Guida per vacanze cristiane – in diretta da ottant’anni fa #cronanchedelcristianesimo #lanternadelcercatore

Si trattava, a quanto pare, di una pratica abbastanza diffusa nelle scuole cattoliche dell’ante-guerra.
L’ultimo giorno di scuola, assieme ai compiti delle vacanze e all’elenco delle letture estive, il maestro consegnava ai suoi giovani scolari un opuscoletto titolato “direttive per le vacanze“ (…ma pure per la vita intera!, come spesso il fascicolo ci teneva a precisare!).

Si trattava, in buona sostanza, di una piccola raccolta di “buoni propositi” per l’estate, per ricordar loro i loro impegni di cristiani anche nei mesi in cui i loro educatori non avrebbero potuto sorvegliarli personalmente.

Detto, fatto, ecco a voi l’opuscoletto.
Che, innanzi tutto, presentava un piccolo calendario delle feste principali, per aiutare gli scolari a tenere a mente i giorni più importanti per un cristiano.

Ma a parte andare a Messa nei giorni stabiliti, cosa doveva fare un Bravo Ragazzo degli Anni Quaranta, per dimostrare di essere tale? Ecco a voi il “piano di vita” per uno studente dell’epoca:

Preghiere per la Patria in guerra (si era pur sempre nel 1942…) esame di coscienza quotidiano, devozione del “primo venerdì del mese”. Compiti delle vacanze da fare quotidianamente, e letterine mensili ai professori per non far sentire loro la tua mancanza. E soprattutto: attenzione a quello che si va a vedere al cine! Ai nostri occhi, una esortazione del genere fa anche sorridere, ma negli anni ’30 e ’40 pare che i preti non ci dormissero la notte, per le mille insidie del cinematografo: è pieno di raccomandazioni di tal genere in ogni dove.

Ma come fare per capire se ci si sta comportando secondo queste direttive?
Molto facile: il singolare opuscoletto offriva anche un registro delle buone azioni in cui lo studente avrebbe dovuto appuntare, settimanalmente, tutto quello che faceva.
Preghiera quotidiana, Messa settimanale, Confessione, Comunione conseguente, fioretti da compiere, varie e eventuali… per ogni settimana di vacanza, l’opuscoletto offriva allo studente un vero e proprio registro scolastico in cui appuntare i propri progressi. Alla fine di ogni settimana, dopo un accurato esame di coscienza, il ragazzo avrebbe dovuto darsi un voto: “come sono andato, questa settimana?”.

Era, a suo modo, una tecnica per avere immediatamente sotto gli occhi il quadro della situazione.
Per esser certi di non distrarsi e forse anche per sfidarsi: “alla fine delle vacanze, voglio tornare a scuola con la media del dieci e lode!”.

Articolo originariamente pubblicato sul blog Una Penna Spuntata

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