RICK DUFER, Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos, Feltrinelli, Milano, 2022. #rickdufer #clubrecensione

Zombificazione.

Questo concetto è analizzato dal filosofo youtuber Rick DuFer in questo suo recentissimo libro Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos che consiglio agli amanti della filosofia, e in generale, agli amanti della lettura e saggistica.

In effetti questo è uno dei concetti che lo stesso DuFer ha affrontato più volte su YouTube e Twitch. In questa sua ultima opera lega anche Seneca, Marco Aurelio e altri filosofi alla zomibificazione, con grande estro e novità. Il concetto è espresso da un neologismo che viene dall’inglese zombie. Essa indica uno stato. Essere degli zombie, vivere come dei morti viventi. Vediamo di capirci meglio. DuFer si ingegna di definire e offrire una fenomenologia di colui che agisce come uno zombie.

Quindi? Cosa è uno zombie? Anzi, chi è uno zombie? Ne parlammo già in occasione della festa di Santa Caterina

Lo zombie è guidato, è posseduto, è un guscio vuoto che compie azioni involontarie e prive di anima[1].

Dunque, agire da zombie vuol dire agire con l’incapacità di conoscersi, di prendere decisioni con responsabilità e piena identità di sé. In questo libro credo che l’autore sia davvero in grado, con grande realismo filosofico, di descrivere la condizione di molti di noi, racchiusi ma incoscienti di ciò, nello stato di zombificazione. 

Per capirlo citerò brevemente alcuni elementi spia descritti da DuFer, elementi che permettono di capire se si sta vivendo in stato comatoso e perciò da morti viventi.

Innanzitutto, il senso di infallibilismo, che fa chiudere in uno stato di semisolamento. Infatti,

Come scrive il filosofo, di fronte all’ignoto non c’è un maestro che tenga, Ma riconosce che secondo La Sapienza mediatica è necessario presentarsi oggi come colui che non sbaglia mai, come colui che è infallibile, e DuFer ne offre una serie di motivi molto interessanti. Specialmente perché e lui fa notare che chi sbaglia, viene attaccato dal pubblico dei social network, che non ammette errori di nessun tipo appunto questo aspetto ci sembra davvero fondamentale per comprendere un po’ anche la dinamica dei social e della loro comunicazione. Lo zombie in questa caratteristica è colui che smette di farsi delle domande secondo DuFer, e si affida totalmente alle soluzioni altrui, rigettando perciò anche il necessario scontro con la realtà e con l’ignoto. Diventa uno zombie perché accogliendo le risposte degli altri diventa a sua volta la risposta dell’altro e perde la sua identità[2].

Quindi lo zombie è colui che non cerca le risposte di per sé, ma si affida al maestro illuminato del momento, e che trova magari sui social network, o su qualche sito e però in tal modo non affronta la realtà in modo critico è aperto alle diverse spigolature.

E così DuFer per cercare di trovare una via di uscita dalla zombificazione inventa un termine che vuole essere a metà fra la intraprendenza aggressiva, che non accoglie i cambiamenti del mondo contro la staticità del soggetto che vorrebbe che tutto sia tutto uguale; e va oltre la prudenza eccessiva che si immobilizza di fronte i cambiamenti. Allora inventa il termine di intra prudenza un termine nuovo e che poi fondamentalmente lui lo definisce come l’atto con cui si accetta di buon grado l’incertezza insita in ogni azione, pur perseguendo in modo determinato lo scopo che si dall’esistenza. È dunque un equilibrio fra due estremi, da cioè tra lo slancio vitale che si dimentica dell’ignoto da un lato, e dall’altro la prudenza estrema che attanaglia chi si accorga della vanità delle sue azioni e anche l’amore quindi praticamente secondo te è un atto intraprendente[3]

Infine, seguendo un po’ il pensiero di Marco Aurelio, che secondo DuFer ci aiuta a sfuggire al continuo bombardamento della infodemia, quindi dei messaggi dei social, l’autore storico e imperatore romano si attualizza proprio perché ed egli non si è lasciato sconfiggere dalle pressioni del mondo esterno, senza però neanche perdere contatto con esso e con il tempo in cui viveva, e dunque ha tenuto Marco Aurelio l’anima attiva. Dunque, con Marco Aurelio DuFer centra la sua attenzione sulla dinamica del ri -pensare, cioè prendersi del tempo porre un ri – pensiero delle cose, e non nell’esperienza immediata. Quindi ad avere un tempo di meditazione e riflessione personale sulle cose che noi leggiamo che riceviamo che ascoltiamo sui social o dal mondo esterno. Infine, secondo DuFer praticamente questo avviene specialmente nella scrittura, cioè l’atto del ripensamento del ri- pensare per eccellenza.

In sintesi, il libro del filosofo veneto ci pone davanti al rischio di cadere in questa apocalisse zombie di essere trascinato continuamente dai rumori che eliminano il silenzio e la concentrazione interiore, dalla costruzione di sé come infallibili, o anche dalla cerca smodata di un guru che risponda a tutte le nostre domande. Per acquietare la paura del futuro e dell’ignoto, ci si pensa infallibili, senza più necessita di meditazione e riflessione per agire in modo intraprudente.

Tutto il libro è scorrevole, si legge con molta semplicità ed è quindi indicato anche per i non addetti ai lavori, non filosofi o periti in questa bellissima materia. Le citazioni di filosofi interne al testo inoltre sono spiegate in modo chiaro ed eccellente.

Le considerazioni sul ri – pensare e la intraprudenza ci sembrano molto belle e ancorate al nostro tempo. Per riscoprire il senso della solitudine feconda, della attenzione alla profondità ed essere in grado di distruggere la zombificazione, cioè di fondare una piccola filosofia di ciascuno di noi. Per riscoprire il senso profondo della Verità.

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP


[1] R. DuFer, Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos, Feltrinelli, 2022, Milano, p.20.

[2] R. DuFer, Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos, Feltrinelli, 2022, Milano, p.110.

[3] Ibidem, 132.

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