha una certa capacità di abnegazione. Inoltre, è preciso e ci tiene a che le cose vengano fatte con un certo criterio, quindi è probabile che l’ordine e la bellezza siano sue priorità… perciò il suo passaggio si nota. Tutto questo lo rende adatto a quelle situazioni dove tutto deve essere organizzato con criterio.

Poi, però, ci sono i punti deboli: potrebbe essere uno che si lamenta parecchio (e quindi rendere un po’ più cupo l’ambiente) e che non riesce a calibrare le forze che può dedicare alle attività senza togliere tanto tempo alla sua professione e ai suoi affetti. In burnout perenne, non ricorda l’ultima volta che è uscito con qualcuno/a o che ha preso una birra con gli amici… probabilmente perché ultimamente ha partecipato alla ventisettesima prova di “Tu scendi dalle stelle” in aramaico antico e alla trentacinquesima della rievocazione storica della Passione di Cristo con flagellazione reale. È così impregnato di Chiesa, che al di fuori si sente perso e, a volte, fallisce nel dialogo con i non cristiani, ma anche con i cristiani che la pensano diversamente… perché risulta presuntuoso/a.

Una sua foto… esplicativa!

Come ho detto prima, ha i suoi punti di forza (e non pochi!) e quello che deve fare non è tanto “cambiare natura” quanto direzionarla verso un benessere psico-fisico-spirituale maggiore… anche perché altrimenti finirà con la lingua a terra e non si rialzerà più. 😛

Tre consigli:

  1. Iniziare a pregare e pensare a delle attività prioritarie in base ai propri valori e impegnarsi solo in quelle (direi 2 max 3);
  2. Lavorare sul proprio bisogno di avere sempre ragione, essere sempre il migliore e l’unico che ha capito tutto… iniziando a chiedersi cosa significherebbe per sé se non si fosse davvero i migliori della cucciolata. Se Dio ci ama così come siamo, perché ci ha creati Lui, ha davvero senso cercare di essere i migliori, quelli con il QI 4357 e la spilletta “miglior discepolo dell’Universo”? C’è mai stato, nei racconti biblici, qualcuno che abbia avuto queste caratteristiche? (Io ne dubito…);
  3. Iniziare a frequentare molte più persone con pensieri diversi dal proprio, anche e soprattutto in ambiente non ecclesiale, cercando il più possibile di trovare qualcosa di buono nei loro discorsi e nella loro vita. Per queste persone NON È FACILE, MA È NECESSARIO.

Ognuno di noi potrebbe, leggendo la descrizione, aver visto davanti a sé l’immagine di qualcuno che conosce che SI COMPORTA PROPRIO COSÌ… ma vi svelo un segreto:

OGNUNO DI NOI HA QUESTA PARTE DENTRO DI SÉ.

Qualcuno ce l’avrà più spiccata, altri meno… dipende anche dai periodi della vita che stiamo vivendo e da tante variabili… tuttavia dobbiamo sempre cercare di far diminuire quella parte egoistica di noi che non ci fa rendere conto che è Gesù a salvare e noi siamo meri strumenti di salvezza. Spesso ci ritroveremo a pensare che questa o quella cosa l’avremmo fatta meglio di Gesù o che questa o quell’altra regola è troppo difficile da vivere (e quindi il quella-parte-della-Bibbia-non-dice-così-io-l’ho-capito) oppure ci caricheremo (e caricheremo) gli altri di pesi che in realtà non è stato Dio a volere (oggi-devo-dire-70-Rosari-anche-se-mio-figlio-ha-la-febbre-a-48-sennò-andrò-all’Inferno).

In conclusione, oggi abbiamo parlato dell’EGOCENTRISMO, qualcosa che può far male a noi stessi e alla fede che decidiamo di professare. Tra una battuta e l’altra, il messaggio che dobbiamo portare a casa è che, se c’è qualcosa che le attività religiose dovrebbero lasciarci (rispetto a tante altre che potremmo fare) è un senso di DECENTRAMENTO. La religione ci consente di amare l’altro essere umano e amare Dio quando è lo strumento per spostare il nostro sguardo da noi stessi agli altri.

Chiaramente questo non significa occuparsi degli altri anche quando ci si dovrebbe fare la doccia, perché anche avere la nostra (profumata) presenza è dono per gli altri… e dobbiamo essere in grado di intendere e di volere mentre ci parliamo 😀 … ma è opportuno che non cerchiamo di costruirci la fede in base al nostro modo di vedere le cose… e sentirsi “salvatori”, purtroppo porta a questo… oltre a tante dissidie con i fratelli.

Con la speranza che queste parole vi siano state utili, vi chiedo di farmi sapere cosa ne pensate nei commenti.

Laura Zaccaro

Foto di John Hain da Pixabay

4 risposte a "Ama il prossimo tuo come te stesso. La sindrome del salvatore. #psyclub"

Add yours

  1. L’ha ripubblicato su NeuroFaithye ha commentato:
    Il primo articolo della sezione “Psicologia & Sacro” sul blog del Club Theologicum è stato pubblicato. Abbiamo parlato della “Sindrome del Salvatore”. Se siete curiosi di sapere di cosa si tratta, eccovelo ripubblicato. Vi consiglio di andare anche sul blog del Club per altri gustosti contenuti (in questo caso cattolici).

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: