21 dicembre. Un piccolino che sussulta di gioia. Giorno 6. #novenaclub2021


In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lc 1,39-45

E, finite di leggere queste parole, un qualche artista medievale cominciò a tirare un sacco di accidenti a quel cliente che gli aveva appena commissionato un’opera ispirata proprio a questo passo.
Che è un passo evangelico bellissimo e commovente, eh. Forse una delle scene più dolci e femminili di tutta la Bibbia: due donne che si incontrano, un bambino che si muove nel ventre della mamma, l’emozione di due vite che già sono e si preparano a nascere. Tutto bello, eh, ma gli artisti medievali avevano un problema pratico: come accidenti la rendi, questa scena, in un quadro?

Mica facile far passare alla brava gente il messaggio per cui il piccolo Giovanni Battista ha sussultato nel ventre della madre. Come fai? Mica puoi mettere in scena l’ecografia di santa Elisabetta col bebé che le si dimena nel grembo.
O forse sì?

Nella seconda metà del Medioevo, le rappresentazioni di questo episodio divennero iperrealistiche, con effetti che a noi moderni potrebbero sembrare perfino eccessivi. Spesso la gravidanza delle due donne era mostrata con un effetto “a raggi X”: il ventre di Maria ed Elisabetta diventava trasparente per permettere all’osservatore di contemplare la presenza dei due bambini. Nell’atto di confezionare sculture (e non dipinti) riferite all’episodio, non ci si faceva problemi a realizzare delle statue con una pance trasparenti e apribili, all’interno delle quali erano conservati i due bebè che si salutavano a vicenda. Sembra la versione medievale di Barbie incinta, ma applicata all’arte sacra e – ovviamente – con morale.

Agli occhi di un uomo medievale, il fulcro della questione era il fatto teologico del riconoscimento di Cristo, la manifestazione “sensibile” della sua divinità. Giovanni sente la presenza di Cristo, Elisabetta sente il sussulto di Giovanni, il lettore sente l’esclamazione di Elisabetta: una catena di testimonianze che già inizia la trasmissione della fede prima ancora che Gesù dia il suo primo vagito. In un certo senso, la Visitazione è la prima Epifania, che arriva prima della “vera” Epifania.

Per illustrare questa mediazione, è parso opportuno – se non altro, come omaggio al padrone di casa – selezionare questo esempio, tra le tante opere d’arte che potrebbero essere citate. Quello che state osservando è un gruppo scultoreo attribuito al maestro Enrico di Costanza e scolpito nelle prime due decadi del Trecento su richiesta del monastero domenicano di Katharinenthal, sul lago di Costanza. Rappresentati come due cristalli traslucidi, i ventri delle due donne potevano essere aperti per mostrare all’interno i bambinelli, come già detto. Ma, in realtà, avevano ragion d’essere anche nel momento in cui venivano chiusi, celando al loro interno i corpicini dei due bimbi. Come spiegato dai curatori del MET Museum, che oggi custodisce questa preziosa opera, i cristalli sui corpi di Maria e Elisabetta rappresentano la purezza di cuore e la trasparenza delle due donne, secondo uno stilema medievale molto diffuso e ben espresso dalle parole di Gertrude di Helfta (1256 – 1302), mistica tedesca, che così scrisse descrivendo una delle sue visioni:

immacolato è il ventre della Vergine gloriosa, trasparente quanto il più puro cristallo: attraverso questa trasparenza brillano luminosi i suoi organi interni, penetrati e ripieni di divinità, splendenti quanto potrebbe esserlo un pezzo d’oro avvolto in sete preziose di mille colori.

Certo: Maria aveva le sue buone ragioni per essere particolarmente immacolata, ma a giudicare dalle rappresentazioni dell’epoca verrebbe da dire che neanche santa Elisabetta scherzava un granché, quanto al candore di cuore…

Oh, se solo la fiammella delle candele che splenderanno nella notte di Natale per annunciare il Cristo ce viene potesse trovare nel nostro cuore un cristallo sufficientemente puro da riflettere e ridonare al mondo qualche scintilla di quella luce.

Lucia Graziano
Immagini cortesia di MET Museum

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