Caterina da Siena contro la zombificazione: cella della conoscenza di sè e medicina cristologica. #santacaterinadasiena2022 #zombificazione

Zombificazione.

Uno dei concetti che ultimamente ho ascoltato di più nei video caricati su Youtube e Twitch. Una parola nuova che viene dall’inglese zombie, e che indica uno stato. Essere degli zombie, vivere come dei morti viventi. Vediamo di capirci meglio.

Questo concetto è stato analizzato dal filosofo youtuber Rick Du Fer in uno dei suo recentissimo libro Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos che consiglio agli amanti della filosofia, e in generale, per gli amanti della lettura e saggistica.

Ma che intende il Du Fer di preciso? Volendo definire colui che agisce come uno zombie, vediamo allora cosa è lo zombie.

Lo zombie è guidato, è posseduto, è un guscio vuoto che compie azioni involontarie e prive di anima.[1]

Dunque diremo che agire da zombie vuol dire con l’incapacità di conoscersi, di prendere decisioni con responsabilità e piena identità di sé. In sintesi, secondo Rick Du Fer il mondo rischia di cadere in questa apocalisse zombie di essere trascinato continuamente dai rumori che eliminano il silenzio e la concentrazione interiore, dalla costruzione di sé come infallibili, o anche dalla cerca smodata di un guru che risponda a tutte le nostre domande. Per acquietare la paura del futuro.

Che terribile stato!

Nella festa di Santa Caterina da Siena che celebriamo oggi, mi sembra che possiamo offrire delle riflessioni a partire dalla santa senese che siano una risposta pienamente cattolica e spirituale alla zombificazione. Perché siamo chiamati a vivere da risorti, da uomini vivi, e non da morti viventi. Per quanto la subcultura della rete tenda a confondere le due cose, sono sfumature totalmente opposte se non quasi contradditorie.

Vivere da risorti significa, allora prendere coscienza di sé, delle proprie responsabilità e libertà e muoversi, sorretti dalla grazia, in conformità al progetto di Dio.

Quindi innanzitutto prendere coscienza di sé, in quella che Santa Caterina chiama la cella del conoscimento di sé. Nella lettera 61 rivolta al monaco Giovanni della Certosa di Roma scrive:

Carissimo fratello e figlio di Maria dolce in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, ti scrivo nel prezioso suo sangue, desiderosa di vederti fondato sulla vera e perfetta luce, poichè senza la luce non potremo discernere la verità. […] è vero chel’uomo annebbiato dalla propria fragilità non cerca il bene dove lo deve cercare, ma nelle cose transitorie, nelle quali non c’è perfezione del bene, e non lo cerca in Dio, sommo ed eterno bene; ma se eserciteremo il lume naturale con virtù, cercando il bene dov’è, cioè, conoscendo la benevolenza del nostro Creatore, e l’amore inestimabile che egli ha per noi – amore e benevolenza che troveremo nella conoscenza di noi stessi -, in questo modo, vivendo la nostra vita con impegno, e non con negligenza, otterremo il secondo lume, che è soprannaturale, non lasciando però il primo;

La cella della conoscenza di sé è il primo passo per conoscere l’amore e la bontà di Dio, scrive Santa Caterina. Perché conoscendo sé stessi, si conosce la radice della propria identità e natura. Si conosce che se la nostra origine è la Trinità, siamo indirizzati ad un cammino di Verità e Bene mossi nell’Amore. La santa di Fontebranda più volte allora consiglio l’esercizio delle virtù umane e teologali perché si giunga al cogliere la verità e dunque fare il bene con Amore.

Perché sarà l’amore del Figlio, dello Spirito e dell’Eterno Padre che effonderemo nel nostro prossimo. Ogni decisione, ogni atto che scegliamo allora di fare non sarà guidato né dalle passioni, né sarà attuato in modo meccanico ed automatico. Sarà un atto pienamente libero e responsabile.

In tal modo allora, seguiamo un invito della nostra santa:

Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia

Diventare fuoco per l’Italia, vuol dire che tutti siamo chiamati ad ardere  potremo diventare il fuoco che arde per la nostra nazione. Questo fuoco arde in noi perchè avremo attinto la verità dalla parola di Dio, meditata e contemplata. Come un vaso pieno di acqua rinfrescante che poi dona le forze per correre, così la parola di Dio ci permetterà responsabilmente di donare la verità che fa accendere i cuori a tutti i nostri compatrioti. E anche per tutto il mondo.

In tutto questo esiste una medicina contro la zombificazione. La zombificazione spesso vive dei vizi che ognuno purtroppo per debolezza costruisce; e anche del fomite, la radicata tendenza al peccato. Ecco allora che il Signore ha istituito il sacramento della penitenza. Per tornare ogni giorno ad essere uomini risorti e liberi in Lui.

Scrive santa Caterina nella orazione settima.

Dio Eterno, […] hai visto in te stesso che, dopo l’infermità dalla quale ci hai liberato, l’uomo doveva ancora cadere nella colpa per i suoi difetti: perciò hai dato il rimedio nel sacramento della santa penitenza, nella quale il ministro versa sopra la faccia dell’anima il sangue dell’umile agnello. Come hai visto il rimedio principale per riconciliarci con te per mezzo del Verbo, così hai visto tutti questi altri rimedi necessari alla salvezza dell’uomo.

Ecco allora la medicina cristologica. Ricevere un’effusione di grazia del Suo Preziosissimo Sangue. Così da crescere nell’umiltà, snidare i nostri nuclei di peccato e tornare a vivere pienamente in noi stessi, Così dopo non avere più paura di sbagliare o del giorno ignoto che viene. Perché sappiamo che Cristo ha vinto il mondo. Con Caterina, impariamo ad essere chi siamo.

I capolavori di Dio

In

Gesù dolce, Gesù amore

Fr Gabriele Giordano M. Scardocci OP

Foto originale di currens da Pixabay


[1] R. Du Fer, Seneca tra gli zombie – Guida filosofica di sopravvivenza al caos, Feltrinelli, 2022, Milano, p.20.

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