Red Dead Redemption 2: Fra la redenzione il peccato con Arthur Morgan #videogiochi #clubcultura

Eletto come miglior gioco dell’anno agli Italian Video Games Awards 2019, il significativo impatto emotivo di Red Dead Redemption 2 sui gamer di tutto il mondo giustifica la sua lenta genesi: 8 anni di lavoro e studio che hanno portato la Rockstar Games a realizzare un progetto mastodontico per trama, tecnologia, sviluppo e spettacolarità.

Questa pantagruelica esperienza in single player si articola su un racconto magistralmente narrato  di fratellanza, comunità, condivisione, lealtà e degrado misto a transizione; il leggendario vecchio West si sta lentamente spegnendo a colpi di modernismo, le candele vengono rimpiazzate dall’elettricità e i cavalli lasciano il posto alle carrozze a vapore dove la natura incontaminata viene sferzata dal progresso tecnologico e dall’urbanizzazione.

In questo clima di cambiamento, si assiste all’evoluzione dell’open world in free roaming caratterizzato da un attento studio, fin nei minimi dettagli, di personaggi, principali e non, ambientazioni, architetture, oggettistica, fauna e flora del territorio risalenti al vecchio West americano tra il 1899 e i primi del ‘900. La ricerca della perfezione su schermo, porta il giocatore a vivere la vita di Arthur Morgan, il  bandito protagonista della storia perennemente in bilico tra dannazione e redenzione,  a 360° a partire dal linguaggio utilizzato, godibile in slang americano e sottotitolato in italiano, passando per le modifiche che si possono apportare al suo aspetto fisico, le quali influenzeranno anche il modo in cui verrà percepito nei vari ambienti sociali, fino ad arrivare alla relazione che instaurerà con la sua cavalcatura che curerà e addestrerà fino a creare un legame fraterno con il suo cavallo, il tutto caratterizzato dalla massima interattività che il protagonista avrà con i diversi ecosistemi.

Rockstar Games ha creato una vera e propria pietra di paragone: fisica, animazione, racconto, colori, sentimenti, transizione, tempo, libero arbitrio, esplorazione di se stessi, intelligenza artificiale, Red Dead Redemption 2 mette da parte lo status di videogioco per trasformarsi esso stesso in un’esperienza esistenziale che abbatte la quarta parete della console per coinvolgere e immergere lo spettatore sia nel cuore di un fuorilegge che può scegliere la redenzione sia nell’introspezione del proprio io.  

Dunque in questo possiamo a vedere come un videogioco esprime da un lato la narrazione della propria storia di uomo e peccatore redento, dall’altro, di come questa redenzione può essere guadagnata mediante il merito delle opere di carità.

Lo stesso Arthur ad esempio, in alcune missioni può decidere di aiutare tutti i passanti, tutti coloro che hanno bisogno di aiuto oppure far finta di nulla. In alcune quest il videogiocatore può far decidere di aiutare una suora, che gli mostra tanta gratitudine.

Arthur e il dialogo con la suora missionaria.

Un videogioco che dunque ci aiuta a capire innanzitutto lo sviluppo e la storia degli Stati Uniti e del Lontano West, specialmente dal punto di vista di Arthur. Arthur è allora anche il simbolo di colui che pone una scelta responsabile verso il bene. Sceglie se entrare a far parte della Storia di Dio o di allontanarsi da Lui. Il videogiocatore capisce bene che una scelta cambia totalmente lo sviluppo della trama.

Secondo elemento – non totalmente secondario – è l’attenzione all’ambiente e alla fauna. Arthur infatti visita molti luoghi, dalle montagne innevate alle distese verdi di praterie; dalla casa di campagna fino alla città. E sceglie un cavallo per farsi accompagnare.

Una bella armonia che ci fa comprendere anche come tutta la creazione è finalizzata ad un fine più alto.

Un videogioco denso: un’avventura fra colt e tanta buona volotà; fra umano, teologico e desiderio di riscatto. Alla luce dell’Unico Redentore di tutta la Storia.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP & Chiara Damia

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