Una donna, il profumo, lo stile di Dio. 1. Lunedì santo. #settimanasanta2022

Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

Si può immaginare qualcosa di più effimero del profumo? Sembra di no, soprattutto nel mondo antico: Plinio il Vecchio si lamenta del fatto che un olio profumato costi più delle gemme e delle perle, ma, al contrario di queste, si dissolva in poco tempo.È in fondo la stessa critica che muove Giuda al gesto di Maria di Bethania. La sorella di Lazzaro rompe il collo di un “alabastron”, un balsamario di alabastro, il materiale più prezioso di cui potesse esser fatta una boccetta di profumo, che così non potrà più essere riutilizzata,e profuma il corpo del Maestro con una libbra di olio profumato di nardo vero (non un’imitazione,sembra dirci Giovanni), una quantità straordinaria, tanto da riempire con quel profumo tutta la casa.L’evangelista, con la scelta dei termini, sembra insistere sul grande valore e sulla quantità straordinaria del profumo usato da Maria. Giuda lo valuta a più di trecento denari: sempre da Plinio il vecchio sappiamo che il nardo vero a Roma è valutato circa cento denari a libbra, ma ricorda unguenti che possono costare da venticinque a trecento denari. Trecento denari sono quasi un anno intero di paga di un operaio. Un’enormità, insomma.Maria, dunque, non si limita a qualche goccia di unguento per onorare l’insigne ospite come si usa nei banchetti in Oriente: rompe il contenitore, lo svuota di tutto il contenuto, spreca. Uno spreco tutto femminile, che i moralisti dell’epoca stigmatizzano e ridicolizzano: Marziale ad esempio, in uno dei suoi epigrammi, mette alla berlina una certa Gellia che, dice, “per dove passi tu […], ci pare che il profumiere Cosmo traslochi e che si sparga cannella versata da flaconi di vetro”, e sottolineacon beffarda ironia che “il mio cane, profumato, potrebbe avere un simile profumo.”È lo stesso atteggiamento di Giuda, che qui fa esattamente l’ufficio del moralista: a che pro questospreco tutto femminile? “Perché non si è venduto quel profumo per trecento denari e non si sonodati ai poveri”? Non perché gli importi qualcosa dei poveri, sottolinea Giovanni, ma perché Giudaruba dalla borsa che è affidata a lui, dunque per un tornaconto personale. Gesù invece non è un moralista: Egli, come sottolinea Isaia, “non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. Cioè non critica tanto per criticare, non stravolge la nostra umanità: Egli“proclamerà il diritto con verità”. Gesù vede la verità nel cuore di Maria, e vede che ciò ch’ella fa è per amore verso di Lui. In Lui si avvera quello che invoca il salmista: “Scrutami, Signore, e mettimi alla prova”, ed Egli è l’unico che può farlo perché solo Dio ci conosce per come siamo realmente.Lo spreco è soltanto il linguaggio: l’abbondanza del profumo è abbondanza d’amore, senza il quale anche l’elemosina diventa sterile.“Lasciala fare”, risponde Gesù: lascia che questa donna ami, con tutta la sua umanità, con tutta la sua femminilità. “I poveri infatti li avrete sempre con voi, ma non sempre avrete me”: perché è giusto e sacrosanto soccorrere il povero, ma il presupposto è l’amore, vissuto alla presenza di Dio con tutta la nostra umanità.

Federica Garofalo.

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