Chi cercate? 5. Venerdì santo. #settimanasanta2022

“Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.”

(Isaia 53, 5b)

Un gran tumulto accompagna questo giorno sin dal mattino. Esso crescerà, fino a che il grido del Re morente distenderà il silenzio. L’agitazione degli empi che cercano di far morire il Giusto, e il chiasso del peccato, tra qualche ora scemeranno. La morte della morte attirerà l’attenzione di tutti, e beato chi “vedendolo morire in quel modo” dirà: “veramente costui era Figlio di Dio” (cfr Mc 15, 39). Guardando colui che abbiamo trafitto, guarderemo noi stessi; l’assemblea si scioglierà in silenzio, e nel silenzio esamineremo il nostro cuore (cfr Sal 4,5). La verità emergerà serena: “egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità” (Is 53, 5). Non sono infatti i due millenni di storia posti tra noi e la Passione di Cristo a renderci innocenti del sangue di lui. Ecco le guardie, i capi dei sacerdoti d’Israele, gli anziani, che fanno arrestare Gesù, e con insistenza chiedono la sua condanna: sappiamo bene che con i nostri peccati “testimoniamo e approviamo le loro opere” (cfr Lc 11, 48). Ma perché? Perché crocifiggere il Figlio di Dio? A ben guardare, stupisce, nelle vicende della Passione, il grande accecamento di chi si accanisce contro Cristo. Non si riesce a capire precisamente chi sia Gesù, né perché lo si voglia uccidere: qualcuno dice che, dal momento che lo si vuole condannare, deve essere chiaramente un malfattore; una volta si sente dire che deve morire perché si è fatto Figlio di Dio; un’altra perché si è fatto re, mettendosi dunque contro Cesare; un’altra ancora perché impediva di pagare i tributi a quest’ultimo, metteva agitazione tra il popolo e lo sollevava, dalla Galilea alla Giudea.

Ma la verità è che un motivo per uccidere Gesù non c’è.

Non abbiamo avuto e non ci sarà mai una ragione per peccare. Fermiamoci e consideriamo: ogni volta che offendiamo Dio, lo facciamo perché non abbiamo ben presente chi Lui è. Questo ci porta a perseguire finti beni, idoli, contraffazioni del Dio vivente, sommo bene. La scena dell’arresto di Gesù esprime con forza questa triste verità: le guardie si dirigono verso di lui, che addirittura va loro incontro, e chiede chi cerchino. Quando il Nazareno afferma la sua identità (“Io sono!”), confusi retrocedono e cadono. Quando dice loro che sono venuti a catturarlo con spade e bastoni, mentre lo avrebbero potuto tranquillamente prendere quando era nel tempio, non rispondono nulla. Né d’altronde avrebbero potuto replicare alcunché. Al non senso del peccato, Cristo oppone la grande ragione della nostra redenzione: il suo amore per noi. Quel cuore trafitto, dal quale escono sangue ed acqua, ce lo manifesta. La punta della lancia ha aperto i cancelli della vita, e dalla cattedra della croce la Verità ci comunica l’Amore. Solo Cristo crocifisso, potenza e sapienza di Dio, può liberarci dalla nostra vuota condotta, permettendoci di partecipare alla sua spirazione d’amore, e di vivere così nella carità, che è donazione totale, in antitesi a qualsiasi logica che ha il suo principio nell’amor proprio. Questa comunione con il Redentore non impedirà che, quando saremo colpiti dal male, le nostre mani e i nostri piedi siano forati, ma farà sì che essi diventino porte di grazia. Per il cristiano niente va perduto: ogni cosa può essere raccolta e portata al Padre. È curioso notare che la Santa Messa, memoriale della Passione del Signore, è chiamata “Eucaristia”, “ringraziamento”: sulla croce, come con il pane e il vino nella sua ultima cena, Cristo rende grazie al Padre per ogni cosa creata e donata a noi. Ma la grande novità è che egli, “facendosi maledizione” (Gal 3, 13), trasforma in benedizione la croce stessa e la sua sofferenza, effetto del male che si è addossato. Con la comunione con lui, realizzata soprattutto nel mangiare il suo corpo e nel bere il suo sangue, anche noi siamo resi partecipi di questa grande azione di grazie, con cui Cristo riconsegna tutto al Padre.

Per ora, uniamoci anche noi alla sepoltura di Gesù. Deponiamo il suo corpo nel nostro cuore, ungiamolo con preghiere di ringraziamento per la sua Passione, e aspettiamo nel silenzio del sabato di poter risorgere con lui alle prime luci del giorno nuovo.

Fr. Matteo Giovanni Maria Peddio OP

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Sito web creato con WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: