Ama il prossimo tuo come te stesso. La sindrome di Pilato. #psyclub

24 Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». 25 E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
26 Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Vangelo di Matteo 27

Pilato è uno dei più importanti personaggi biblici, nel senso che lo conoscono tutti. Quando si parla di “lavarsene le mani”, lui è un modello imprescindibile a cui tutti possiamo ispirarci. È il maestro del “penso che state facendo una ca***ta, ma non voglio prendermi la responsabilità di contrariarvi; perciò, vi lascio prendere la decisione, vedetela voi.

Però ora vorrei fare due riflessioni su come si coniuga l’amore di sé con quello per gli altri senza mettere al centro la propria “tranquillità” e dimenticando gli altri, o meglio le nostre responsabilità verso di essi. Analizziamo il passo del Vangelo, non è Pilato che vuole uccidere Gesù, ma quest’ultimo viene portato davanti a lui perché è la persona che ha l’autorità per predisporre un intervento simile. Le motivazioni del popolo d’Israele sono invidia e blasfemia, sostanzialmente Gesù – proclamandosi Messia e Figlio di Dio – per loro sta “bestemmiando”. Si mette al di sopra della natura umana. Si fa Dio. Facendo 2 + 2, se la divinità di Cristo fosse stata falsa, non stava commettendo un peccato così dissimile da quello di Adamo ed Eva, che mangiano “la mela” per mettersi al posto di Dio. Ciononostante… chi lo accusa non ha autorità per ucciderlo. Pilato non ha problemi nei confronti di Gesù, perché comprende che non vuole essere un capo politico, perciò non si sente minacciato. Ritiene che l’uccisione, quindi, sia ingiusta… ma fondamentalmente “a lui non cambia niente”… quindi perché rischiare una rivolta popolare per un giudeo che – alla fine – è un uomo come tutti gli altri e non può portargli nessun vantaggio? Rimanda quindi la scelta al popolo… possono liberare Barabba, un malfattore di professione e, oseremmo dire, uno di cui potevi star certo che ne avrebbe combinate altre… o Gesù, che fondamentalmente si occupava solo di insegnare la sua dottrina, senza per questo costringere nessuno a seguirlo. Non era, quindi, un tipo pericoloso. Il popolo – prendendosene la responsabilità – decide di liberare Barabba e far crocifiggere Cristo.

Il Vangelo è una storia in cui non ci sono grossi spoiler… sappiamo “come è andata a finire”… ma ci rendiamo anche conto che ci troviamo davanti a situazioni simili tutti i giorni. Ingiustizie palesi o meno dove possiamo essere le vittime, i carnefici (ebbene sì, il peccato è anche questo…) o “lavarcene le mani”. D’altronde il mondo è sempre andato così e andrà sempre così, noi siamo una goccia nel mare e non possiamo cambiare le cose. Inoltre, chi si impegna è uno sciocco, che evidentemente non ha altro da fare e quindi ha tempo da perdere a correre dietro a degli ideali. Nella migliore delle ipotesi è ingenuo, nella peggiore… lasciamo perdere. Vero?

Insomma, abbiamo capito che essere come Pilato non è cosa buona, non è evangelico “fregarsene”, o dire – alla Mourinho – “no è problema mio”…

Immagine da Pinterest – https://www.pinterest.it/pin/632474341395511367/

Ma dentro di noi sappiamo bene che – a volte – possiamo anche trovarci in situazioni più grandi di noi. Non sempre è così semplice “metterci la faccia” o anche “metterci le braccia”. A volte, infatti, si tratta di dare la propria opinione per combattere un’ingiustizia, altre di farsi carico di situazioni e impegni che permettano al mondo ideale di diventare reale.

Pensiamo, per esempio, a un’opera di apostolato.

Quante volte ci siamo detti MA CHI ME L’HA FATTO FAREEEEEEEEE? Non potevo andare a zappare la terra, almeno adesso avevo due pomodori bio per fare il sugo? Invece mi devo sobbarcare cose, persone, impegni, pensieri… per qualcosa in cui credo… ma non è manco dimostrato scientificamente esistere?

Dopo il periodo della rabbia stile Hulk, arriviamo a un equilibrio tale per cui in realtà – da cristiani – la domanda “chi me l’ha fatto fare?” ha una risposta con un semplice sguardo al crocifisso.

Però non basta a volte, per sentirne meno il peso… allora per prima cosa dobbiamo capire se psicologicamente riusciamo a reggere tutto il peso della nostra vita o se, invece, potremmo “fare spazio”… forse ci sono cose che potremmo eliminare o organizzare meglio per avere respiro… poi, nella preghiera, bisognerà chiedere al Signore se veramente quella è una situazione in cui dobbiamo “dare qualcosa di noi” perché a volte ci prendiamo pesi e battaglie che non sono i nostri… e poi ci sentiamo sobbarcati di incombenze che ci limitano nel fare ciò che realmente dovremmo. In quel senso, a volte “lavarsene le mani” non così sbagliato… anzi, potrebbe consentire a chi veramente deve occuparsi di ciò, di emergere.

Questo somiglia un po’ alla teoria psicologica riguardante la cosiddetta “fase di svincolo” dalla famiglia: per fare qualcosa, per continuare la nostra vita e quella della specie, non possiamo continuare a combattere sempre le stesse battaglie e rimanere dove siamo. Dobbiamo capire per cosa combattere, qualcosa che sia “nostro”. A volte, invece… vogliamo fare le fotocopie, non farci domande o non avere “fastidi”. È il modo migliore per morire.

E dunque, se il Signore ce lo chiede, invece, andare avanti con coraggio (magari anche facendosi aiutare a definire un buon piano di vita che contempli il giusto tempo per noi e quello per gli altri.)

Voler essere un po’ come Maria e Giovanni, che sono gli unici a stare sotto la croce… una è Madre e “si piange la sorte” si direbbe al mio paese, l’altro è giovane e “incosciente”, ma pieno di Dio.

Due così hanno cambiato la storia, non tanto impedendo a Pilato di uccidere Gesù, ma stando con Lui.

Scegliendo da che parte stare.

Consolando.

Facendo qualcosa.

E continuando la Sua opera.

Non illudendosi che non ci sarebbero mai più state ingiustizie… non sostituendosi all’autorità. Facendo il possibile.

In questi casi… non sono gli eroi che salvano il mondo, sono quelli che stanno dove devono essere anche nelle ore più buie.

Laura Zaccaro

2 risposte a "Ama il prossimo tuo come te stesso. La sindrome di Pilato. #psyclub"

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  1. L’ha ripubblicato su NeuroFaithye ha commentato:
    Carissimi,
    scusate l’assenza, ma l’università mi sta davvero spremendo! Per farmi perdonare condivido con voi un contributo scritto sul portale di teologia “Club Theologicum”… che ne pensate? Buon 2022!

    Piace a 1 persona

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