Colomba da Rieti – Un richiamo alla coscienza e al cuore. #cronachedelcristianesimo #spiritualitàdomenicana

La Collana «Atti e Documenti» del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, organismo di rappresentanza della Santa Sede presso il CISH-Comité International des Sciences Historiques e la CIHEC-Commission Internationale d’Histoire et d’Études du Christianisme, presieduto dal premostratense Bernard Ardura, ha salutato la 62a pubblicazione, costituita da due corposi tomi, per complessive 1370 pagine, dedicata alla grande figura dell’umile Terziaria domenicana Colomba da Rieti (1467-1501).

Patrocinata dall’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, dall’Associazione Culturale «Beata Colomba» di Perugia e dalla Provincia Romana «S. Caterina da Siena» dell’Ordine dei Frati Predicatori, l’opera si articola in quattro sezioni – Storia, Agiografia, Culto e Iconografia –, proponendosi quale compiuto dossier storico-agiografico sulla seconda Caterina da Siena, grazie al generoso e qualificato contributo scientifico di ben trenta Studiosi.

Secondo un’ottica ampiamente diacronica, che dai decenni finali del XV secolo si inoltra fino alle dinamiche cultuali del Secondo dopoguerra, l’opera ripercorre, nel riuscito concerto di una feconda metodologia pluridisciplinare, le vicende biografiche di Colomba, per soffermarsi sulle diversificate sfaccettature offerte dal prisma storiografico della produzione agiografica che ne ha trasmessa la memoria e approdare a nuovi lineamenti di ricerca, che già dimostrano la notevole diffusione di una devozione alla Beata domenicana nell’Oltralpe francese e in Spagna, favorita dalla natura sovranazionale e dall’effervescente engagement editoriale dell’Ordine domenicano tra il Cinque e il Settecento.

Incisivamente promossa dal Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo Emerito dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve e già Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e resa possibile dall’impegno del Presidente dell’Associazione «Beata Colomba» di Perugia, Dott. Amilcare Conti, l’opera è stata coordinata dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, in sinergia con la Provincia Romana dei Predicatori, riscuotendo l’entusiasta adesione del Priore Provinciale, P. Antonio Cocolicchio O. P., sempre sensibile alle iniziative di natura culturale e scientifica volte ad approfondire la conoscenza e l’irraggiamento della tradizione domenicana.

A partire da un solido inquadramento istituzionale della Chiesa perugina nel Quattrocento, vengono ricostruite le relazioni delle locali sorores e terziarie con i Frati dell’Osservanza, lasciando aggettare il progressivo consolidamento negli anni Novanta del Quattrocento del «monastero aperto» fondato da Colomba, della quale viene riletto il carisma di rifondatrice del Terz’Ordine domenicano e al contempo il suo indefesso impegno come paciera della città di Perugia, endemicamente scossa da sanguinose contese fratricide tra i violenti clan signorili dei Baglioni e dei degli Oddi.

La sezione agiografica ricostituisce sia la tradizione manoscritta della Legenda beatae Columbe, elaborazione teologica e letteraria raffinata e dalle molteplici stratificazioni semantiche del colto e volitivo domenicano fra Sebastiano Angeli (1447 ca.-1521), che il complesso poema in lingua latina Colombeide, composto dall’inquisitore domenicano fra Niccolò Alessi negli anni 1574-1577, punto di convergenza delle differenti lectiones agiografiche della Terziaria Colomba.

fr Gabrio e l’autore dell’articolo

La natìa Rieti, l’amata patria di adozione perugina, il réseau conventuale e pubblicistico della grande famiglia domenicana pionieristicamente proteso verso il Nuovo Mondo a cavaliere tra il Tardo Medioevo e la prima Età Moderna rappresentano, invece, gli scenari plurimi e differenziati nei quali vengono ricomposti i tasselli del mosaico dell’origine e della fortunata estensione del culto pubblico prestato alla Beata Colomba tra il XVI secolo e la contemporaneità, sino all’augurio della proclamazione canonica della santità della piccola Angelella ab immemorabili tempore, a partire dal cogente attestato del Processo di beatificazione del 1629-1630.

La manifestazione della gloria e dell’intercessione riconosciute dalla Chiesa, dall’Ordine domenicano e dal popolo dei suoi devoti alla piccola Terziaria viene, in ultimo, presa in esame sul pregnante e ricchissimo versante iconografico. Dalle più antiche testimonianze pittoriche tardo quattrocentesche sino alle fascinose reintrepretazioni di afflato barocco nell’Umbria del Sei e Settecento, anche la “memoria visiva” della Beata Colomba, con sullo sfondo l’“autobiografico” simulacrum Calvarii Montis per la devozione privata nell’intimo della sua cella e il magnifico Gonfalone pubblico commissionato da suor Colomba contra pestem nel 1494, viene ricomposta in un corpus artistico organico e foriero di rinnovate interpretazioni e inedite suggestioni.

Era un giorno di settembre del 1488, quando l’appena ventunenne Angelella, poi suor Colomba, entrò a Perugia, acclamata dal popolo come «la Santa che viene», attraversando la porta trionfale che Agostino di Duccio aveva da poco realizzato ad esaltazione della dinastia dei Baglioni.

Il 23 giugno di quest’anno 2022, presso la Sala dell’Antico refettorio del complesso domenicano di S. Maria sopra Minerva a Roma, il dossier storico-agiografico della Beata Colomba è stato presentato con grande concorso di autorità ecclesiastiche, accademiche e civili, di fronte a un selezionato e numeroso pubblico di studiosi, devoti e di Padri Predicatori.

Classificata un po’ ampollosamente da una vague storiografica carismaticamente livellante quale «santa viva» e sovraccaricata da superfetazioni ideologiche dell’etichetta obnubilante di «profetessa politica» e quasi «contestatrice ecclesiale», la Beata Colomba continua a parlare ancora oggi, attraverso la testimonianza silenziosa e disarmante della sua prossimità alle necessità degli umili e dei piccoli, senza tema di rimproverare i potenti di turno, nutrita dall’ascesi severa e dall’ascolto della Parola – letta, ruminata e cantata nell’Ufficio divino –, discepola fedele di san Domenico e di santa Caterina, suoi maestri e guide.

Alla scuola della grande Senese, sua ispiratrice spirituale e modello istituzionale, la piccola Terziaria di Perugia continua a interrogare le coscienze e i cuori. Se il dibattito storiografico resta aperto, altrettanto eloquente e incisivo resta il messaggio della Beata Colomba, un richiamo silente e delicato alla conversione al Vangelo e alla vita penitenziale quale spazio da rendere all’Amore.

Pierantonio Piatti

Immagini: Licenza creative commons

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