Il Secondo Concilio Lateranense – 10 Storia dei concili. #cronachedalcristianesimo #concilii

Il Secondo Concilio Lateranense avvenne a seguito di un breve scisma cagionato dalle rivalità tra le famiglie romane, la quale aveva dato luogo alla doppia elezione dei papi Innocenzo II e Anacleto II avvenuta nel 1130, scisma che terminò solo alla morte del secondo dei due nel 1138. Per affermare la recuperata unità della Chiesa e anche per affrontare i problemi dottrinali e disciplinari, Innocenzo convocò allora un sinodo plenario in Laterano nell’aprile del 1139. Questo Secondo Concilio Lateranense vide la partecipazione di un gran numero di arcivescovi, vescovi e abati, compresi alcuni dall’Oriente (si calcola che i convenuti fossero tra i 500 e i 1000).

Nel suo discorso di apertura, il Papa affermò con forza il primato del vescovo di Roma su tutta la Chiesa ed annunciò la deposizione dei seguaci del suo ex rivale, la scomunica di Ruggero II di Sicilia e la condanna dei seguaci eretici di Pietro di Bruys (i cosiddetti petrobrussiani) e di Arnaldo da Brescia, stabilendo che il braccio secolare intervenisse contro di essi. Il Concilio promulgò 30 canoni e trattò, tra le altre cose, la canonizzazione di Sturmio, primo abate di Fulda (vissuto nell’VIII secolo). I canoni ripetevano un gran numero di definizioni del Concilio di Reims (1131), che a sua volta era stato influenzato da quello di Clermont-Ferrand (1130), e la maggior parte di queste furono poi incluse nel Decretum Gratiani.

Continuando il lavoro del precedente Concilio Ecumenico, questa legislazione segna un consolidamento del programma di riforma risalente al secolo precedente; i suoi canoni riguardano la dottrina e l’autorità, i diritti dei vescovi, dei chierici, dei religiosi, delle chiese e altri argomenti correlati. In particolare, il Concilio stabilì: l’annullamento di molte nomine da parte dell’antipapa e dei suoi aderenti (can. 30); delle sanzioni contro coloro che condannano l’Eucaristia, il battesimo degli infanti, il sacerdozio e il matrimonio (can. 23); la proibizione di esigere un pagamento per la Confermazione, l’Estrema Unzione e le esequie (can. 24); il divieto di accogliere gli scomunicati da parte dei vescovi (can. 3); il divieto di procedere alla spoliazione delle proprietà dei vescovi e dei chierici morti (can. 5); la necessità di consultare i monaci e i canonici regolari nelle elezioni episcopali (can. 28); la normazione dell’abbigliamento e del comportamento dei chierici (can. 4); l’imposizione ai chierici con una moglie o con una concubina di separasi da questa e di fare penitenza (can. 6); la proibizione del matrimonio dopo i voti solenni di castità (cann. 7-8); la proibizione dello studio del diritto civile e della medicina da parte dei religiosi (can. 9); la protezione dei chierici, dei monaci, pellegrini, mercanti (can. 11); il divieto per i figli dei sacerdoti di accedere anch’essi al sacerdozio a meno che non abbiano condotto una vita religiosamente irreprensibile in un monastero (can. 21); il divieto per le monache di vivere in case particolari ed un modo diverso da quello stabilito dalle regole vigenti (can. 26); il divieto per le monache di cantare in un coro in cui vi siano anche dei monaci o dei canonici regolari (can. 27); divieto di ricevere da un laico un beneficio ecclesiastico (can. 25); il divieto della simonia (cann.1-2); divieto per i laici di possedere chiese e di ricevere le decime delle chiese (can. 10); la proibizione di ereditare i benefici ecclesiastici (can. 16); il richiamo all’obbligo della Tregua di Dio (can. 12); la proibizione dell’usura (can. 13); la proibizione dei tornei cavallereschi (can. 14); la proibizione di esercitare l’arte dei balestrieri in tornei (can. 29); diverse sanzioni contro gli incendiari (cann. 18-20); l’inefficacia delle penitenze semplicemente apparenti (can. 22).

Non pochi dei canoni stabiliti in questo concilio sono da considerarsi di notevole importanza per la disciplina ecclesiastica posteriore e la storia del diritto canonico. Da segnalare, tra gli altri il can. 15, che tutela del clero contro le violenze dei laici, ripreso poi da tutta la legislazione posteriore fino praticamente ad oggi. Da segnalare la proibizione dell’usura (can. 13), su cui tanto insisterà la legislazione ecclesiastica posteriore e la dottrina teologica. Ancora più importanti i cann. 6-8. Nel canone 6 si rinnova la pena della deposizione per coloro che nonostante abbiano ricevuto gli ordini sacri o abbiano emesso professione religiosa di celibato, abbiano contratto matrimonio o vivano more uxorio con una donna. Per alcuni autori è questa la prima legge che crea per l’ordine sacro, dal suddiaconato in poi, impedimento dirimente al matrimonio. C’è però da osservare che il Concilio si mette nella linea di una lunga tradizione a cui appartengono anche alcuni canoni del precedente Concilio Lateranense.

Adriano Virgili

Alcuni riferimenti bibliografici:

Pietro Palazzini (a cura di), Dizionario dei concili, Roma, Città Nuova, 1963-1968, VI Voll.

Giuseppe Alberigo (a cura di), Decisioni dei concili ecumenici, Torino, UTET, 1978

Pierre-Thomas Camelot, Paul Christophe, Francis Frost, I concili ecumenici, Brescia, Queriniana, 2001

Klaus Schatz, Storia dei Concili. La Chiesa nei suoi punti focali, Bologna, EDB, 2012

Marina Benedetti (a cura di), Storia del cristianesimo. L’età medievale (secoli VIII-XV), Roma, Carocci, 2015

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